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Cronaca

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    Camionista polacco denunciato per resistenza a Trento

    Un autista polacco di 48 anni ha forzato un posto di blocco della Polizia Locale nei pressi dell'Interporto doganale di Trento e ha rifiutato di fornire le proprie generalità: denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, sanzioni per 2.500 euro e fermo amministrativo del mezzo.

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    A Hormuz torna la guerra, colpita una petroliera e aerei fermi

    Il Centcom statunitense lancia la nona notte di raid contro l'Iran, mentre i Pasdaran colpiscono basi Usa in Kuwait e Giordania. Al largo dell'Oman brucia la petroliera Kavomaleas, mentre l'Easa vieta il sorvolo del Golfo fino al 29 luglio e diverse compagnie chiudono alcune rotte.

Autotrasporto

  • Peggiora la qualità delle aree di sosta tedesche

    Peggiora la qualità delle aree di sosta tedesche

    Il test Adac su 50 aree di sosta autostradali non presidiate in Germania, ripetuto a quattro anni dal 2022, registra un peggioramento diffuso: le aree giudicate buone scendono dal 40% al 18% e il 62% dei servizi igienici risulta scarso o molto scarso.

    L’aumento del prezzo del gasolio pare inarrestabile

    • Il Brent è salito a 85,5 dollari al barile il 17 luglio 2026, in rialzo del 18% in due settimane, dopo le nuove tensioni nello stretto di Hormuz e il blocco alle esportazioni di gasolio russo. Secondo l'Iea, nel 2026 il mondo consumerà 0,9 milioni di barili al giorno più di quanti ne produrrà, un divario colmato attingendo alle scorte.
    • I raffinatori europei spostano la produzione dal cherosene al gasolio, il cui margine di raffinazione ha superato 70 dollari al barile, secondo Argus. Il prezzo medio del gasolio nell'Unione Europea ha toccato 1,929 euro al litro il 16 luglio, con otto Paesi su ventisette sopra i 2 euro, contro appena due di due settimane fa. E non si vede un’inversione di tendenza.
    • Diversi Governi lasciano scadere i sostegni proprio mentre i prezzi risalgono: la Repubblica Ceca abolisce il 19 luglio il tetto ai margini e lo sconto sull'accisa, l'Italia ha già visto il gasolio salire a 2 euro dopo la fine del taglio del 3 luglio. Altri Paesi, come Irlanda, Spagna e Serbia, hanno invece prorogato o rafforzato le proprie misure.

     

    Torna a metà luglio 2026 la volatilità dei prezzi di petrolio e gasolio: il Brent ha superato gli 85 dollari al barile, cancellando in due settimane il calo registrato a inizio luglio. Lo afferma l'ultimo aggiornamento sui prezzi dei carburanti pubblicato il 17 luglio dall'Ira, aggiungendo che ciò avviene proprio mentre le misure di sostegno pubblico introdotte dai Governi europei arrivano a scadenza. Il 3 luglio il Brent quotava 72,5 dollari al barile, un livello inferiore al riferimento pre-bellico di fine febbraio. Da allora la traiettoria si è invertita: il 17 luglio il greggio di riferimento europeo è salito a 85,5 dollari, un rialzo del 18% in due settimane e del 17% rispetto alla base di fine febbraio. Il West Texas Intermediate (Wti), il principale indice statunitense, ha seguito la stessa direzione, arrivando a 80,1 dollari, con un aumento del 16% nello stesso periodo. Lo scarto tra le due rilevazioni, noto come spread Brent-Wti, si è allargato da 3,0 a 4,7 euro al barile: un segnale che le tensioni sull'offerta si concentrano nell'area atlantica ed europea più che a livello globale, dato che i due indici competono di norma sullo stesso mercato internazionale.

    L'Agenzia Internazionale per l'Energia (Iea), nel rapporto mensile pubblicato il 10 luglio, descrive un mercato che sta tornando in equilibrio, ma avverte che il miglioramento resta fragile e dipende dalla ripresa del traffico di petroliere nello stretto di Hormuz, messa in dubbio dagli eventi di metà luglio. A giugno la domanda mondiale si è ripresa dal minimo di maggio di 97,9 milioni di barili al giorno, un livello inferiore di 5,3 milioni rispetto a un anno prima, e per l'intero 2026 l'Iea prevede comunque una media di 103,5 milioni di barili al giorno, circa un milione in meno rispetto al 2025. Sul lato dell'offerta, la produzione è salita di 4,1 milioni di barili al giorno a giugno, raggiungendo 98,8 milioni, con le esportazioni dei produttori mediorientali attorno allo stretto di Hormuz risalite a 16,1 milioni di barili al giorno, ancora 8 milioni sotto i livelli di febbraio. Mettendo insieme domanda e offerta, l'Iea stima per il 2026 uno squilibrio di 0,9 milioni di barili al giorno, colmabile solo attingendo alle scorte.

    Le scorte mondiali controllate dall'Iea sono effettivamente aumentate di 21 milioni di barili a giugno, il primo aumento mensile da febbraio. L'intero aumento riguarda però il petrolio stoccato a bordo delle petroliere in mare, pari a 117 milioni di barili, e non quello consegnato e immagazzinato a terra: le scorte a terra sono scese di ulteriori 96 milioni di barili, compresi 44 milioni prelevati dalle riserve strategiche dei Governi, portando gli stock pubblici dei Paesi Ocse al livello più basso da dicembre 1990. Bisogna precisare che mentre le scorte a terra sono state pagate, quelle in mare possono restare in balia dell’andamento dei prezzi.

    L'Iea segnala inoltre che il recupero dei prodotti raffinati come il gasolio procede più lentamente di quello del greggio: le spedizioni di prodotti raffinati in uscita dal Golfo restano a meno della metà del ritmo di febbraio, contro quasi tre quarti per il greggio, mentre le esportazioni russe di gasolio si sono all'incirca dimezzate da giugno. È questa combinazione a spiegare perché la carenza colpisce il gasolio più duramente rispetto all'offerta petrolifera nel suo complesso.

    Negli Stati Uniti i dati più recenti confermano lo stesso schema. Con le raffinerie operative al 96,2% della capacità, le scorte di distillati - la categoria che include il gasolio - sono salite di 4,6 milioni di barili nella settimana al 10 luglio, proseguendo l'accumulo di giugno (+6,3 milioni), pur restando circa l'11% sotto la media quinquennale. Le scorte di greggio sono invece scese a 409,7 milioni di barili, il 6% sotto la media e il livello più basso da settembre 2018: i raffinatori di tutto il mondo stanno insomma attingendo alle proprie riserve di greggio per ricostituire un cuscinetto ancora sottile di gasolio, un equilibrio che potrebbe tornare sotto pressione già ad agosto.

    L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), nel rapporto mensile del 13 luglio, conferma la stessa direzione pur con alcune differenze di dettaglio. Per il terzo mese consecutivo l'Opec ha rivisto al ribasso la crescita della domanda 2026, tagliandola di 190mila barili al giorno fino a un incremento complessivo di 780mila barili al giorno, per un totale di 105,94 milioni di barili al giorno; Cina (–110mila) e India (–60mila) spiegano la maggior parte della revisione. Nonostante il taglio, la stima Opec sulla domanda 2026 resta comunque superiore di circa 2,4 milioni di barili al giorno rispetto a quella dell'Iea. Sul fronte dell'offerta, la produzione combinata dell'Opec+ - i Paesi membri più gli alleati come la Russia - si è attestata a 36,28 milioni di barili al giorno a giugno, quasi 3 milioni in più rispetto al mese precedente ma ancora 6,5 milioni sotto i livelli di fine febbraio. Con la crescita dell'offerta al di fuori dell'Opec+ ferma a circa 640mila barili al giorno, gli stessi numeri del cartello indicano un possibile deficit rilevante per l'anno in corso se la produzione del Golfo resta vincolata ai livelli attuali. Qualunque sia la stima di domanda più affidabile tra le due, Iea e Opec descrivono lo stesso scenario di fondo per il 2026: il mondo consuma più petrolio di quanto ne produca, e la differenza viene colmata riducendo le scorte.

    Sul fronte della raffinazione, gli impianti europei stanno spostando la produzione dal cherosene al gasolio. Da marzo a giugno i raffinatori avevano privilegiato il cherosene, il cui margine era superiore a quello degli altri carburanti; la tendenza si è ora invertita, segnala l'agenzia di prezzi Argus. Il margine di raffinazione sul gasolio - la differenza tra il prezzo del greggio e quello del prodotto finito, noto anche come "crack spread" - si avvicina ora a 70 dollari al barile, nettamente sopra i circa 60 dollari del cherosene. Da tre settimane consecutive il gasolio costa più del cherosene, la prima volta nel 2026, e gli analisti di Argus si aspettano che tale vantaggio si mantenga nei prossimi mesi. Due fattori potrebbero complicare lo scenario: con il gasolio russo fuori mercato, l'Europa deve competere con Turchia, Nordafrica, Brasile e Stati Uniti per assicurarsi forniture sostitutive, mentre le scorte di cherosene, già fortemente ridotte e che non si prevede si ricostituiscano prima del nuovo anno, potrebbero risultare vulnerabili in caso di nuove tensioni sull'offerta di petrolio.

    Il vero fattore critico per l'autotrasporto resta però il prezzo alla pompa del gasolio. Il divieto totale russo alle esportazioni di gasolio, in vigore dall'8 luglio e previsto fino al 31 luglio, si somma a due pressioni già presenti: la minore produzione delle raffinerie mediorientali e la domanda stagionale di carburante, che raggiunge il picco in estate. Di conseguenza i margini di raffinazione europei sul gasolio hanno toccato un massimo di tre mesi, più del triplo della media di lungo periodo, secondo Argus: motivo per cui il gasolio sale a un ritmo nettamente superiore al greggio, e da due a cinque volte più veloce della benzina nella maggior parte dei mercati europei.

    Il prezzo medio del gasolio nei 27 Stati membri dell'Unione Europea rilevato dall’Iru, ponderato per i consumi di ciascun Paese, ha raggiunto 1,929 euro al litro il 16 luglio: un aumento del 7% rispetto a circa 1,80 euro di due settimane prima, e del 18% sopra il livello di riferimento di fine febbraio, pari a 1,634 euro. Otto dei 27 Stati membri superano ora la soglia di 2 euro al litro - Danimarca e Paesi Bassi in testa a 2,24 euro, seguite da Germania (2,18), Finlandia (2,07), Belgio (2,06), Italia (2,05), Irlanda e Francia (entrambe a 2,02) - contro appena due Paesi di due settimane fa. Gli aumenti più marcati nelle due settimane si sono registrati in Austria (+10,5%), Germania (+10,2%), Danimarca (+9,6%) e Lussemburgo (+9,5%); solo tre Paesi hanno visto il prezzo scendere, Svezia (–2,6%), Cipro e Romania (entrambe –0,6%).

    La pressione sui prezzi non si limita all'Europa. Negli Stati Uniti il gasolio al dettaglio ha raggiunto 1,334 dollari al litro (1,17 euro) il 16 luglio, in rialzo del 4,3% in due settimane e del 31% da fine febbraio: l'aumento cumulato più marcato tra i grandi mercati mondiali. Gli incrementi restano invece più contenuti in Cina (+4%), India (+9%) e Brasile (+10%) da fine febbraio, per due ragioni: questi Governi applicano un sistema di prezzi amministrati, fissati direttamente anziché lasciati oscillare con il mercato internazionale, e ciascuno di questi Paesi raffina gran parte del proprio petrolio internamente, riducendo la dipendenza dalle importazioni di gasolio.

    Le ultime due settimane hanno visto il ritiro di diverse misure di sostegno pubblico al prezzo dei carburanti, proprio mentre i prezzi tornano a salire. In Repubblica Ceca il Governo ha deciso il 13 luglio di non prorogare le due misure in vigore, il tetto al margine al dettaglio e la riduzione dell'accisa sul gasolio: entrambe decadranno il 19 luglio, senza alcuna misura sostitutiva prevista. In Italia il taglio dell'accisa è scaduto il 3 luglio, e il prezzo medio del gasolio è salito da 1,882 euro del 2 luglio a 2 euro del 17 luglio. In Germania lo sconto si è concluso con giugno, ripristinando dal 1° luglio circa 17 centesimi al litro di accisa energetica, con la coalizione di Governo che esclude altre agevolazioni. In Polonia il ritorno dell'Iva sui carburanti dall'8% al 23% ha aggiunto circa 0,87-0,89 zloty al litro nella prima settimana di applicazione, mentre in Austria il freno ai prezzi sopravvive solo nominalmente, ridotto a 0,8 centesimi al litro per luglio dai 5 centesimi di aprile.

    In controtendenza, diversi Governi stanno invece prorogando o rafforzando i propri sostegni. La Grecia ha introdotto uno sconto di 5 centesimi sul gasolio, in vigore dal 14 luglio al 31 agosto e finanziato interamente dai due raffinatori nazionali, per un costo di 20 milioni di euro ciascuno senza oneri per lo Stato; secondo i gestori degli impianti di distribuzione, però, i rialzi dei prezzi alla raffineria hanno neutralizzato entro 24 ore circa due terzi dello sconto, riducendo il taglio reale a 1,6 centesimi. La Serbia è andata oltre: anziché lasciar scadere il taglio del 10% sull'accisa il 19 luglio, il 16 luglio il Governo lo ha raddoppiato al 20% per il periodo dal 20 al 26 luglio, trasformandolo in uno strumento settimanale. L'Irlanda ha prorogato al 31 agosto la riduzione di 32 centesimi al litro sull'accisa del gasolio, con un ripristino graduale in quattro fasi da settembre a dicembre, e ha esteso al 30 settembre il rafforzato schema di rimborso del gasolio per gli autotrasportatori. Il Portogallo ha aumentato dal 13 luglio il rimborso fiscale settimanale sui carburanti; la Spagna, pur avendo lasciato tornare l'Iva sui carburanti al 21% dal 1° luglio, ha compensato con un taglio dell'accisa sugli idrocarburi di 15 centesimi al litro a luglio, che scenderà a 10 centesimi ad agosto e a 5 a settembre, e ha prolungato al 30 settembre l'aiuto sul gasolio per gli autotrasportatori. In Svezia il taglio della carbon tax, pari a circa 3 corone al litro Iva inclusa e valido dal 1° luglio al 30 novembre, ha reso per breve tempo la benzina la più economica dell'Unione europea, anche se il gasolio ha già ceduto circa 1,25 corone del taglio in due settimane. La Lettonia ha esteso al 31 dicembre la riduzione dell'accisa sul gasolio, Cipro al 17 settembre.

    Nei Paesi dove i prezzi sono più direttamente amministrati dallo Stato, la pressione emerge all'interno dei sistemi piuttosto che alla pompa. L'Ungheria ha abolito silenziosamente il tetto ai prezzi il 27 giugno, una volta che i prezzi di mercato erano scesi sotto quel livello, sostituendolo con un potere permanente di reintrodurre prezzi amministrati per decreto. I Paesi con sistemi dinamici di tetto ai prezzi - Croazia, Montenegro, Macedonia del Nord e Slovenia - hanno tutti registrato forti aumenti del gasolio nei ricalcoli di metà luglio. In Slovenia il gasolio è salito di 8,3 centesimi contro i 2,7 della benzina, con l'accisa esplicitamente invariata: una conferma che l'attuale rialzo è un fenomeno legato ai margini di raffinazione, non alla fiscalità. Il Governo croato stima che le proprie misure combinate su accisa e margini stiano ancora togliendo 12-13 centesimi al litro al prezzo del gasolio.

    Per l'autotrasporto la tendenza è verso misure mirate, ma che però sono in ritardo rispetto all’aumento dei costi. In Finlandia la bozza di rimborso professionale sul gasolio per i veicoli industriali offre 3,3 centesimi al litro, circa un quinto di quanto richiesto da Skal, l'associazione finlandese di categoria. Nei Paesi Bassi la nuova aliquota zero della tassa di circolazione sui veicoli industriali, valida dal 1° luglio al 31 dicembre, vale circa 300 euro in sei mesi per un veicolo industriale, una cifra nettamente inferiore ai 300 euro alla settimana di maggior costo del carburante sostenuto dallo stesso veicolo; gli autotrasportatori del Paese chiedono invece un taglio dell'accisa. Il Regno Unito resta un caso a sé in entrambe le direzioni: accisa congelata a 52,95 pence fino a fine 2026, esenzione temporanea dalla tassa di circolazione per i veicoli industriali e agevolazioni sul gasolio agricolo, con prezzi alla pompa stabili o in calo.

    Fuori dall'Europa, il Messico ha aumentato per la seconda settimana consecutiva lo stimolo fiscale sul gasolio, che ora compensa circa il 26% dell'aliquota piena. Il Canada mantiene fino al 7 settembre l'esenzione federale dall'accisa, mentre in Australia l'Autorità di regolazione sta verificando il trasferimento ai distributori dell'accisa di 16 centesimi ripristinata, con il controllo esteso al 30 settembre. La Turchia mantiene la cancellazione dell'aggiornamento automatico di luglio sulla fiscalità dei carburanti, anche se i prezzi di mercato continuano a trasferire i rialzi del greggio, e l'Argentina avvierà il 1° agosto il recupero fiscale rinviato.

    Secondo l’Iru, due elementi determineranno se l’aumento dei prezzi del gasolio peggiorerà o inizierà ad attenuarsi nelle prossime due settimane. Il primo è il divieto russo alle esportazioni di gasolio, in scadenza il 31 luglio: se decadrà come previsto, parte della pressione sui prezzi europei dovrebbe iniziare a ridursi, mentre se Mosca lo estenderà ad agosto, la stretta sui prezzi peggiorerebbe ulteriormente prima di attenuarsi. Il secondo elemento è la ripresa del traffico di petroliere nello stretto di Hormuz, ma le ultime notizie non vanno certa in questa direzione.

    Pietro Rossoni

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