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Scioperi in Amazon di Calenzano e proteste in altre piattaforme

Il 30 marzo 2020 la Filt Cgil ha organizzato uno sciopero nella piattaforma Amazon di Calenzano, aggiungendolo così alle mobilitazioni avviate nei giorni precedenti in quelle di Piemonte, Lazio e Lombardia. Il sindacato chiede maggiori protezioni per i lavoratori e di ridurre i carichi di lavoro, limitando l’attività ai soli beni essenziali. “L'unica strada per affrontare con responsabilità l'emergenza sanitaria è ridurre le attività di modo da consentire la minore esposizione dei lavoratori e adeguare l'organizzazione del lavoro così da permettere il rispetto di tutte le indicazioni del ministero della Salute", scrive il sindacato in una nota. La sigla invita quindi Amazon a “scegliere la via del confronto e dell'interlocuzione con i sindacati e con i lavoratori. La salute e la sicurezza non devono essere sacrificati a nessun interesse economico".

La Filt chiede di applicare sia il Protocollo firmato da sindacati e imprese sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti, sia le linee guida del ministero dei Trasporti per quanto riguarda in modo specifico il trasporto e la logistica. I tre punti principali sono la fornitura dei dispositivi di protezione individuale, il mantenimento delle distanze di sicurezza e la priorità ai prodotti di prima necessità, in un contesto dove gli acquisti online sono triplicati. Per quanto riguarda gli autisti, la Filt chiede la riduzione del numero di consegne giornaliere, riducendo così i contatti.

Nella piattaforma logistica di Calenzano lavorano circa trecento persone che muovono mediamente diecimila pacchi al giorno. La società di e-commerce dichiara in una nota che a Calenzano è applicato il Protocollo del 14 marzo e di avere svolto un incontro con i sindacati il 23 marzo e un altro è previsto per il 31 marzo “con l'obiettivo di individuare ulteriori processi per il miglioramento della sicurezza del sito e delle persone e valutare l'efficacia delle azioni intraprese”. La società precisa di avere inviato anche i fornitori esterni ad applicare il Protocollo.

Per quanto riguarda le misure di prevenzione, Amazon afferma di avere “aumentato le operazioni di pulizia dei siti, introdotto la distanza di sicurezza minima e richiesto ai corrieri di restare a distanza di almeno un metro dai clienti quando effettuano le consegne. Stiamo inoltre supportando i fornitori di servizi di consegna nell'igienizzazione dei furgoni". Inoltre, dal 22 marzo ha smesso di accettare ordini su prodotti ritenuti “non prioritari”.

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