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  • Sequestro di cocaina all’Interporto di Bologna

    Sequestro di cocaina all’Interporto di Bologna

    La Guardia di finanza ha sequestrato 32,9 chilogrammi di cocaina nascosti nell'abitacolo di un camion fermo all'Interporto di Bologna e arrestato il conducente. Il carico avrebbe potuto fruttare fino a 5,5 milioni di euro.

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    Ceccarelli Group entra nelle spedizioni marittime

    Ceccarelli Group avvia da luglio una nuova divisione dedicata al trasporto marittimo, con sede a Trieste e inserita in Cursor, la divisione internazionale del gruppo. L'obiettivo è offrire un unico interlocutore lungo l'intera filiera, dalle spedizioni via mare alle operazioni doganali, fino a stoccaggio e distribuzione.

    L’autotrasporto protesta per tre giorni al porto di Ravenna

    Illustrazione: TrasportoEuropa IA

    Con lo slogan "Ravenna non spegne i motori", il 23 marzo 2026 un gruppo di autotrasportatori autoconvocati ha avviato a tre giorni di protesta al porto di Ravenna, con presidi ai varchi portuali e blocco volontario dei veicoli industriali in transito sull'asse porto-retroporto. La protesta, che dovrebbe durare fino al 25 marzo, ha portato all'attenzione pubblica una crisi di redditività che coinvolge in particolare i padroncini e le piccole imprese del settore, schiacciati tra costi operativi in costante aumento e tariffe che non tengono il passo con i rincari.

    Il fattore scatenante è il gasolio, il cui prezzo si mantiene intorno ai due euro al litro, nonostante la riduzione dell’accisa. Ma gli autotrasportatori in presidio hanno chiarito che il problema è più ampio: "Sono aumentati tutti i costi e non riusciamo a ripagare le spese", hanno dichiarato ai microfoni di RavennaWebTv. Oltre al carburante — che riguarda anche l'Hvo, il biocarburante idrotrattato alternativo al gasolio fossile — pesano le manutenzioni, i pedaggi autostradali, le assicurazioni e gli oneri finanziari per chi ha investito in veicoli di nuova generazione conformi alle norme Euro VI.

    Chi ha promosso la mobilitazione non è riconducibile alle principali organizzazioni di rappresentanza del comparto. Gli autoconvocati sono professionisti del trasporto che operano stabilmente sulle rotte dello scalo ravennate ma che non si riconoscono nei percorsi negoziali in corso e hanno scelto la via della pressione diretta, mettendo sotto i riflettori uno snodo logistico di rilevanza nazionale. Su questo punto si è consumata una frattura. Il Comitato Unitario dell'Autotrasporto della provincia di Ravenna — che riunisce Cna Ravenna, Confartigianato Ravenna, Confcooperative Romagna-Estense e Legacoop Romagna — ha preso formalmente le distanze dalla protesta.

    Il Cuar, che nei giorni precedenti aveva già denunciato rincari "giornalieri" di gasolio e Hvo con comunicati che mettevano in guardia sulla tenuta economica delle imprese associate, ha giudicato la manifestazione "una scelta che non condividiamo", ritenendola non solo inopportuna ma potenzialmente dannosa per l'operatività del porto, per gli spedizionieri e per le stesse imprese dell'autotrasporto strutturato. Le associazioni hanno anche chiesto alle Autorità locali e alle Forze dell'ordine "massima collaborazione, vigilanza e presidio" per garantire sicurezza e libertà di lavoro ai conducenti non aderenti allo sciopero, segnalando il rischio di tensioni ai cancelli.

    La posizione del Cuar si fonda su un argomento: a pochi giorni dall'avvio della protesta, il tavolo con l'Associazione degli Spedizionieri di Ravenna aveva già prodotto un primo risultato. Le parti hanno concordato di riconoscere a cadenza bisettimanale l'impatto dell'aumento del gasolio sui servizi di trasporto, creando un meccanismo di adeguamento tariffario periodico che il Comitato definisce un esito "rilevante". In parallelo, il Governo aveva varato misure nazionali di attenuazione del caro carburanti, tra cui tagli temporanei alle accise e crediti d'imposta per le imprese del settore. Per il Cuar, questo doppio binario — dialogo con la committenza e pressione politica a livello nazionale — rappresenta la risposta strutturalmente più efficace alla crisi. La logica è quella della contrattazione responsabile tra le parti, opposta alla mobilitazione spontanea che rischia di incrinare i rapporti con spedizionieri e operatori portuali senza produrre risultati stabili.

    Gli spedizionieri, controparte contrattuale dei vettori, avevano già mostrato apertura al riconoscimento dei maggiori costi prima della protesta, inserendosi in un clima negoziale che le associazioni di categoria descrivono come costruttivo. Il sistema portuale nel suo complesso — terminalisti, cooperative portuali, operatori logistici e imprese manifatturiere dipendenti dai flussi di merci — ha vissuto i tre giorni di presidio con preoccupazione, consapevole che qualsiasi rallentamento agli accessi si traduce in un danno immediato per la filiera.

    Al 24 marzo le cronache locali confermano la protesta in corso senza riportare dati puntuali su numero di mezzi coinvolti, entità delle code o interventi delle forze dell'ordine. La mobilitazione è rimasta nei termini di un presidio visibile, senza blocchi totali documentati ai varchi. Le associazioni di categoria continuavano a ribadire via stampa la propria posizione di distanza, insistendo sul percorso negoziale.

    P.R.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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