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I tre assi da rilanciare per il trasporto ferroviario merci

L’emergenza sanitaria ha colpito anche il traffico ferroviario merci in Italia. Nonostante le imprese abbiano continuato a operare e garantire la continuità dei servizi, la crisi del sistema industriale si è fatta sentire sui trasporti. Nel primo semestre 2020 si stima un calo di fatturato per il traffico ferroviario merci di 150 milioni di euro, mentre le attività legate alla manovra nei terminal, alla manutenzione e al noleggio hanno accusato una perdita di valore per 50 milioni. Per questo motivo occorre adottare subito le prime misure necessarie per garantire la ripartenza. Le proposte sono state avanzate e messe a punto in occasione di un seminario online promosso il 25 giugno 2020 da FerCargo, il forum che rappresenta le imprese ferroviarie del trasporto merci indipendenti dal gruppo Ferrovie dello Stato. All’interno di un più ampio documento, un vero e proprio decalogo in dieci punti, sono state individuate tre priorità e precisamente, il trasporto di merci pericolose, i servizi legati all’ultimo miglio e l’esigenza di incentivi per accelerare il passaggio al segnalamento europeo interoperabile Ertms/Etcs.

Il trasporto delle merci pericolose richiede più attenzione da parte delle istituzioni perché garantisce alla catena logistica standard di sicurezza elevati. Anche nel corso dell’emergenza sanitaria, la ferrovia ha garantito il trasporto di prodotti e materie prime necessarie. Occorre soprattutto perseguire l’armonizzazione delle regole applicabili allo spazio ferroviario unico europeo.

Il secondo punto riguarda le ragioni infrastrutturali e tecniche che rendono la gestione dei servizi nei terminal, conosciuti come ultimo miglio, complessa e costosa, con impatto notevole sull’intero servizio. Per questo motivo è opportuno un intervento legislativo di sostegno, sia con incentivi verso gli operatori, sia con interventi infrastrutturali per rimuovere i colli di bottiglia presenti sulla rete ferroviaria. Dal punto di vista tecnico, FerCargo chiede il rifinanziamento previsto dalla legge 96/2017 che ha permesso al gestore dell’infrastruttura di intervenire su un settore che può aumentare l’efficienza, quindi favorire il traffico e offrire maggiore redditività.

Infine, il segnalamento unico in tutta Europa sulla carta riduce i costi e incrementa anche la competitività delle imprese ferroviarie. Il gestore dell’infrastruttura RFI ha predisposto un piano accelerato di transizione al nuovo sistema, tra il 2022 e il 2035, grazie al quale potrà tagliare drasticamente i costi di manutenzione della rete. FerCargo apprezza questa iniziativa ma il nuovo sistema rappresenta per le imprese ferroviarie merci solo una voce di costo aggiuntiva, di fatto imposta, senza migliorare le prestazioni delle locomotive esistenti. Ecco perché l’adeguamento allo standard Etcs può avvenire solo con un supporto economico, quindi un finanziamento a fondo perduto, alle imprese che devono investire sui sistemi di bordo dei propri rotabili. L'installazione di un apparato Etcs ha un impatto sul valore di una locomotiva stimato tra il 10 e il 30%, senza considerare i costi indiretti, come il lungo fermo macchina. Questo significa preventivare una spesa variabile da un minimo di 150mila euro per un mezzo già predisposto fino a 300mila euro dove occorre prevedere lavori di maggiore portata.

Piermario Curti Sacchi

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