Dal 1° novembre 2026 ogni articolo venduto a distanza da un Paese extra-UE e immesso in libera pratica nell’Unione Europea paga 2 euro di Union Handling Fee, la commissione di gestione doganale fissata dal Regolamento Delegato (UE) 2026/2152 della Commissione Europea. Il testo, adottato il 21 settembre 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 22 ottobre, attua l’articolo 20, paragrafo 2, del nuovo Codice Doganale dell’Unione (Regolamento UE 2026/2108) e si applica a prescindere dal valore della merce. Per articolo si intende l’insieme dei beni della stessa spedizione che hanno la medesima sottovoce tariffaria e la medesima origine, quindi una spedizione può contenerne uno o più.
Il Regolamento giustifica l'importo con i costi delle procedure doganali, dei controlli, del personale e dei sistemi informatici. La commissione non è rimborsabile, nemmeno in caso di reso, perché è il corrispettivo di un servizio che la dogana ha già svolto. Si somma al dazio forfettario di 3 euro per articolo, introdotto in via temporanea dal Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio e applicato dal 1° luglio 2026 alle spedizioni di valore inferiore a 150 euro fino al 1° luglio 2028, mentre la commissione non ha soglia di valore né scadenza. I 2 euro restano fissati per il biennio 2026-2028, al termine del quale la Commissione Europea presenterà una relazione sui costi sostenuti per valutarne l’eventuale adeguamento.
Intanto in Italia sembra tramontare il contributo sui piccoli pacchi extra-europei, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026, più volte rimandato e, secondo Confetra, abolito dalla Finanziaria 2027 (che però non è ancora stata approvata). In una nota diffusa il 2 novembre, la Confederazione del trasporto ha infatti annunciato la prevista abolizione, chiesta più volte dalla stessa Confetra. Il presidente Carlo De Ruvo ha ribadito che un prelievo nazionale isolato avrebbe penalizzato gli scali e gli snodi logistici italiani a vantaggio di quelli di Germania, Belgio e Paesi Bassi, con la delocalizzazione dello sdoganamento e un calo dei traffici che avrebbe privato il Paese del gettito doganale, dell’Iva e dell’indotto della filiera. La scelta, ha aggiunto, evita distorsioni concorrenziali, tutela i controlli e la sicurezza sulle merci in entrata e riallinea l’Italia alla disciplina dell’Unione Europea.
Antonio Illariuzzi
































































