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    Video | al volante del Daf elettrico sulla Garfagnana

    Tre giorni di autonomia senza ricariche intermedie e recupero di energia sulle strade di montagna. In questo video di K44 Kerakoll mette alla prova un camion elettrico Daf in sei missioni operative per valutarne prestazioni, consumi e sostenibilità economica.

    Il petrolio supera i 100 dollari nella spirale di Hormuz

    Immagine: TrasportoEuropa IA

    Il conflitto tra Stati Uniti e Iran non riesce a uscire dalla spirale degli attacchi reciproci e il prezzo lo paghiamo tutti, con costo del barile che è tornato l’8 settembre 2026 sopra la soglia dei cento dollari. Sul fronte di guerra, il Comando Centrale delle forze armate statunitensi, Centcom, ha comunicato di avere distrutto l'8 settembre ben cinque petroliere iraniane cariche di greggio. Quattro unità, la Kivik, la Charminar, la Horizon 1 e la Riesco, sono state colpite nel Golfo di Oman e la quinta, la Derya, nei pressi dell'isola di Kharg, il principale terminale di esportazione petrolifera iraniano. Agli equipaggi era stato ordinato di abbandonare le navi prima degli attacchi, precisa il comunicato del comando americano, che presenta l'azione come risposta a due tentativi dei Guardiani della Rivoluzione di colpire con missili balistici una nave da guerra della Marina statunitense nei due giorni precedenti. L'unità, non identificata, avrebbe evitato entrambi gli attacchi senza subire danni né perdite.

    La rappresaglia iraniana è giunta poche ore dopo. Attraverso l'agenzia semiufficiale Tasnim, la Marina dei Pasdaran ha dichiarato di avere colpito due navi statunitensi e otto petroliere, provocando "danni considerevoli", e di avere preso di mira altre dieci imbarcazioni che avrebbero tentato di attraversare una zona dello Stretto definita "proibita e non sicura". Nessuna di queste rivendicazioni è finora verificata in modo indipendente, a differenza dell'attacco statunitense alle cinque petroliere. Sempre a Teheran è attribuita la cattura di un natante subacqueo senza equipaggio all'imbocco dello Stretto, di cui hanno diffuso alcune fotografie, evento al quale i militari statunitensi hanno replicato che un proprio drone di modello datato ha subito un malfunzionamento nell'area, senza chiarire se si tratti della stessa unità.

    Le minacce non risparmiano i porti dell’intera area e le navi che vi sono ormeggiate. Una nota dell’agenzia ufficiale iraniana Irna scrive che i Guardiani della Rivoluzione hanno avvisato che tutte le petroliere presenti negli scali del Kuwait e del Bahrein, all'ancora oppure in banchina, saranno considerate bersagli, invitando gli equipaggi ad abbandonarle immediatamente. Questa estensione del rischio dallo stretto di Hormuz agli scali del Golfo amplia il perimetro sia delle valutazioni della assicurazioni, sia le istruzioni ai comandanti. Sul fronte opposto, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha ribadito che ogni tentativo iraniano di colpire unità navali statunitensi comporterà la distruzione di altre petroliere iraniane.

    Il mercato ha immediatamente reagito a questa serie di eventi e di dichiarazioni. La mattina del 9 settembre il Brent è prima tornato sopra i cento dollari al barile (100,08 dollari) con un aumento del 2,18%, per poi toccare 100,54 dollari sul contratto novembre. È la prima volta dal 23 luglio 2026 che il riferimento europeo raggiunge questa soglia. Il Wti è invece rimasto sotto quota cento, a 94,69 dollari con un progresso dell'1,8%, ma in una settimana il suo prezzo è salito di quasi il venti perento. A questi aumenti contribuiscono anche il calo dell'offerta, con la produzione Opec di agosto stimata in flessione di 900mila barili al giorno a 19,91 milioni per la riduzione da parte saudita, e gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture energetiche dell'Arabia Saudita.

    In questo contesto, la navigazione nello Stretto di Hormuz rimane prudente. Alcune rilevazioni indicano che i flussi di greggio sarebbero risaliti verso i dieci milioni di barili al giorno, circa la metà dei livelli precedenti al conflitto, con transiti selettivi. La situazione del gas naturale liquefatto è diversa, perché appare un blocco praticamente totale: secondo i dati di tracciamento di Kpler, nessuna metaniera ha attraversato Hormuz dall'11 luglio. Qatar ed Emirati stanno sperimentando trasferimenti nave-nave al largo delle coste dei due Paesi, ma ad agosto sono stati movimentati solo tre carichi, perché è un’operazione complessa: ogni trasbordo richiede dalle 30 alle 35 ore, attrezzature specialistiche, rimorchiatori e personale qualificato, aumentando i costi di oltre un milione di dollari (860.600 euro) per carico, secondo le valutazioni di Vortexa.

    Ma il vero costo del rischio si misura con le coperture assicurative, che stanno aumentando. Secondo Marcus Baker, responsabile globale marine, cargo e logistica del broker Marsh, i premi war risk aggiuntivi per l'area del Golfo sono passati dall'1-3% del valore dello scafo al 7,5-10%, con una crescente resistenza degli assicuratori a offrire condizioni spot. Per una nave da 100 milioni di dollari significa passare da uno a tre milioni fino a sette milioni e mezzo per singolo transito, un onere che si scarica sui noli e, a valle, sul costo di sbarco del greggio. Il trasporto di container ha assorbito lo stesso meccanismo attraverso il sovrapprezzo geopolitico che gli operatori hanno battezzato Hormuz Premium, ormai stabilmente incorporato nelle tariffe spot.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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