L'idea è di Donald Trump. Il 22 settembre 2026, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, il presidente statunitense ha detto di sostenere il blocco alle esportazioni di gasolio per alleggerire i prezzi interni. Nel giro di ventiquattr'ore il segretario all'Energia, Chris Wright, ha riportato il discorso su restrizioni volontarie, escludendo un divieto generalizzato, ma per l'Europa il rischio resta: gli Stati Uniti hanno fornito circa il 50% del gasolio importato dall'UE ad agosto, secondo quanto riferisce la Commissione Europea. La situazione in realtà è ancora confusa nella stessa Washington, come spesso accade con le affermazioni del presidente. Il giorno stesso, infatti, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, aveva detto che l'amministrazione stava valutando la fattibilità di un blocco, ma Politico ha riferito di un piano per sospendere le esportazioni per novanta giorni e alla notizia le azioni dei raffinatori Valero, Marathon Petroleum e Phillips 66 sono scese. Il piano non è stato comunque confermato da alcun provvedimento ufficiale.
Wright ha frenato subito. Alla Reuters ha spiegato che, senza sbocchi all'estero per il gasolio, le raffinerie esaurirebbero gli spazi di stoccaggio e dovrebbero ridurre la lavorazione, con pressione al rialzo su benzina e carburante avio. Ha poi aggiunto al Wall Street Journal che l'amministrazione vuole evitare uno strumento troppo grossolano e valuta restrizioni, non un divieto. A maggio lo stesso Wright aveva escluso senza margini qualsiasi divieto, e anche il segretario all'Interno, Doug Burgum, ha dubitato dell'efficacia di un embargo, ipotizzando ritorsioni da parte dei Paesi che potrebbero interrompere a loro volta le forniture agli Usa.
La spinta viene dalla politica interna, che a sua volta è condizionata dalle elezioni di medio termine di Novembre, perché il prezzo medio nazionale del gasolio ha raggiunto il 23 settembre 6,52 dollari al gallone (circa 5,7 euro), quasi tre dollari in più rispetto a un anno fa. Ciò ha spinto il senatore repubblicano dell'Iowa, Chuck Grassley a chiedere alla Casa Bianca un embargo sul gasolio a sostegno degli agricoltori e un gruppo crescente di parlamentari del partito preme nella stessa direzione a poco più di un mese dalle elezioni. Viceversa, le associazioni dei petrolieri si sono opposte con una delle prese di posizione più nette verso l'amministrazione da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. L'American Exploration & Production Council ha invitato i decisori a respingere un approccio di corto respiro e a puntare su misure che riducano davvero i prezzi alla pompa. Diversi esperti stimano che un divieto darebbe un sollievo breve, seguito da nuovi rialzi quando le raffinerie ridurranno la produzione.
Bruxelles ha risposto il 24 settembre. Il portavoce della Commissione europea Olof Gill ha definito il piano "una cattiva idea", con possibili effetti negativi su entrambe le sponde dell'Atlantico, e ha chiesto consultazioni preventive per le misure che toccano mercati condivisi. La portavoce Anna-Kaisa Itkonen ha aggiunto che oggi nell'UE non c'è una carenza di gasolio e che gli acquisti dagli Stati Uniti rientrano nella strategia di diversificazione avviata dopo il 2022. Il prezzo medio del gasolio nei 27 Paesi dell'Ue ha segnato intanto un record di 2,23 euro al litro. Il premio del gasolio europeo sul Brent ha superato mercoledì 95 dollari al barile, il massimo da quando Bloomberg raccoglie i dati, nel 201 e i contratti a termine sul gasolio quotati all'Ice, riferimento per l'Europa, hanno guadagnato fino al 7% prima di cedere parte dei rialzi, e da inizio anno superano il 135% .
Le esportazioni statunitensi di gasolio hanno toccato ad agosto un record settimanale vicino a due milioni di barili al giorno, perché i transiti di prodotti petroliferi dallo stretto di Hormuz sono ridotti a un rivolo e Mosca si prepara a prorogare il divieto sulla maggior parte delle sue esportazioni a causa degli attacchi alle sue raffinerie da parte dell’Ucraina. Capital Economics calcola che un eventuale blocco statunitense colpirebbe soprattutto i clienti latinoamericani ed europei, con evidenti effetti sui prezzi. Per autotrasporto e logistica la trasmissione è rapida sul prezzo all'ingrosso, meno sul distributore, dove incidono fiscalità nazionale, livelli di scorta e contratti di fornitura.
M.L.





































































