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Podcast K44

Cronaca

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    Patente ritirata a camionista Adr per estintori scaduti

    La Polizia Locale di Monfalcone ha fermato un autoarticolato immatricolato in Croazia che trasportava resina liquida soggetta all'Adr che aveva gli estintori scaduti da tempo. Sanzioni per oltre 400 euro, mentre Prefettura e Motorizzazione stabiliranno da due a sei mesi di sospensione della patente.

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    Grimaldi affronta le sfide con nuove navi e rotte

    All'apertura della ventisettesima Euromed Convention di Pula, Emanuele Grimaldi ha annunciato i progetti di due nuove generazioni di navi con-ro e multipurpose, un investimento da 1,5 miliardi di dollari in nove ro-pax a metanolo e trenta navi schierate sulle linee da e per l'Asia.

Autotrasporto

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    Accordo nell’autotrasporto in Sicilia ma con riserva

    Il Comitato dei trasportatori siciliani ha raggiunto un'intesa con la Regione sul caro gasolio, ma mantiene lo stato di agitazione. Il fermo, ipotizzato dal 15 al 20 ottobre 2026, resta subordinato agli sviluppi sul Decreto regionale e al confronto con il ministero sul Sea Modal Shift.

    Il Tesla Semi entra nella produzione di serie

    Foto: DHL

    Tesla ha avviato negli Stati Uniti la produzione di serie del Semi, il trattore stradale elettrico pesante presentato nel 2017 e finora consegnato in volumi limitati a operatori selezionati. Il primo esemplare di serie è uscito il 29 aprile 2026 dalla nuova linea ad alto volume della Gigafactory Nevada, all’interno di uno stabilimento dedicato da 158mila metri quadrati. Così, dopo anni di rinvii, la società guidata da Elon Musk annuncia di avere completato almeno la prima parte del percorso industriale necessario per costruire il camion su scala più ampia. Per flotte, operatori logistici e costruttori concorrenti, però, il dato decisivo non è l’uscita del primo mezzo dalla linea, ma la velocità con cui Tesla riuscirà ad aumentare i volumi.

    La fabbrica del Nevada è progettata per una capacità teorica di 50mila camion l’anno, ma diversi analisti mantengono un atteggiamento prudente. Uno dei dubbi più citati dalle fonti statunitensi riguarda la disponibilità di batterie. Secondo Eletric Vehicles, il vantaggio del sito in Nevada è l’integrazione produttiva: le celle 4680 destinate al Semi sono realizzate nello stesso complesso industriale. Questa condizione dovrebbe ridurre un collo di bottiglia che per anni ha contribuito a rallentare il programma, ma non elimina automaticamente il rischio di vincoli a monte. Se la capacità di produrre celle non cresce allo stesso ritmo della linea camion, il risultato finale resterà limitato. Inoltre, il 2026 si colloca in una fase di forte pressione sulla capacità industriale di Tesla, in cui la società sta tentando di portare a volumi più elevati anche ai progetti Cybercab e Megapack 3, oltre al Semi. In questo quadro, la batteria resta una risorsa strategica da allocare tra più programmi e il camion deve competere internamente con prodotti che possono avere priorità diverse per margini, visibilità commerciale o valore per gli investitori.

    Un altro elemento è il contesto economico in cui inizia la produzione di serie. In questo caso, il successo si basa sul costo totale di possesso, quindi non soltanto in base alla tecnologia del veicolo, ma anche su rapporto tra prezzo d’acquisto, energia, manutenzione, disponibilità operativa e valore residuo. Secondo questa lettura, il Semi risulta più interessante in uno scenario con petrolio almeno a 100 dollari al barile. In realtà, l’analisi deve essere più accurata, perché deve comprendere il costo alla pompa del carburante fossile, quello dell’elettricità, i profili di missione, eventuali incentivi, la ricarica disponibile e il chilometraggio annuale.

    Per valutare la produzione dichiarata da Tesla del Semi bisogna anche considerare il suo segmento, che al momento sembra essere quello dei trattori stradali con cabina day cab, ossia senza lettino e quindi destinati a missioni giornaliere. Secondo Investing.com, questo mercato negli Stati Uniti è inferiore a 100mila unità l’anno, a fronte delle 50mila dichiarate per il Tesla Semi. Insomma, questo camion elettrico dovrebbe raggiungere una quota di metà del suo mercato, ipotesi piuttosto azzardata.

    Un altro elemento importante per il futuro di questo camion è la rete di ricarica. Il tesla Semi potrebbe essere ricaricato in breve tempo con stazioni Megacharger con potenze fino a 1,2 megawatt, ma si tratta d’impianti piuttosto costosi e poco diffusi. Ciò porta al discorso sulle reali condizioni d’uso di questo veicolo elettrico. Le sperimentazioni svolte finora con clienti selezionati hanno permesso di verificare l’impiego del camion in contesti controllati, ma l’adozione più ampia richiederà informazioni più trasparenti su disponibilità tecnica, degrado delle batterie, manutenzione, tempi reali di ricarica e resa economica per tipologia di missione.

    Oggi i concorrenti tradizionali di Tesla non sembrano molto preoccupati dell’avvio della produzione di serie del Semi, anche se stanno tenendo sotto osservazione il suo andamento. Però, se veramente Tesla riuscisse a costruire migliaia di unità l’anno, l’elettrificazione di una parte del trasporto pesante statunitense diventerebbe più credibile e obbligherebbe gruppi come Daimler, Volvo e Paccar ad accelerare su veicoli elettrici, batterie e servizi di ricarica. La competizione si sposterebbe così dal singolo camion a un sistema integrato di veicolo, energia, software e assistenza.

    Il programma Semi è anche una prova del modello industriale Tesla applicato al trasporto merci. L’azienda ha mostrato di puntare, sulle autovetture, su integrazione verticale, controllo della filiera energetica, software proprietario e gestione diretta di componenti chiave come batteria e ricarica. Se questo schema funzionasse anche nel veicolo industriale, la concorrenza non riguarderebbe soltanto consumi e prezzo d’acquisto, ma l’intero ecosistema operativo messo a disposizione delle flotte.

    Pietro Rossoni

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