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Cronaca

  • Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Un camionista di 42 anni è stato denunciato dalla Polizia Stradale di Modena per minaccia aggravata dopo aver esploso un colpo con una pistola scacciacani contro un collega lungo l'A1, al culmine di una lite tra autotrasportatori nei pressi di Modena Nord.

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  • Il transpacifico continua a trainare il rialzo dei noli

    Il transpacifico continua a trainare il rialzo dei noli

    L'indice composito Drewry sui noli spot medi dei container sale del 4% a 4.526 dollari per feu nella settimana chiusa il 20 agosto, spinto dalle tratte dalla Cina verso gli Stati Uniti, mentre l'Asia-Europa continua ad arretrare: Shanghai-Genova cede il 2% e scende sotto i 5mila dollari.

    Autotrasporto europeo in rivolta contro caro gasolio e regole UE

    Immagine: TrasportoEuropa IA

    Sette aprile 2026, mattina. Sull'autostrada M7 della contea di Kildare, in Irlanda, una colonna di centinaia di camion, trattori, autobus e auto civili avanza a passo d'uomo. Stessa scena sulla M4, sulla M8 in Offaly, sulla M3 nel Meath, sulla M6 verso Galway. Poco prima delle 11.00, un grande corteo raggiunge O'Connell Street a Dublino. An Garda Síochána, la polizia nazionale irlandese, registra "significant disruption" nelle principali città del Paese: Dublino, Cork, Galway, Limerick. Il movimento, riunito sotto lo slogan "The People of Ireland Against Fuel Prices", chiede un tetto ai prezzi dei carburanti e una riduzione delle accise per autotrasporto e agricoltura. I promotori citano un prezzo del gasolio previsto fino a 2,30 euro al litro nei giorni successivi, come effetto diretto del conflitto in corso in Iran.

    L'Irlanda non è un caso isolato. Dalla fine di gennaio 2026, un'ondata di proteste si propaga attraverso l'autotrasporto europeo con una velocità e una coerenza che non si registravano da anni. A innescarla, due fattori che si alimentano a vicenda: il rincaro del gasolio, rilanciato dalla crisi in Medio Oriente, e l'inasprimento delle regole UE alle frontiere per i vettori dei Balcani occidentali. Il risultato è un aprile di tensioni che tocca almeno cinque regioni importanti del continente e mette sotto pressione catene di fornitura, Governi nazionali e istituzioni europee.

    Il caro carburante è la causa più trasversale. Il gasolio ha superato stabilmente i due euro al litro nella rete urbana in Italia, con punte di 2,11 euro in autostrada, e ha raggiunto soglie ancora più alte in Francia, dove alcune aree registrano prezzi fino a 2,50 euro al litro, e nei Paesi Bassi, dove la soglia simbolica è fissata a 2,30 euro. Diverse analisi del settore energetico definiscono questa fase come una crisi del diesel più grave degli shock petroliferi del 1973 e del 1979, con rischi concreti di scarsità e razionamento in Europa.

    In Italia, le associazioni di categoria denunciano una situazione insostenibile: i noli restano fermi, mentre i costi operativi continuano a salire. Il taglio temporaneo delle accise deciso dal Governo - circa 25 centesimi al litro - è stato di fatto assorbito dai rialzi, lasciando i prezzi su livelli record. Trasportounito ha indetto un fermo nazionale dell’autotrasporto dal 20 al 25 aprile, parlando di "emergenza assoluta". Unatras ha annunciato assemblee permanenti e presidi in circa cento città, descrivendo il settore come "allo stremo" e ha convocato il Consiglio esecutivo per valutare un eventuale fermo.

    In Francia, la mobilitazione ha preceduto quella italiana di qualche settimana. Tra il 29 e il 30 marzo, autotrasportatori e, in alcune aree, agricoltori e altri operatori su gomma hanno dato vita alle cosiddette "operazioni lumaca" sulla Périphérique di Parigi e sulle principali arterie in ingresso alla capitale. La tattica, che prevede convogli che procedono lentamente, creando congestione senza bloccare formalmente la circolazione, è stata scelta per aumentare al massimo la visibilità e limitare il rischio di scontri con le Forze dell'ordine. Le azioni sono proseguite nei giorni successivi su altre arterie nazionali.

    Nei Paesi Bassi, il 2 aprile ha preso forma la mobilitazione "Enough: 2,30 euro!", organizzata dal basso da piccole imprese e padroncini. Le azioni si sono concentrate sulle principale arterie stradali e nodi logistici, con convogli di veicoli industriali lenti e presidi. Lo slogan indica la soglia di prezzo ritenuta insostenibile per il gasolio: un riferimento preciso che fotografa la percezione del settore di fronte a costi che erodono i margini già esigui delle realtà più piccole.

    Il fronte balcanico presenta una natura diversa, più strutturale. Il 26 gennaio 2026, oltre venti valichi alle frontiere tra l'UE e i Balcani occidentali - tra Serbia e Ungheria, Serbia e Croazia, Bosnia-Erzegovina e Croazia e altri ingressi nello spazio Schengen - sono stati bloccati da circa 75mila camion. La protesta è diretta contro l'entrata in funzione dell'Entry/Exit System (Ees) e la piena applicazione della regola dei 90 giorni su 180 per i conducenti extra-UE. I blocchi, coordinati dalle principali associazioni nazionali dell'autotrasporto dei Paesi interessati, hanno generato code con tempi d'attesa fino a 48-72 ore. Solo le merci essenziali — farmaci, animali vivi, emergenze, trasporti militari e merci pericolose — hanno avuto il passaggio garantito.

    Con l'Ees pienamente operativo, la tracciatura dei giorni di permanenza nell'area Schengen rende la regola dei 90 giorni su 180 un vincolo operativo concreto per i conducenti extra-UE che attraversano frequentemente le frontiere per lavoro. Le associazioni balcaniche sostengono che i camionisti vengano trattati come turisti, e non come lavoratori con un regime di mobilità professionale specifico, con il rischio di rifiuti di ingresso, sanzioni e, in casi estremi, deportazioni. I blocchi sono proseguiti a ondate tra febbraio e marzo, con nuove azioni annunciate ai confini il 23 marzo; nel periodo 1-9 aprile le attese ai valichi sono continuate, con gli autotrasportatori che minacciano di proseguire finché non saranno introdotti correttivi alle regole Ees e alla gestione dei giorni di permanenza.

    Le ricadute sulla filiera logistica sono state immediate e pesanti. I blocchi balcanici rallentano il traffico merci tra UE, Turchia e Medio Oriente, con impatto sui tempi di consegna e sulla disponibilità di veicoli lungo i corridoi est-ovest. L'Italia e altri Stati membri sono tra i più esposti, poiché una quota rilevante dei flussi da e verso Turchia e Medio Oriente transita dai corridoi balcanici. A questo si aggiungono le azioni in Francia, Paesi Bassi e Irlanda, che aumentano la congestione sulle reti di collegamento verso i porti del Nord Europa e i corridoi con il Regno Unito.

    Le richieste avanzate dai vettori nei diversi Paesi convergono su alcuni punti: interventi strutturali sui prezzi dei carburanti e non misure temporanee e, dove applicabile, deroghe o modifiche alle regole Ues/90-180 per gli autisti professionali extra-UE. In Italia, le associazioni chiedono anche l'obbligo di adeguamento dei noli ai costi reali, una misura che il settore sollecita da anni. Le risposte dei Governi nazionali sono valutate come insufficienti: i tagli alle accise vengono definiti "temporanei" e "assorbiti dai rialzi", i crediti d'imposta come "limitati".

    Le istituzioni europee, dal canto loro, sono sotto pressione per valutare deroghe alle regole Ees e 90-180 per i conducenti professionali, al fine di evitare colli di bottiglia strutturali alle frontiere orientali dell'Ue. Diverse associazioni di categoria avvertono che le azioni di aprile potrebbero essere solo un preludio a mobilitazioni più ampie, se non arriveranno risposte strutturali tanto sul fronte del costo del carburante quanto su quello delle regole di ingresso nell'area Schengen per i lavoratori del trasporto.

    Michele Latorre

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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