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    Regno Unito minaccia di anticipare la Brexit

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Usb chiede applicazione protocollo antivirus al porto di Genova

Non si placa il fronte del porto di Genova contro la pandemia di Covid-19, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione nei confronti degli autisti di veicoli industriali che caricano e scaricano nel porto. Il 25 marzo il sindacato Usb Lavoro Privato a scritto all’Asl, all’Autorità Portuale, al Prefetto e ai terminalisti per ribadire l’applicazione delle misure di prevenzione e protezione contro il contagio e chiedendo l'intervento delle Autorità competenti. La Usb chiede anche una sanificazione approfondita dei locali di lavoro compiuta da imprese certificate.

Per quanto riguarda l’accesso al terminal, il sindacato chiede di vigilare contro gli assembramenti; diffondere avvisi in più lingue; richiedere “precise garanzie” dai datori di lavoro sul rispetto dei protocolli di sicurezza (compresa l’adozione dispositivi di protezione individuali); installare erogatori di gel igienizzante all’ingresso dei locali e degli uffici; subordinare l’ingresso nei terminal all’uso di guanti, mascherine e tute monouso.

Per quanto riguarda l’imposizione di dispositivi di protezione ambientale, la Usb precisa che “per ragioni organizzative risulta difficile garantire il mantenimento della distanza di sicurezza per tutta la durata delle operazioni doganali e amministrative compiute dal personale autista e che il contagio può avvenire anche per contatto con le superfici (ad esempio: se il lavoratore, anche con i guanti, tocca delle superfici con presenza di virus attivo e poi si tocca il viso)”.

Il sindacato precisa che “il tempo necessario per attuare le misure organizzative di prevenzione al contagio, ai sensi del d.lgs. 81/08, è ‘a carico’ del datore di lavoro; non deve comportare, quindi, un aumento dello stress psico-fisico del lavoratore dovuto alla carenza di tempo per poter fruire delle pause di recupero psico-fisico”. Il sindacato chiede anche la sorveglianza sanitaria svolta da un medico competente “per individuare i lavoratori che, sulla base delle loro patologie, sono maggiormente esposti ai rischi connessi con il contagio da coronavirus”.

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