Il trasporto ferroviario delle merci in Italia sta attraversando una fase di contrazione dei volumi e di pressione operativa legata alla trasformazione della rete. Lo ha affermato Clemente Carta, presidente di Fermerci, nell’intervento introduttivo al convegno sulla presentazione dei dati del trasporto merci ferroviario italiano, che si è svolto a Roma il 20 maggio 2026 nell’ambito della quarta edizione dell’appuntamento annuale dell’associazione delle imprese ferroviarie.
Carta ha inquadrato il rapporto come un’occasione di confronto sullo stato reale del settore, oltre che come momento di approfondimento tecnico. Il dato di partenza è il calo del traffico: nel 2025 i volumi complessivi del trasporto ferroviario merci in Italia sono scesi a 49,4 milioni di treni-chilometro, con una riduzione di circa il 4% rispetto all’anno precedente e dell’8% nel confronto con i tre anni precedenti. La stessa tendenza riguarda anche i traffici con origine e destinazione nei porti.
Secondo il presidente di Fermerci, questi numeri non possono essere letti come il risultato di una normale fase di mercato. Il settore si muove infatti dentro un quadro segnato dalla crisi industriale europea, da costi energetici ancora elevati, da instabilità geopolitica e da una trasformazione infrastrutturale che Carta definisce “senza precedenti”. Egli ha sottolineato che gli investimenti sulla rete ferroviaria italiana rappresentano un passaggio positivo e necessario, perché puntano a migliorare le prestazioni, aumentare la capacità, adeguare l’infrastruttura agli standard europei, sviluppare i corridoi Ten-T e rafforzare l’intermodalità.
Il nodo centrale, ha aggiunto il presidente, riguarda il costo della fase di transizione: cantieri, interruzioni, deviazioni di percorso e riduzioni di capacità incidono direttamente sulle imprese ferroviarie, sugli operatori logistici, sui terminal, sui porti e sull’intera filiera. Il rischio serio è la perdita di affidabilità del servizio: quando un treno merci non garantisce tempi certi, il cliente può spostare il traffico sulla strada, rendendo difficile riportarlo successivamente sulle rotaie. Da qui la richiesta di accompagnare il settore durante la modernizzazione della rete.
Carta ha distinto il valore degli investimenti infrastrutturali dalla necessità di sostenere le imprese nella fase in cui tali lavori riducono capacità e regolarità dei servizi. In questa cornice ha richiamato il ruolo degli strumenti incentivanti, citando ferrobonus, norma merci e incentivi regionali come misure che hanno contribuito a mantenere traffico ferroviario e a generare benefici ambientali, logistici e industriali. Per Fermerci, questi strumenti non devono essere considerati semplici sussidi di settore, ma politiche industriali, ambientali e dei trasporti orientate al riequilibrio modale. Il loro limite, tuttavia, è la dimensione finanziaria. Secondo il rapporto richiamato da Carta, gli incentivi oggi consentono soprattutto di mantenere i volumi esistenti, senza produrre il trasferimento modale atteso dal legislatore. La quota del ferro resta marginale rispetto alla gomma, mentre oltre l’85% dei traffici stradali percorre meno di 300 chilometri al giorno.
Il presidente di Fermerci ha quindi collegato il tema del riequilibrio modale alla capacità effettiva del sistema. Non bastano obiettivi generali: servono infrastrutture disponibili, servizi affidabili, interoperabilità, digitalizzazione e una regia strategica della mobilità delle merci. Le crisi internazionali degli ultimi anni, dalla pandemia ai conflitti, fino alle tensioni nel Mar Rosso e in Medio Oriente, hanno mostrato la fragilità delle catene logistiche globali. In questo contesto, secondo Carta, la ferrovia non è soltanto una scelta ambientale, ma uno strumento per la competitività industriale e la sicurezza economica del Paese.
Nella parte più operativa dell’intervento, Carta ha raccolto l’invito del presidente del Cnel, Renato Brunetta - già formulato in occasione del Forum MercinTreno 2025 e richiamato anche al convegno romano - a usare la potestà di iniziativa legislativa dell’istituto per intervenire a sostegno del comparto. La proposta indicata da Fermerci è lavorare a una Legge per la logistica ferroviaria, con misure d’incentivo, norme di semplificazione e regole capaci di riconoscere al trasporto merci ferroviario spazi adeguati sulla rete e maggiore peso nelle politiche dei trasporti. Carta ha infine confermato l’impegno dell’associazione nel confronto con Rete Ferroviaria Italiana, con il gestore dell’infrastruttura, con le istituzioni e con i portatori di interesse, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di un mercato ferroviario merci che possa crescere mentre il Paese completa gli interventi sulla rete, evitando che la transizione infrastrutturale si traduca in una perdita stabile di traffici a favore della strada.
A.M.B.




































































