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  • Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Un camionista di 42 anni è stato denunciato dalla Polizia Stradale di Modena per minaccia aggravata dopo aver esploso un colpo con una pistola scacciacani contro un collega lungo l'A1, al culmine di una lite tra autotrasportatori nei pressi di Modena Nord.

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  • Lo sciopero d’agosto ha rallentato sei porti tedeschi

    Lo sciopero d’agosto ha rallentato sei porti tedeschi

    Le 24 ore di astensione nei sei principali scali marittimi tedeschi si sono chiuse il 18 agosto 2026 con circa cinquemila adesioni, quai la metà dei lavoratori interessati. L'associazione datoriale Zds definisce l'azione sproporzionata e convoca la terza tornata negoziale ad Amburgo per il 24 e 25 agosto.

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  • Un Volvo FH speciale per i cent’anni della Casa svedese

    Un Volvo FH speciale per i cent’anni della Casa svedese

    Volvo Trucks ha annunciato ad agosto 2026 l'edizione speciale 100 Year per i modelli FH Aero, FH, FH16 Aero e FH16, con interni ridisegnati e dettagli esclusivi dedicati al centenario dell'azienda. Si potrà ordinare da settembre 2026 in gran parte delle configurazioni disponibili.

    La guerra dei droni contro la logistica in Russia e Ucraina

    Immagine: TrasportoEuropa IA

    La guerra russo-ucraina si è da tempo accanita contro infrastrutture civili, come depositi e raffinerie di carburanti, ferrovie, porti e nell’ultimo periodo si è estesa anche alle piattaforme logistiche. Come il magazzino Wildberries di Koledino, a sud di Mosca. Era il più grande impianto logistico del commercio elettronico russo che si estendeva su circa 250mila metri quadrati e il passato è d’obbligo, perché nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026 un attacco di droni a lungo raggio ucraini lo ha incendiato e nella stessa notte è stato centrato anche un secondo deposito della stessa società a Domodedovo, che è stata costretta a dirottare le catene di approvvigionamento verso strutture minori.

    Questo è l’ultimo attacco, almeno per ora, di una campagna iniziata il 18 luglio, quando due piattaforme a Kotovsk ed Elektrostal, per una superficie combinata di circa 350mila metri quadrati pari al 7% della capacità di Koledino, sono stati colpite nello stesso raid, causando otto morti e 62 feriti. Da quel momento c’è stata un’accelerazione. Il 3 agosto un magazzino di Samara da 180mila metri quadrati, sempre in Russia, è bruciato e lo stesso giorno i droni hanno colpito un altro impianto da 175mila metri quadrati. Il conteggio dei siti colpiti aggiornato al 16 agosto dal portale Mpmgr riferisce di 23 piattaforme logistiche in sedici regioni, con oltre un milione e mezzo di metri quadrati attaccati, pari al 26-31% del patrimonio immobiliare, e oltre un milione di metri quadrati danneggiati, cioè il 18-24% della capacità. La settima ondata di raid, l'ultima finora censita, ha provocato cinque morti e undici feriti.

    Non esiste una stima affidabile dei danni alle infrastrutture, alle merci e dovuti alla discontinuità dei servizi, ma l’ordine è sicuramente delle decine di milioni di euro. C’è poi il nodo delle assicurazioni, che possono non pagare i danni di guerra. Una fonte del settore sentita da Kommersant ha confermato che Rwb (nata dalla fusione tra Wildberries e Russ Group) di norma non assicura i propri magazzini, quindi l'intero costo di ricostruzione ricade quindi direttamente sui conti del gruppo e una situazione simile la vivono i proprietari delle merci.

    Ma c’è un ulteriore livello, quello della esposizione creditizia, che secondo funzionari ucraini citati da Euronews è il bersaglio reale degli attacchi di Kiev. Vtb e Sberbank hanno concesso al gruppo Wildberries prestiti per circa 13 miliardi e i droni dovrebbero innescare un’ampia stretta finanziaria sulla logistica. Denys Shtilerman, cofondatore dell'azienda ucraina di droni Fire Point, indica nel legame con Vtb Bank, di cui il gruppo è il maggiore debitore in Russia, la ragione strategica della scelta del bersaglio. Una parziale conferma viene dal fatto che entro il 10 agosto Sberbank aveva già ricevuto circa duemila richieste di ristrutturazione del debito da parte di venditori colpiti. Il Cremlino minimizza: il portavoce Dmitrij Peskov ha negato che i magazzini fossero usati per forniture militari e ha definito i raid colpi contro obiettivi civili, pur confermando che il Governo segue con attenzione la vicenda e che Vtb Bank, entrata nel giugno 2026 con una quota del 5% in Wb Bank, sta valutando forme di sostegno.

    Kiev, viceversa, sostiene che le piattaforme logistiche colpite servivano anche a scopi militari, perché alcune merci stoccate avevano un uso duplice. Un'analisi di Defense Express ripresa da NV.ua elenca tra i prodotti in vendita sulla piattaforma di commercio elettronico Wildberries bobine di fibra ottica per droni d'attacco, controllori di volo, moduli di sgancio, motori e schede di innesco, raccolti fino all’inizio dei raid in una sezione del sito intitolata "Tutto per l'operazione militare speciale" e poi rimossa senza annunci, mentre gli stessi articoli restavano in vendita sotto altre categorie. La testata investigativa russa Vyorstka ha contato, tra maggio e luglio 2026, oltre 31.500 prodotti tra giubbotti antiproiettile, quadricotteri, visori notturni e mirini da caccia, per un valore superiore a 1,5 miliardi di rubli (circa 17 milioni di euro), con vendite in calo tra il 20% e il 40% dopo l'avvio della campagna.

    Sulla efficacia della campagna contro il commercio elettronico russo ci sono diverse letture. Reuters osserva che il vero patrimonio Wildberries è l'ecosistema digitale - piattaforma, dati, sistemi di pagamento, relazione con gli utenti – che è rimasto praticamente intatto, mentre i magazzini sono un componente fisica essenziale ma in buona parte sostituibile. Segnala inoltre che confondere il Gmv, cioè il valore lordo delle merci transitate, con il valore aggiunto prodotto porta a sovrastimare l'impatto sul Pil e che parte della domanda può spostarsi su Ozon (un’altra piattaforma di commercio elettronico) o sulla distribuzione tradizionale. Le stime sul peso di Wildberries nell'economia russa non sono omogenee: Deutsche Welle russa le attribuisce il 45% del mercato del commercio elettronico e, insieme a Ozon, un fatturato aggregato oltre i 10mila miliardi di rubli (102,5 miliardi di euro), che corrispondono a quasi il 5% del Pil; Euronews indica 70-75 miliardi di euro di giro d'affari annuo, poco più del 2% del Pil; Rbc Ucraina riporta, per il 2025, 6.100 miliardi di rubli (circa 67 miliardi di euro); il consulente del National Institute for Strategic Studies ucraino Ivan Uss si attesta attorno al 2%. Lo scarto dipende in larga parte dal fatto che alcune fonti misurano le commissioni incassate dalla piattaforma e altre il valore lordo delle merci movimentate. L'Institute for the Study of War sposta l’attenzione sul costo della difesa: Mosca non ha una copertura antiaerea sufficiente a proteggere ogni infrastruttura nelle retrovie, nemmeno i dieci siti commerciali più preziosi.

    Anche la logistica civile ucraina sta subendo da tre anni lo stesso tipo di pressione, ma con una geografia del danno diversa. Nova Poshta ha registrato almeno 92 attacchi dal 2022, ventidue dei quali solo nel 2026. Restando a quest’anno, il 19 maggio il deposito numero 6 di Kharkiv è stato colpito ben tre volte in un giorno con droni Geran-2, la versione russa dello Shahed iraniano, il 31 luglio una filiale nell'oblast di Vinnytsia ha riportato cinque feriti, il 3 agosto un drone ha colpito la filiale di Pryluky, nell'oblast di Chernihiv, insieme a magazzini di macchinari agricoli e il 16 agosto un drone ha centrato un deposito alle porte di Odessa, ferendo quattro persone. Anche fonti russe affermano che questi impianti avevano un uso duplice e il sito filorusso Topwar ha diffuso l'8 agosto la fotografia del volontario britannico Richard Woodruff con cento droni intercettori Fpv imballati in scatole Nova Poshta (la principale società ucraina di logistica) presentandola come prova della legittimità militare del bersaglio.

    Un’intensificazione degli attacchi russi alla logistica di Kiev è avvenuta il 5 agosto, colpendo non un singolo sito ma un’intera catena distributiva: insieme con quelli di Rozetka (la principale società di commercio elettronico del Paese) e Nova Poshta sono stati centrati impianti di Novus, Silpo, Fozzy Group, Epicentr, Puma, Intertop, Liqui Moly, Toyota e Brocard, oltre a produttori di cemento e materie plastiche. FaceNews riporta un bilancio preliminare di diciotto morti e 44 feriti, con danni alle sole merci quantificati in miliardi di grivnie. Nella capitale, il centro di smistamento Nova Poshta è stato completamente distrutto, con tre vittime, due conducenti di un autotrasportatore e un dipendente di un'impresa subappaltatrice, più otto feriti. Per Rozetka la perdita sembra definitiva: il centro di Brovary, aperto nel 2017, era l'impianto più grande e automatizzato dell'azienda, con una capacità superiore ai 100mila ordini al giorno. Il primo attacco con drone, il primo agosto, ha ucciso un dipendente di 61 anni e ferito almeno sei persone su 270 presenti, danneggiando anche tredici veicoli e il 5 agosto tre missili balistici hanno demolito muri e macchinari. La cofondatrice Iryna Chechotkina ha dichiarato che il complesso non è recuperabile e il 12 agosto l'azienda ha annunciato una riduzione del personale legata alla chiusura permanente del sito.

    Tutte queste sono notizie e stime economiche molto probabilmente imprecise e non verificate da fonti neutrali, come avviene nelle aree di guerra e in particolare questa, in cui l’accesso ai media indipendenti è precluso e dove dominano censura e propaganda in entrambi i fronti. Ma rappresentano una chiara lezione anche per la logistica civile europea, ossia che le piattaforme logistiche, comprese quelle del commercio elettronico, sono bersagli di prima linea di un conflitto. Una lezione che deve servire anche nella progettazione dei futuri impianti.

    Michele Latorre

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