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FerCargo vuole condividere la strada verso l’Ertms


La ferrovia è a una svolta. La sfida lanciata da Rfi, il gestore della rete, è accelerare il passaggio dal sistema di controllo e segnalamento nazionale che sovrintende alla marcia dei treni, conosciuto con la sigla Scmt, allo standard europeo Ertms-Etcs. Non si parla più di uno scenario dove i titoli di coda sono previsti nel 2050, ma di fissare l'obiettivo al 2035, anticipando al 2022 la progressiva dismissione del sistema esistente. Si tratta di un piano indubbiamente ambizioso che proietterebbe le ferrovie italiane all'avanguardia in Europa. Ma la scommessa ha dei costi che si riflettono non solo sulla rete, dove comunque gli investimenti avvengono su supporto dello Stato, quanto sulle imprese ferroviarie che devono adeguare tutto il parco di trazione alla nuova tecnologia. "Diciamo subito che si tratta di uno scenario condivisibile nelle sue linee generali, per il vantaggio che può portare a tutto il sistema e renderlo più competitivo", afferma il presidente di FerCargo, l'associazione delle imprese ferroviarie, Luigi Legnani. "Ma se il gestore della rete intende accelerare i tempi vanno valutate con attenzione le ricadute per le imprese che andrebbero supportate anche dal punto di vista economico".
FerCargo (18 imprese associate che rappresentano il 50% del traffico merci) ha avviato un confronto serrato ma costruttivo con Rfi e con il ministero delle Infrastrutture, con l'obiettivo di trovare un punto di equilibrio. Con la collaborazione di Alberto Lacchini, presidente di FerCargo Rotabili, è possibile quantificare l'impegno che non si riduce al semplice costo dell'installazione, ma a tutta la procedura necessaria, senza trascurare i tempi di fermo macchina e l'istruzione del personale. Ogni apparato va testato e omologato per ogni singola famiglia di locomotive. Vista l'eterogeneità del parco circolante, FerCargo calcola che siano tra le 37 e le 39 le cosiddette "teste di serie" per le quali avviare le pratiche di omologazione. Al di là dei tempi tecnici, è impossibile per le aziende che forniscono questi apparati avviare contemporaneamente montaggio, verifiche e omologazioni su tutti i "prototipi".
L'installazione di un apparato Etcs ha un impatto sul valore di una locomotiva stimato tra il 10 e il 30% (una macchina nuova costa mediamente 3,5 milioni di euro), senza considerare i costi indiretti. Questo significa preventivare una spesa variabile da un minimo di 150mila euro per un mezzo già predisposto fino a 300mila euro dove occorre prevedere lavori di maggiore portata. Oltre al fatto che la locomotiva deve fermarsi in officina e quindi non è disponibile.
"Senza adeguati tempi di ammortamento degli investimenti o in alternativa un contributo economico", osserva Lacchini, "il costo del trasporto rischia di crescere del 4-6% rendendo la ferrovia poco competitiva. Non dimentichiamo che una locomotiva incide per il 20% sul costo del trasporto. Nonostante questo, auspichiamo che si arrivi a un'Europa unita dal punto di vista del segnalamento, delle omologazioni, della condotta dei treni, perché questo può comportare una riduzione del costo del trasporto che si può stimare nel 10% rendendo la ferrovia nettamente concorrenziale".
FerCargo ha chiesto l'apertura di un Tavolo permanente con Rfi e con il ministero per trovare le soluzioni più adeguate in tempi accettabili. "Abbiamo riscontrato grande apertura da parte di tutti", puntualizza Legnani, "siamo sicuri che si possa fare un buon lavoro. Siamo d'accordo che la migrazione va fatta cercando di farla nel tempo più breve che però sia ragionevole rispetto alla fattibilità e soprattutto la competitività non ne risenta".

Piermario Curti Sacchi

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