Il quadruplicamento della ferrovia tra il nodo di Milano e Treviglio, tratta iniziale della direttrice fondamentale verso Venezia, è entrato in esercizio nel 2007. Ora a quasi vent’anni di distanza, Rfi ha avviato la procedura per realizzare quello che viene definito Scavalco Pm (posto di movimento) Bivio Adda. Quest’opera in teoria doveva essere realizzata contemporaneamente alla tratta a suo tempo quadruplicata, parte in affiancamento alla linea storica, parte in variante veloce a partire da Melzo verso Treviglio. Ma la progettazione è partita solo nel 2023 quando forse il gestore della rete si è reso definitivamente conto del collo di bottiglia che si era creato nell’interconnessione tra le due linee e soprattutto vista la rigidità dell’esercizio che tuttora non consente una suddivisione ottimale in base alle diverse tipologie di traffico, tra regionali, treni passeggeri a lunga percorrenza e merci.
Così a fine luglio 2026 Rfi ha presentato al ministero dell’Ambiente la richiesta per l’avvio del procedimento di Valutazione di impatto ambientale del progetto di fattibilità tecnica ed economica (Pfte) dello Scavalco Pm Bivio Adda. Quest’opera, nella terminologia ferroviaria viene definita un “salto di montone”, vale a dire un raccordo a livelli sfalsati come si direbbe nelle costruzioni stradali. La rete ferroviaria italiana presenta invece numerosi bivi a raso, con tutti i limiti del caso, in quanto storicamente avara di intersezioni su più livelli. L’opera per la quale viene avviata ora la procedura autorizzativa, prevede la realizzazione di uno scavalco localizzato nei pressi del Pm Bivio Adda in modo da consentire ai treni in servizio tra Milano e Bergamo che percorrono la linea di interconnessione ad alta velocità Milano-Brescia di non interferire con i convogli impostati sulla linea storica Milano-Venezia, definita lenta.
Rfi specifica che l’attuale configurazione infrastrutturale del complesso a quattro binari costituito dalla Linea lenta insieme alla Linea di interconnessione tra Pioltello e Treviglio non consente una separazione dei flussi dei treni per velocità di impostazione: la Linea lenta può essere percorsa solo dai treni suburbani, mentre sulla Linea di interconnessione devono confluire senza suddivisione ottimale i treni passeggeri AV, i regionali e anche i merci. Secondo Rfi, “ne risulta un forte squilibrio dei carichi e una spiccata eterotachia sulla Linea di interconnessione, con una velocità di percorrenza fino a 245 km/h per i treni AV, fino a 160 km/h per i regionali e fino a 100 km/h per i treni merci”. Nel linguaggio ferroviario, eterotachia indica la condizione di traffico in cui sulla stessa linea convivono treni con velocità diverse.
Finora, seppur con non pochi limiti, le ferrovie sono riuscite a gestire i diversi flussi di traffico che però in caso di perturbazione, come ritardi o imprevisti tecnici, mettono a dura prova la rete con ripercussioni anche pesanti sull’esercizio. Questa situazione, già al limite, però rischia sicuramente di non essere più gestibile alla luce di due fattori: l’aumento del traffico passeggeri con la prossima conclusione dei lavori sulla rete AV che si spingerà fino a Padova, insieme alla maggiore domanda dei servizi merci con l’apertura del nuovo terminal intermodale a Brescia accanto a quello di Milano Smistamento, e questo nonostante il gruppo Msc abbia abbandonato il progetto dell’interporto di Cortenuova.
In questo contesto si inserisce lo Scavalco Pm-Bivio Adda che consentirà di avere una ripartizione equilibrata tra le due linee ferroviarie affiancate, entrambe a questo punto con la capacità residua in grado di far fronte a eventuali nuovi sviluppi di traffico passeggeri e merci. A opera conclusa, la Linea lenta sarà specializzata per il trasporto suburbano e per quello merci, mentre la Linea di interconnessione sarà dedicata al servizio regionale veloce, a quello passeggeri a lunga percorrenza e ai treni AV. Una volta approvato il progetto, resta però da definire il reperimento dei fondi necessari, stimati nel 2023 in circa 250 milioni di euro, ma ormai molto più vicini ai 300 milioni di euro.
Piermario Curti Sacchi






































































