Anche se il primato del più rapido ed efficace utilizzo dei fondi comunitari destinati alle infrastrutture spetta alla Spagna che con 4mila chilometri ha sviluppato la più estesa rete ferroviaria europea ad alta velocità, anche la Romania ha saputo impegnare al meglio gli stanziamenti concessi da Bruxelles e ora ne raccoglie i frutti, anche se restano ancora molti investimenti da fare. La Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea nel gennaio 2007. Dopo i primi anni spesi per raggiungere un’effettiva integrazione nel contesto comunitario, è negli ultimi quindici anni che ha avviato investimenti nelle infrastrutture e in particolare in quelle ferroviarie. Buona parte delle risorse europee sono state garantite dal Fondo di Coesione, lo strumento finanziario dell’Unione Europea dedicato agli Stati membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90% della media comunitaria: il programma d’interventi 2021-2027 finanzia progetti infrastrutturali, ambientali ed energetici in quindici Paesi, soprattutto nell’Europa orientale e meridionale.
Alla Romania nel corso di questi anni sono stati assegnati in tutto dieci miliardi di euro. Grazie a questi fondi sono stati realizzati interventi di ammodernamento, potenziamento o nuove costruzioni lungo 600 chilometri di ferrovie, mentre i lavori sono in corso su ulteriori 900 chilometri della rete nazionale con un impegno economico stimato in sei miliardi di euro. Per comprendere la portata di questi investimenti occorre ricordare che le ferrovie romene Căile Ferate Române (Cfr) si estendono per poco più di 10mila chilometri a scartamento ordinario, dei quali circa 4mila sono elettrificati con il moderno standard europeo a 25 kV in corrente alternata a frequenza industriale.
I finanziamenti dell’Unione Europea sono stati destinati principalmente alle direttrici che rientrano nella rete Ten-T con i loro relativi corridoi in Romania, in particolare quello indicato come Reno-Danubio e quello di più recente costituzione come Baltico-Mar Nero-Egeo. Oltre l’80% delle risorse è stato impegnato per il radicale ammodernamento della direttrice Reno-Danubio che collega Curtici, nodo di confine con l’Ungheria a Constanța (Costanza), il più importante porto rumeno e il maggiore scalo sul Mar Nero, soprattutto per i container.
Questo corridoio si sviluppa per oltre 800 chilometri e rappresenta il principale asse che tocca Timișoara e la capitale Bucarest. Numerose sono le nuove opere d’arte previste lungo questa direttrice ferroviaria, come due lunghi tunnel in fase di esecuzione tra Brașov e Sighișoara, nella regione della Transilvania, che saranno completati nel 2028, mentre lo stato di avanzamento dei lavori da quest’ultima località a Simeria, verso Timișoara per circa 180 chilometri, sfiora il 100%.
L’obiettivo principale di questi investimenti è creare un rapido ed efficiente collegamento per le merci, oltre che per i passeggeri, in modo da valorizzare quella che rappresenta la principale risorsa rumena, vale a dire il porto di Constanța, dove si sono già concentrati importanti investimenti per potenziare i raccordi con la rete ferroviaria principale. Per questo motivo le ferrovie della Romania puntano molte risorse sullo sviluppo anche dell’intermodalità insieme all’estensione dell’elettrificazione della rete secondo gli standard europei. Per favorire il trasporto merci e quindi l’interoperabilità, uno degli obiettivi principali da raggiungere in via prioritaria è l’adeguamento su tutta la rete del carico assiale a 22,5 tonnellate, insieme alla possibilità di movimentare treni a modulo 740 metri e tutti sotto la catenaria elettrica.
Piermario Curti Sacchi







































































