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    Il Governo verso accisa gasolio mobile, la Fai è contraria

    La doppia crisi degli Stretti – Hormuz e Bab el-Mandeb – sta causando un nuovo aumento del prezzo del petrolio, mentre l’embargo incrociato tra UE e Russia (che raffina tra l’11% e i 15% del gasolio mondiale) sta causando una carenza di carburante e quindi una crescita del prezzo sul mercato internazionale. Di fronte a questa nuova crisi, il Governo sta valutando l’ipotesi di attivare l’accisa mobile ossia il meccanismo che usa il maggior gettito dell’Iva causato dall’aumento dei carburanti per ridurre la loro accisa, così da contenere il prezzo alla pompa, che il 25 luglio 2025 ha raggiunto in autostrada, secondo le rilevazioni quotidiane del ministero delle Imprese, il valore medio di 2,249 euro al litro, in modalità self.

    Ma l’accisa mobile non piace all’autotrasporto, al punto che lo stesso 25 luglio la fai ha diffuso una nota dove “esprime profonda preoccupazione” per tale provvedimento, in quanto teme che “la frenata dell’esecutivo su nuove risorse per fronteggiare il caro energia rischia di scaricarsi interamente sulle imprese di trasporto”. Il presidente Paolo Uggè spiega che “i listini di benzina e diesel tornano a livelli record, ma l'esecutivo frena su aiuti al settore per mancanza di fondi lasciando però intendere che si potrebbe intervenire sull’accisa mobile. Questa misura penalizzerebbe in maniera decisiva il nostro settore e andrebbe ad annullare quanto stanziato per il comparto a seguito della recente vertenza con il Governo. La riattivazione della Consulta Generale per l’autotrasporto deve servire anche a questo: individuare soluzioni efficaci che non penalizzino il settore dell’autotrasporto. Quindi, l’associazione chiede “la convocazione urgente di un tavolo di confronto per scongiurare provvedimenti unilaterali che metterebbero a rischio la tenuta logistica del Paese”.

    Sempre il 25 luglio, il Consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di Legge sulla concorrenza, che interviene anche sulla rete dei carburanti. Esso prevede anche che dal 1° gennaio 2028 potranno essere rilasciate nuove autorizzazioni soltanto per impianti che prevedano la distribuzione di almeno una fonte di alimentazione di veicoli alternativa ai combustibili fossili. Inoltre, per la razionalizzare e riconvertire la rete è istituito un fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità verde, con una dotazione di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2030 a valere sui proventi della messa all’asta delle quote di emissione di anidride carbonica. Questi fondi servirebbero per erogare un contributo pari al 50 percento delle spese sostenute, fino a 60mila euro, ai titolari degli impianti che li convertano in stazioni di ricarica di veicoli elettrici o di distribuzione di biocarburanti, e un indennizzo fino a 20mila euro ai gestori il cui rapporto non prosegua nell’impianto convertito.

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