L’ambizione, espressa in più occasioni, è realizzare una ferrovia merci mediopadana, alternativa alla fondamentale linea Rfi che attraversa tutta l’Emilia-Romagna e in particolare la tratta centrale da Parma a Bologna verso i porti dell’Adriatico o in direzione del Brennero. Questo obiettivo, almeno sulla carta, sembra raggiunto dopo che l’Autorità competente, l’Ansfisa, nel maggio 2026 ha concesso l’autorizzazione definitiva per avviare la trazione elettrica sulla linea Parma-Suzzara in seguito alla conclusione dei lavori di elettrificazione che hanno interessato i 39 chilometri di questa tratta. Gli interventi di potenziamento riguardano anche il corridoio Parma-Suzzara-Poggio Rusco lungo complessivamente 88 chilometri, completando così l’elettrificazione dell’intera direttrice transpadana Parma-Ferrara. Tutte queste linee sono in concessione a Fer, Ferrovie Emilia-Romagna, società in capo alla Regione e quindi non rientrano nella rete Rfi. I lavori di elettrificazione, avviati nel 2022, sono stati realizzati con un investimento di 58 milioni di euro anche con i fondi del Pnrr.
Fer, in varie occasioni, ha sottolineato come questi interventi di riqualificazione siano anche a servizio della logistica merci: la continuità della trazione elettrica consentirà di rafforzare i collegamenti tra il porto di Ravenna, il corridoio del Brennero e le principali direttrici europee del traffico merci. Basta dare uno sguardo alla mappa della rete di Ferrovie Emilia-Romagna per evidenziare come l’asse mediopadano regionale di fatto si compone di due direttrici che convergono entrambe su Poggio Russo, punto di connessione verso il Brennero, la prima proveniente da Parma e quindi dalla Spezia, l’altra da Ferrara e Ravenna.
La domanda da porsi però è: le ambizioni espresse da Fer possono contare su una rete effettivamente adeguata al traffico merci? Possiamo subito osservare che a dire il vero, la rete non presenta caratteristiche del tutto omogenee. La Ferrara-Poggio Rusco, lunga circa 47 chilometri, negli Anni Ottanta del secolo scorso è stata ammodernata anche con rettifiche di tracciato, riqualificandola e facendola diventare una mediopadana merci alternativa alle direttrici principali su Bologna e Padova più cariche di traffico. La Parma-Suzzara sconta invece caratteristiche meno favorevoli, come velocità di esercizio, massa trasportabile, sagoma, moduli dei binari di incrocio in varie stazioni, oltre a essere costellata da numerosissimi passaggi a livello. Per creare un vero itinerario alternativo per le merci dal Brennero verso la linea Pontremolese e quindi verso il porto della Spezia servirebbero interventi ben più corposi rispetto alla semplice elettrificazione.
Oltretutto ci sono da registrare ulteriori novità a favore della Ferrara-Poggio Rusco. Dopo un avvio travagliato, ritardi e problemi di varia natura tra i quali anche difficoltà geologiche legate alle falde, proseguono ormai verso la giusta direzione i lavori che riguardano il nodo ferroviario di Ferrara. Sono molteplici i risultati che si vogliono raggiungere, tra i quali quello di valorizzare il trasporto merci creando un collegamento diretto tra il porto e la darsena industriale di Ravenna con la ferrovia del Brennero. La prima fase dei lavori che comprende una galleria di 850 metri e che quindi permette l’interramento della linea ferroviaria nel nodo cittadino si è conclusa con un investimento di 66 milioni di euro. Il trasferimento del traffico nella nuova galleria avverrà nell’autunno 2026.
Ora prende il via la seconda fase dell’intervento, legata al completamento della bretella che elimina le interferenze stradali e crea un’infrastruttura più efficiente per il traffico merci lungo l’asse tra il porto di Ravenna e il Brennero. Nei dettagli si realizza un raccordo tra la Ferrara-Codigoro e la Ferrara-Ravenna-Rimini, raccordate nel tunnel, con la Suzzara-Ferrara consentendo ai treni merci che operano tra il porto di Ravenna e il Brennero di non entrare nella stazione di Ferrara, dove oltretutto finora hanno dovuto invertire il senso di marcia con ulteriori oneri sul servizio di manovra.
Piermario Curti Sacchi































































