Amazon ha attivato sei nuovi hub di micromobilità a Cagliari, Lecce, Lucca, Palermo, Salerno e Terni, portando così a quattordici le città italiane con queste strutture. Le altre otto sono Milano, Genova, Bologna, Napoli, Roma, Trento, Firenze e Verona e in tutte queste località l'azienda può ora consegnare con scooter elettrici anche nelle zone a traffico limitato. Inoltre, Amazon ha esteso le consegne in giornata con veicoli elettrici di dimensioni ridotte a Verona e Bologna, che si affiancano a Milano, Roma e Genova, dove il servizio era già attivo. In Europa la rete conta oltre 70 hub in più di 50 città e negli ultimi cinque anni ha svolto 100 milioni di consegne con biciclette cargo a pedalata assistita, scooter elettrici e carrelli a spinta.
Nel 2025 i fornitori di consegna hanno movimentato 265 milioni di pacchi in Europa con furgoni elettrici, biciclette cargo e scooter, di cui oltre 20 milioni in Italia. Nello stesso anno Amazon ha ordinato quasi 5mila furgoni elettrici Mercedes-Benz per il mercato europeo, 500 dei quali destinati all'Italia e alla fine di quell’anno la società usava in Europa oltre 10mila furgoni elettrici, cifra che raggiunge le 50mila unità in tutto il mondo, con l’obiettivo di arrivare a 100mila entro il 20230.
Sulle lunghe distanze, Amazon ritiene che la frammentazione dei sistemi di trasporto e la carenza d’infrastrutture di ricarica per i veicoli industriali lungo i principali corridoi europei pesano sulla competitività dell’Unione. Per valutare questa situazione, in Italia l'azienda ha sostenuto lo studio "Electrifying heavy-duty freight transport as a lever for competitiveness, decarbonisation and growth", realizzato da The European House-Ambrosetti. Nello scenario elaborato da Teha, un ambiente migliore potrebbe moltiplicare in quattro anni per 13 la flotta italiana di veicoli industriali elettrici, dai 227 mezzi nel 2026 a quasi tremila nel 2030. Lo studio indica pedaggi differenziati in base alle emissioni di CO2, incentivi all'acquisto, prezzi dell'energia elettrica competitivi e una rete di ricarica adeguata, tutte da rafforzare.
Per le infrastrutture, lo studio rileva che i Paesi europei con più veicoli industriali elettrici in circolazione hanno fatto crescere la rete di ricarica insieme alla flotta. Nella fase iniziale, strumenti pubblici temporanei di condivisione del rischio possono contenere i rischi d'investimento finché la domanda non raggiunge una massa critica. Secondo Teha, rafforzando la pipeline di progetti e il quadro degli investimenti l'Italia potrebbe accedere a una quota maggiore dei futuri fondi europei Afif, oggi già disponibili per la ricarica ad alta potenza. Dei 554,2 milioni di euro assegnati a progetti per veicoli industriali nel 2024-2025, all'Italia sono andati 2,9 milioni.










































































