Le autorità russe hanno sospeso venerdì 10 luglio 2025 la navigazione nel canale Azov-Don, la via d'acqua che collega il fiume Don al Mar d'Azov, dopo un attacco ucraino contro tredici navi russe, dieci delle quali petroliere. A riportarlo sono fonti del settore cerealicolo citate da Reuters. La chiusura interessa direttamente le esportazioni delle regioni di Rostov e Krasnodar, le principali aree cerealicole del Paese affacciate sul bacino azoviano. Una delle fonti citate dall'agenzia ha spiegato che la guardia di frontiera russa, che dipende dal servizio di sicurezza Fsb, ha comunicato agli operatori marittimi che dalle 18.10 locali di venerdì non sarebbero state accettate richieste di transito nello stretto di Kerch, il passaggio che collega il Mar d'Azov al Mar Nero. Le Autorità non hanno indicato una durata per la sospensione.
L'attacco di venerdì fa parte di una campagna più ampia condotta dal comando ucraino dei sistemi senza pilota, guidato dal colonnello Robert Brovdi, che nell'arco di 72 ore rivendica la distruzione o il danneggiamento di 21 unità russe, tra cui 19 petroliere, una portarinfuse e un traghetto utilizzati per i collegamenti con la Crimea occupata. Gli analisti di mercato citati da Reuters segnalano che fino a un quarto delle esportazioni di grano russo, il maggiore fornitore mondiale del cereale, transita proprio attraverso il Mar d'Azov. La reazione dei mercati è stata immediata: i future sul grano trattati su Euronext sono saliti fino al 4% venerdì, toccando il massimo delle ultime sei settimane, sulle voci di una possibile chiusura della navigazione nel bacino. Gli operatori ricordano che, nei quattro anni e mezzo di conflitto, il commercio cerealicolo nel Mar Nero non aveva finora subito interruzioni di rilievo, nonostante i ripetuti allarmi di analisti e organizzazioni internazionali sui rischi per la filiera globale del grano legati alla guerra.
Il canale Azov-Don è distinto dal più noto canale Volga-Don, che collega più a monte i bacini del Volga e del Don: la tratta interessata dalla sospensione serve in particolare le imbarcazioni fluvio-marittime che scendono da Rostov sul Don verso lo sbocco in mare, per poi raggiungere il Mar Nero attraverso lo stretto di Kerch. Mosca ha dichiarato per la stagione 2025/26 un obiettivo di export cerealicolo intorno ai 60 milioni di tonnellate, a fronte di una capacità portuale complessiva stimata in circa 85 milioni di tonnellate tra i terminal del Mar Nero e dell'Azov.
Tra le alternative disponibili agli operatori resta il porto di Novorossiysk, sul Mar Nero, che ad aprile ha ampliato la propria capacità di movimentazione del grano: il terminal Ksk, gestito da DeloPorts, ha iniziato a gestire carichi cerealicoli in arrivo da navi fluvio-marittime, un modello logistico pensato per alleggerire la pressione sulla rete ferroviaria interna. La capacità aggiuntiva non compensa tuttavia i volumi normalmente instradati attraverso l'Azov, la cui riapertura resta al momento senza una data indicata dalle autorità russe.
Antonio Illariuzzi









































































