La Procura della Repubblica di Gela ha notificato il 6 settembre 2026 il decreto di chiusura delle indagini preliminari a carico di dieci titolari di piccole imprese di autotrasporto che hanno sede nel territorio. I pubblici ministeri, coordinati dal procuratore capo Salvatore Vella, contestano agli indagati, a vario titolo, i reati di incendio, ricettazione, furto e trasporto di rifiuti pericolosi privo delle autorizzazioni previste dalla normativa ambientale. Secondo gli inquirenti, alcune vecchie automobili sarebbero state incendiate in aree rurali del comprensorio di Gela e Niscemi con lo scopo di trasferirle in alcune rimesse della zona dove gli indagati, attivi nel trasporto di rottami ferrosi, avrebbero svolto attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi senza le necessarie autorizzazioni. Durante gli accertamenti, diversi veicoli custoditi in queste rimesse sarebbero stati rubati, portando così a ulteriori contestazioni di furto e ricettazione.
Inoltre gli inquirenti hanno prospettato il trasporto di rifiuti pericolosi senza autorizzazione perché le imprese non avevano l'iscrizione alla categoria dell'Albo nazionale gestori ambientali, la corrispondenza tra i codici dei rifiuti trasportati e quelli autorizzati e la tracciabilità documentale dell'intero percorso, dal produttore al destinatario finale. Infatti, un veicolo fuori uso o una carcassa incendiata non può essere trattato come materiale ferroso ordinario. Il territorio di Gela è stato già interessato, nel gennaio 2026, da un distinto procedimento della stessa Procura sul presunto traffico illecito di rifiuti speciali, prevalentemente ferrosi, che portò al sequestro di un'area a Niscemi e di un autoarticolato con circa cinque tonnellate di rifiuti pericolosi, tra cui motori non bonificati e filtri impregnati d'olio.








































































