Messe da parte antiche ruggini, Bielorussia e Polonia guardano con realismo i vantaggi offerti dalla cooperazione transfrontaliera costruita sulle infrastrutture di trasporto. L’esempio più importante viene dalla Bielorussia che ha completato i lavori di adeguamento e potenziamento del terminal container di Brest. Situato al confine con la Polonia, la struttura riveste il ruolo di punto di ingresso chiave in Europa per il traffico merci ferroviario proveniente dalla Cina. li investimenti che riguardano il terminal Brest-3 sono stati avviati all’inizio del 2024 e conclusi in poco più di due anni di lavori.
La piattaforma intermodale occupa una superficie di 15 ettari, di cui poco più di due adibiti a terminal container e dispone di 1,2 chilometri di infrastrutture ferroviarie. L’area di carico è lunga 220 metri e consente il trasferimento di una ventina di carri a scartamento standard europeo e largo di tipo russo. Questo aspetto è essenziale perché al confine polacco-bielorusso avviene il passaggio tra i due tipi di scartamento e il terminal Brest-3 può gestire in modo agevole questa esigenza facilitando l’interscambio. ’area di stoccaggio può ospitare fino a un migliaio di container. La sosta consente di svolgere tutte le operazioni logistiche, compresa la manipolazione delle merci oltre ovviamente all’interscambio strada-rotaia. I lavori di potenziamento, oltre a interessare l’adeguamento della rete stradale di accesso e lo scalo ferroviario, hanno avuto proprio come obiettivo quello di favorire la multifunzionalità della piattaforma. Già nel 2019 la Bielorussia con un investimento di poco inferiore a dieci milioni di euro aveva adeguato il terminal container Brest-Nord che è ubicato accanto a Brest-3. L’area container era stata ampliata fino a cinque ettari ed era stata estesa anche la zona di carico.
Se in Bielorussia sono arrivati al taglio del nastro, in Polonia invece entra nella fase esecutiva la realizzazione di un nuovo terminal intermodale a Ropczyce, nodo ferroviario e infrastrutturale nel sud-est del Paese, indirizzato ad aumentare la capacità di trasporto da e verso l’Ucraina. Il progetto è portato avanti dall’operatore polacco Pcc Intermodal e prevede un investimento stimato in 85 milioni di euro. È recente la firma di un accordo con l’Unione Europea che ha concesso un finanziamento di quasi 30 milioni di euro. La nuova struttura intermodale sarà completata entro il 2029, favorendo così il trasferimento di una maggiore quantità di merci dalla strada alla ferrovia. L’obiettivo principale è quello di inserirsi con un ruolo più propositivo nella rete Ten-T. Il terminal di Ropczyce dovrebbe aumentare la capacità del corridoio Baltico-Adriatico e supportare la logistica intermodale nella regione Baltico-Mar Nero-Mar Egeo.
Anche la Bulgaria ha avviato un piano di potenziamento dei terminal intermodali esistenti, anche se l’entità complessiva dei fondi a disposizione, dieci milioni di euro, non è particolarmente elevata, ma già nel 2025, le autorità bulgare avevano avviato un’analoga iniziativa per quasi 18 milioni di euro. Per entrambi i bandi rivolti agli operatori terminalisti, i fondi sono messi a disposizione dall’Europa con il Programma Connecting Europe Facility Trasporti 2021-2027. Oltre a questo piano, la Bulgaria sta investendo nelle infrastrutture ferroviarie per il trasporto merci come, per esempio, un nuovo terminal da 60 milioni di euro, di cui 50 con fondi europei, collocato a Ruse, al confine con la Romania, e principale porto fluviale bulgaro. In fase di potenziamento anche altre strutture intermodali legate alla portualità, come quelle di Varna e Burgas.
Piermario Curti Sacchi










































































