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Cronaca

  • A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    Nei primi sette mesi del 2026, la Polizia Locale di Parma ha controllato 65 veicoli industriali lungo le principali arterie, contestando 162 infrazioni tra cronotachigrafo, velocità e riposi. Tra i casi più gravi, la manomissione dei sigilli di un sistema Kitas.

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    Prosegue la guerra ai cargo nel Mediterraneo e nel Mar Nero

    • La nave ro-ro russa Lady Mariia, ex Stella-Maria e inserita nelle sanzioni statunitensi Ofac per i legami con la compagnia Mg-Flot, è stata colpita da droni nel Mediterraneo dopo la partenza da Orano. I video del 6 settembre mostrano un incendio a bordo.
    • Questo attacco s’inserisce in una campagna già segnalata nel Mediterraneo contro assetti russi: la petroliera Qendil, colpita nel dicembre 2025 secondo fonti dell'Sbu, e la gasiera Arctic Metagaz, ancora a galla e ancorata al largo di Bengasi. Un'inchiesta di Rfi, non confermata, indica una presenza militare ucraina in Libia.
    • Nell’area del Mar Nero, la Russia dichiara di avere colpito tra il 6 e il 7 settembre la nave Mavka a Chornomorsk e un impianto di carico a Izmail, sul Danubio. Le autorità ucraine confermano danni nel distretto di Izmail. Gli attacchi comprimono le esportazioni ucraine di cereali e luglio è stimata la perdita di un terzo della capacità dei porti del Mar Nero.

     

    La guerra tra Russia e Ucraina sta proseguendo a settembre 2026 anche nel Mediterraneo e nel Mar Nero, con attacchi reciproci a navi cargo e infrastrutture portuali. Il 6 settembre sono stati diffusi video in cui si vede la nave ro-ro russa Lady Mariia, prima battezzata Stella-Maria, con un incendio a bordo. Le prime informazioni indicano che la sarebbe stata colpita da droni nel Mediterraneo dopo essere salpata dal porto algerino di Orano, ma i filmati non stabiliscono con certezza la posizione, l'ora dell'attacco, l'entità dei danni né chi abbia condotto l'azione, anche se dal bersaglio l’origine potrebbe essere ucraina.

    La nave è identificata col codice Imo 9220641 ed è una unità ro-ro lunga 126,88 metri e con stazza lorda di 8.831 tonnellate, battente bandiera russa. Compare nelle liste di sanzioni dell'Ofac (ufficio del Tesoro statunitense) dal 2022, per essere associata alla compagnia russa Mg-Flot, già Transmorflot e l'intelligence militare ucraina, il Gur, la colloca nella logistica militare di Mosca e la associa ai traffici fra Novorossijsk e Tartus e al trasporto di armi dalla Siria verso la Russia. Il giornalista dissidente russo Alexander Nevzorov parla di dodici droni andati a segno, parte di un gruppo decollati dalla Libia. Sempre secondo questa fonte, la nave trasporterebbe un carico di armi iraniane e mezzi blindati diretto in Siria. Ma per entrambe le informazioni con ci sono verifiche indipendenti.

    Ci sono altri precedenti importanti di attacchi nel Mediterraneo - mai rivendicati ma da diverse fonti attribuiti all’Ucraina - a navi collegate alla Russia. Il 19 dicembre 2025 fu colpita in acque internazionali la petroliera Qendil e la Reuters, citando una fonte del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu), riferì che droni aerei avevano gravemente danneggiato la nave. Il secondo caso è quello della gasiera Arctic Metagaz (Imo 9243148), colpita il 3 marzo 2026 fra Libia e Malta. La responsabilità ucraina e l'impiego di un drone navale Magura V5 emergono da un'inchiesta di Rf. Secondo l’ultima posizione conosciuta, questa nave è all'ancora a circa 18 miglia nautiche a nord-nord-est di Bengasi, dove è stata assicurata alla fine di aprile dopo quasi due mesi di deriva, situazione confermata dalle immagini satellitari Sentinel-1 del 30 aprile.

    Alla fine di maggio, un comitato d’investigazione russo ha condotto un'ispezione dell’Arctic Metagaz in Libia con droni, mezzi subacquei e il rimorchiatore Icdas 1, rilevando la distruzione dei sistemi di controllo distrutti e avarie a due dei quattro serbatoi di gas e ha interpretato questi danni come possibile segno di un'esplosione esterna. Questi attacchi ripropongono la questione di una presenza militare ucraina in Libia: Ne ha parlato su un’inchiesta di Rfi, fondata su due fonti libiche anonime, secondo cui oltre duecento tra ufficiali e tecnici ucraini opererebbero in almeno tre siti della Libia occidentale, con possibili punti di lancio per droni aerei e navali nell'area di Misurata e di Mellitah.

    Più a oriente, sul fronte più vicino alla guerra russo-ucraina del Mar Nero, la pressione principale viene dalla Russia, il cui ministero della Difesa ha comunicato di avere colpito, tra la sera di domenica 6 e la mattina di lunedì 7 settembre, la nave rinfusiera Mavka nel porto di Chornomorsk e un impianto di movimentazione nel porto danubiano di Izmail, oltre a una motovedetta impegnata nella scorta di unità con carichi militari. Mosca sostiene che la Mavka trasportasse equipaggiamenti militari e che il complesso di Izmail servisse allo scarico di forniture belliche occidentali. Fonti ufficiali ucraine hanno riferito per il 7 settembre incendi e danni materiali nel distretto di Izmail, senza però identificare il terminal portuale.

    Chornomorsk è uno dei tre grandi porti ucraini di acque profonde dell'area di Odessa - insieme alla stessa Odessa e a Pivdennyi - molto importante per i carichi di cereali, oli vegetali e rinfuse, mentre Izmail è uno scalo fluviale sul Danubio, che insieme a Reni costituisce lo sbocco alternativo quando i porti marittimi riducono la capacità. I due sistemi portuali non sono però intercambiabili. Oltre che dagli attacchi militari, gli scali danubiani sono colpiti da bassi livelli del Danubio, che hanno ridotto la portata delle chiatte fino al 60%. Nel 2025 i porti ucraini del Mar Nero hanno movimentato 73,3 milioni di tonnellate e quelli danubiani appena 8,9 milioni, secondo un'analisi dell'Osw.

    Quest’ultimo attacco russo rientra in una pressione continua sulle infrastrutture delle esportazioni ucraine. Nei giorni precedenti ci sono stati attacchi ai porti di Odessa e Chornomorsk e al valico di Orlivka, al confine romeno, dove alcuni droni il 6 settembre sospesero per alcune ore le attività. Le conseguenze appaiono soprattutto sulla filiera logistica dei cereali: a luglio l'associazione degli agricoltori ucraini stimava che gli attacchi avessero sottratto circa un terzo della capacità di esportazione di grano dei porti del Mar Nero, portandola a circa quattro milioni di tonnellate al mese, mentre Kernel sospendeva le attività a Chornomorsk e quattro dei tredici grandi terminal cerealicoli avevano interrotto gli acquisti. Una situazione che ha conseguenze globali.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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