La portacontainer Msc Sariska V, battente bandiera panamense e operata da Mediterranean Shipping Company, è stata colpita il 31 maggio 2026 nelle acque del Golfo Persico, a circa 40 miglia a sud-est del porto iracheno di Umm Qasr, nella zona di confine tra Kuwait e Iran. L'imbarcazione aveva appena completato le operazioni di sbarco container nel porto iracheno e si trovava nell'area di fonda, in prossimità della boa numero 5, quando è stata segnalata una forte esplosione a bordo.
Il centro Ukmto, che gestisce la sorveglianza delle rotte commerciali nella regione, ha comunicato che la nave è stata colpita sul lato dritto da un "proiettile sconosciuto". A una prima grande esplosione ha fatto seguito un secondo impatto che ha innescato un incendio, poi domato. Le immagini diffuse online mostrano un'ampia falla sopra la linea di galleggiamento con ingressi d'acqua. Nessun membro dell'equipaggio ha riportato ferite e la nave ha mantenuto la galleggiabilità. Msc ha confermato che l'imbarcazione è stata colpita da due "proiettili" nell'area di Umm Qasr, precisando che sono in corso indagini con le Autorità competenti.
La responsabilità dell'attacco è stata rivendicata dall'Irgc, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che ha dichiarato di aver colpito la Msc Sariska V con un missile da crociera, definendo la nave "di proprietà statunitense" o collegata al "nemico Usa-sionista". Secondo le fonti iraniane, l'azione sarebbe una ritorsione diretta per un precedente attacco statunitense contro la nave iraniana Lian Star nei pressi dell'Oman, nel quale le forze Usa avrebbero colpito la sala macchine con un missile Hellfire nell'ambito di operazioni di blocco navale. L'Irgc inquadra quindi l'episodio come parte di una campagna di risposta "simmetrica" contro assetti considerati collegati a Washington e Tel Aviv lungo le rotte del Golfo.
L'attacco alla Msc Sariska V è il terzo episodio segnalato nelle acque al largo dell'Iraq da febbraio 2026, da quando è esplosa la crisi aperta tra Stati Uniti e Iran. Nelle stesse ore in cui si verificava l'esplosione, le forze kuwaitiane dichiaravano di stare contrastando "attacchi ostili con missili e droni" nella medesima area. L'episodio s'inserisce in un quadro di crescente militarizzazione delle rotte commerciali che collegano Umm Qasr allo stretto di Hormuz, con obiettivi sempre più selettivi di navi container associate a interessi statunitensi e israeliani. L'Ukmto e le autorità marittime hanno emesso avvisi di cautela per i mercantili in transito nella zona, sottolineando che le indagini sull'origine precisa dell'esplosione sono ancora in corso e che non si registrano danni ambientali rilevanti. I principali operatori di risk advisory marittimo — tra cui Eos Risk Group, Dryad e Ambrey — stanno aggiornando le proprie valutazioni sul livello di rischio nel nord del Golfo.
Antonio Illariuzzi







































































