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Cronaca

  • Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Camionista spara a un collega con pistola scacciacani

    Un camionista di 42 anni è stato denunciato dalla Polizia Stradale di Modena per minaccia aggravata dopo aver esploso un colpo con una pistola scacciacani contro un collega lungo l'A1, al culmine di una lite tra autotrasportatori nei pressi di Modena Nord.

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  • Portuali arrestati a Gioia Tauro mentre esfiltravano coca

    Portuali arrestati a Gioia Tauro mentre esfiltravano coca

    La Guardia di Finanza ha bloccato nel porto di Gioia Tauro due lavoratori portuali sorpresi con 252 chilogrammi di cocaina appena estratti da un container arrivato dall'Australia via Panama. È il terzo sequestro nello scalo dal marzo scorso e riporta l'attenzione sulle complicità interne al terminal.

    Crisi Bielorussia–Lituania: liberati i camion sequestrati

    Dopo oltre cinque mesi di stallo, la Bielorussia ha autorizzato il rientro di centinaia di camion lituani e polacchi bloccati dalla fine di ottobre dello scorso anno. Oltre 1.900 veicoli tra cui trattori, rimorchi e semirimorchi sono rimasti infatti fermi alla dogana bielorussa a seguito delle crescenti tensioni legate principalmente alla sicurezza e al dualismo Europa-Russia. Minsk, che inizialmente pretendeva cifre esorbitanti per il deposito dei mezzi, ha abbassato le pretese e i camion, in queste ore, stanno riprendendo la loro marcia. Negli ultimi mesi, la rotta tra Lituania e Bielorussia era diventata il simbolo di una tensione che da locale si è rapidamente trasformata in una crisi europea.

    La vicenda ha inizio il 27 ottobre 2025, quando la Lituania decise di chiudere i suoi valichi con la Bielorussia a causa di una serie di violazioni dello spazio aereo causate da palloni aerostatici apparentemente utilizzati per il contrabbando, fenomeno che aveva compromesso per giorni anche il traffico aereo su Vilnius. Le autorità di Minsk, leggendo la misura come una vera e propria provocazione, hanno messo in atto una rappresaglia che ha causato il blocco di centinaia di camion sul lato bielorusso, impossibilitati a rientrare e costretti in alcuni casi a deviare attraverso la Polonia con aumento dei costi e ritardi nelle consegne. Alcuni camion avevano però completato la dogana in Bielorussia e si sono trovati intrappolati senza poter rientrare in Lituania né cambiare itinerario verso la Polonia.

    Nei giorni successivi la situazione è peggiorata e Minsk ha introdotto una limitazione formale alla circolazione dei camion lituani, impedendo di fatto alle aziende di trasporto di recuperare mezzi e semirimorchi già presenti sul territorio. A partire dal 2 novembre ai veicoli immatricolati nell’UE è stato anche vietato l’ingresso in Bielorussia, aggravando una paralisi ormai di dimensioni sistemiche. Per mesi, migliaia di mezzi sono rimasti immobilizzati in parcheggi doganali e aree di stoccaggio, in una situazione che ha rischiato di sfociare in una vera emergenza umanitaria oltre che, ovviamente, logistica.

    In questo contesto, il 2 marzo l’associazione lituana Linava ha presentato un ricorso ufficiale alla Commissione Europea fornendo numeri impressionanti. I veicoli coinvolti sarebbero 1.071, appartenenti ad almeno 149 aziende , per un valore totale compreso tra sedici e ventidue milioni di euro. Per il loro rilascio, le autorità bielorusse hanno inizialmente richiesto tariffe di custodia fino a 120 euro al giorno, con la minaccia esplicita di una confisca in caso di mancato pagamento. Nel suo appello, Linava ha segnalato una possibile violazione degli interessi economici dell'Unione Europea, chiedendo l'adozione di azioni diplomatiche per garantire la restituzione dei veicoli trattenuti illegalmente ma anche l’attivazione di possibili meccanismi per il risarcimento dei danni subiti. La Commissione Europea ha ufficialmente definito il blocco ingiustificato e inaccettabile, invitando le autorità di Minsk ad agevolare l’immediata restituzione dell’equipaggiamento ai legittimi proprietari.

    Nonostante il carattere di urgenza, la situazione sembra essersi sbloccata solamente negli ultimi giorni, quando i primi camion sono riusciti finalmente a rientrare in Lituania. Molti trasportatori, tuttavia, dovranno ora affrontare le conseguenze finanziarie del blocco e molti temono di non poter saldare i debiti accumulati per mesi o addirittura non sarebbero più nelle condizioni di poter recuperare i veicoli bloccati. La Bielorussia ha infatti abbassato le proprie pretese, ma le tariffe di sosta giornaliere rimangono comunque elevate. Per la combinata rimorchio-semirimorchio le aziende dovranno versare € 47.6 al giorno e, per una sosta che parte dalla fine ottobre, il conto da pagare rimane ancora molto salato e può facilmente superare i settemila euro. Linava sta ora coordinando le attività di rientro, inviando le istruzioni del caso alle aziende coinvolte ma anche negoziando con l’UE circa gli aiuti economici alle imprese, senza cui si prevedono insolvenze e fallimenti.

    La crisi, iniziata come un diverbio di confine, è poi sfociata in un evento geopolitico che ha messo alla prova la tenuta delle catene di approvvigionamento europee, la capacità dell’UE di reagire in modo unitario e la solidità del settore del trasporto stradale, già stressato da anni di instabilità internazionale. Le prossime settimane diranno se il lento rientro dei mezzi rappresenti l’inizio della soluzione oppure solo una tregua temporanea in una vicenda destinata a lasciare segni profondi sul mercato europeo della logistica.

    Marco Martinelli

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