Il mercato dei noli marittimi spot del trasporto di container attraversa una fase di netta polarizzazione. L’aggiornamento del Drewry World Container Index, diffuso il 23 aprile 2026, disegna un panorama in cui le dinamiche macroeconomiche e le scelte operative degli armatori producono andamenti diametralmente opposti a seconda delle rotte osservate. L'indice composito si attesta a 2.232 dollari per container da 40 piedi, con una flessione settimanale dell'1% e un rialzo del 3% su base annua. È la seconda settimana consecutiva di contrazione, un segnale di come la debolezza strutturale della domanda stia assorbendo, e in parte neutralizzando, gli shock esogeni legati alla geopolitica.
Il dato più rilevante che emerge dall'analisi è la disconnessione tra costi operativi e tariffe spot. Le tensioni in Medio Oriente e le limitazioni al transito nello Stretto di Hormuz hanno mantenuto elevati i costi dei carburanti marittimi e imposto l'applicazione di sovrapprezzi per rischio bellico. Questi oneri, tuttavia, non bastano a invertire la pressione al ribasso sui noli: i vettori pagano di più per navigare, ma non riescono a trasferire questi costi sui caricatori a causa di una domanda globale debole.
La rotta transatlantica rappresenta l'eccezione di questo scenario. La Rotterdam-New York ha messo a segno l'incremento più marcato della settimana, con un balzo del 15% che porta la tariffa a 2.326 dollari per feu, pari a un rialzo del 10% rispetto all'anno precedente. I noli sono in costante ascesa dalla fine di marzo, ma la spiegazione non va cercata in un improvviso aumento della domanda americana di merci europee. La causa è invece una manovra sull'offerta: una riduzione della capacità impiegata e, soprattutto, l'entrata in vigore dal 15 aprile di un Peak Season Surcharge da 1.100 dollari per container da 40 piedi. Sulla rotta inversa, da New York a Rotterdam, i noli si mantengono stabili a 1.031 dollari, con una variazione settimanale dell'1% e un rialzo del 25% su base annua.
Il quadro opposto si registra sulle direttrici dall’Asia verso l’Europa, dove l'eccesso di offerta erode i margini. La rotta Shanghai-Genova mostra un calo dell'8% che porta la tariffa a 3.071 dollari per feu, la maggiore flessione della settimana. La Shanghai-Rotterdam cede il 4%, scendendo a 2.147 dollari. Secondo i dati del Container Capacity Insight di Drewry, il problema è di natura strategica: i vettori hanno programmato soltanto tre blank sailing, vale a dire cancellazioni di singole partenze, per la settimana successiva su questa direttrice. Una misura del tutto insufficiente per ridurre l'eccesso di stiva e sostenere le tariffe in un momento di fiacca stagionale.
Il confronto con la rotta transpacifica chiarisce la differenza che la gestione dell'offerta può determinare. A fronte della stessa debolezza stagionale che affligge l'Europa, i noli sulla direttrice Cina-Usa sono in rialzo. La rotta Shanghai-Los Angeles cresce del 4%, raggiungendo 2.934 dollari per feu, con un aumento del 12% su base annua. La ragione è la gestione sistematica delle partenze: su questa rotta, le alleanze armatoriali hanno programmato nove blank sailing per la prossima settimana. Sottraendo fisicamente capacità al mercato, i vettori hanno creato una scarsità che ha spinto gli spedizionieri ad accettare tariffe più alte.
In vista dell'apertura di maggio, gli analisti di Drewry prevedono un assestamento e una riduzione della volatilità nel breve periodo. I fondamentali, tuttavia, restano fragili. Fino a quando i volumi globali in esportazione dalla Cina non mostreranno una ripresa, le tariffe spot rimarranno condizionate dalle tattiche di gestione della capacità dei singoli vettori: dove le partenze saranno ridotte, come sulle rotte verso gli Usa, i prezzi reggeranno; dove le navi continueranno a navigare con stiva parzialmente vuota, come verso l'Europa, le tariffe continueranno a scendere.
Mara Gambetta







































































