Dopo avere strappato al Governo yemenita di Aden (quello riconosciuto a livello internazionale) il porto di Mokha, gli Houthi hanno proseguito l’11 settembre 2026 l’avanzata lungo la costa e hanno conquistato la città di Dhubab e l’isola di Perim, località poste nel punto più stretto di Bab el-Mandeb. Lo hanno riferito a Reuters quattro fonti del Governo yemenita e un funzionario dell'amministrazione locale, sentito dall'Afp, ha parlato di controllo ormai completato sull'area dello stretto. È un evento che conta per ragioni idrografiche prima che politiche. Infatti Perim divide i 32 chilometri di Bab el-Mandeb in due corridoi: il canale maggiore, largo in media 17 chilometri e profondo oltre 180 metri nella parte centrale, e quello minore, compreso fra 2,5 e 5 chilometri di larghezza e fra 21,9 e 28,3 metri di fondale, dove le correnti di marea forti e irregolari rendono la navigazione insidiosa. Chi occupa l'isola si trova quindi a poche miglia dalle rotte commerciali, che può minacciare senza bisogno di armamenti a lunga gittata. È la stessa strategia che l'Iran sfrutta a Larak, nel Golfo Persico.
Gli Houthi non hanno annunciato finora nessuna chiusura del passaggio. Anzi, l'ufficio politico del movimento yemenita ha diffuso una nota rassicurante: "Il commercio e la libertà di navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandeb sono garantiti", ha dichiarato Hazam al-Assad, escludendo l'introduzione di pedaggi di transito. Resta però in vigore il blocco navale annunciato in luglio contro l'Arabia Saudita e contro le navi a essa collegate, che configura un'interdizione selettiva. Il 9 settembre, alla vigilia della caduta di Mokha, i dati di tracciamento contavano 28 navi mercantili in transito nello stretto, in linea con la media delle settimane precedenti.
Il mercato delle assicurazioni marittime aveva già ricalibrato il rischio a luglio, quando i premi indicativi per rischio bellico erano saliti allo 0,75% del valore della nave dallo 0,3% del giorno precedente l'annuncio del blocco. La società di consulenza Ambrey richiamò allora un precedente: durante la crisi del 2024 gli Houthi colpirono navi sulla base di legami societari non più attuali e il rischio di errori d'identificazione resta elevato. Gli oppositori del movimento aggiungono un'ipotesi più radicale, quella del minamento dei canali, che per essere neutralizzata richiederebbe una forza navale internazionale di dimensioni consistenti.
Questa intensificazione arriva proprio quando le compagnie marittime stanno attuando un progressivo rientro nel Mar Rosso, e quindi al Canale di Suez, delle portacontainer. Msc ha attuato almeno sette transiti verso est attraverso Bab el-Mandeb nell'arco di due settimane e il 10 agosto Maersk e Hapag-Lloyd hanno riportato attraverso il canale il servizio AE19 dell'alleanza Gemini, fra Asia, Mediterraneo, Arabia Saudita ed Europa.
Bab al-Mandeb è importante anche per il trasporto energetico. L'Energy Information Administration statunitense stima in 4,2 milioni di barili al giorno - fra greggio, condensati e prodotti petroliferi - il flusso che attraversato lo stretto nel primo semestre 2025 (circa la metà dei volumi del 2023) risalito a 8,1 milioni nel secondo trimestre 2026. La ripresa si spiega con la scelta dell’Arabia Saudita, che dopo la sostanziale chiusura di Hormuz ha spostato sul Mar Rosso, attraverso l'oleodotto Est-Ovest verso Yanbu, una quota crescente delle proprie esportazioni. Ma è la via che l'offensiva costiera mette ora in discussione. Intanto a Hormuz i transiti sono scesi il 9 settembre a sette navi dalle dodici del giorno precedente, contro una media di quattordici negli ultimi dieci giorni e senza alcuna metaniera.
Per affrontare questa situazione, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiamato due volte Donald Trump chiedendo raid contro gli Houthi mentre la milizia conquistava Mokha, ma il presidente statunitense ha rifiutato l'intervento diretto nel Mar Rosso, confermando la fornitura a Riad di informazioni di intelligence e di dati per individuazione gli obiettivi. L'inviato speciale delle Nazioni Unite, Hans Grundberg, ha ammonito sui rischi alla libertà di navigazione e ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza a impedire che il conflitto si estenda oltre i confini yemeniti. Il Pakistan ha avvertito l'Iran che il proseguimento dell'offensiva rischia di attivare l'intesa di difesa congiunta che lega Islamabad a Riad e ad Ankara.
M.L.









































































