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    Petroliere e portacontainer colpite non solo nel Golfo Persico

    • Nella sola giornata dell'11 marzo, almeno sei navi mercantili sono state bersaglio di attacchi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz: tre portarinfuse e portacontainer nello Stretto, due petroliere in acque irachene.
    • La Source Blessing, portacontainer charter da 2.700 teu noleggiata a Maersk per il servizio Oman Gulf Shuttle della rete Gemini, è stata colpita il mattino del 12 marzo da schegge mentre era in attesa all'ancora: l'equipaggio è illeso, il fuoco è stato domato rapidamente, ma l'episodio dimostra che la minaccia si estende ormai ben oltre il transito dello Stretto.
    • Il prezzo del greggio Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha proposto un rilascio record di 172 milioni di barili di riserve strategiche Usa, mentre Maersk stima in almeno una settimana i tempi di normalizzazione della propria rete una volta raggiunto un eventuale cessate il fuoco.

     

    Alle prime ore del 12 marzo 2026, una portacontainer charter di Hapag-Lloyd è stata colpita da schegge nel Golfo Persico. È la Source Blessing, che ha una capacità di 2.700 teu ed era stata noleggiata a Maersk nell'ambito del servizio Oman Gulf Shuttle, che collega i porti interni del Golfo agli scali di Sohar e Salalah situati al di fuori dello Stretto di Hormuz. Secondo la comunicazione ufficiale di Hapag-Lloyd, l'equipaggio è rimasto illeso e il personale di bordo ha domato l'incendio in tempi rapidi, riportando la situazione sotto controllo. Il dato rilevante non riguarda però soltanto l'entità materiale dei danni: la Source Blessing non stava tentando di attraversare lo Stretto, né si trovava nelle immediate vicinanze della rotta di transito. Era ferma all'ancora, in attesa, da quando — sei giorni prima dell'attacco — Hapag-Lloyd aveva disposto la sospensione del servizio Ogs a causa del conflitto in corso. La nave era, in altri termini, una delle unità "intrappolate" nel Golfo sin dall'inizio delle ostilità.

    L'attacco alla Source Blessing arriva al termine di una giornata, quella dell'11 marzo 2026, già definita da Reuters e Bloomberg "tra le più pesanti dall'inizio del conflitto" per il numero di navi mercantili coinvolte. Nella mattinata dell'11 marzo, Uk Maritime Trade Operations (Ukmto) e numerose agenzie di stampa hanno confermato tre attacchi nello Stretto di Hormuz e nelle acque adiacenti. La portacontainer giapponese One Majesty è stata colpita alle 01.58 Gmt circa 25 miglia nautiche a nord-ovest di Ras al-Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti, riportando danni minori allo scafo con l'equipaggio illeso. Pochi minuti dopo, alle 02.05 Gmt, la bulk carrier thailandese Mayuree Naree (30.197 dwt), controllata da Precious Shipping, è stata colpita da un proiettile 11 miglia nautiche a nord dell'Oman, provocando un incendio che ha reso necessaria l'evacuazione parziale dei 23 membri di equipaggio, successivamente tratti in salvo dalla Royal Thai Navy. Nella stessa fascia oraria è stata colpita anche la bulk carrier Star Gwyneth, battente bandiera delle Isole Marshall e di proprietà dell'armatore greco Star Bulk, localizzata circa 50 miglia nautiche a nord-ovest di Dubai. La società di risk management Vanguard ha confermato che l'equipaggio era in salvo e non si registravano perdite di carico.

    Nella notte tra l'11 e il 12 marzo, il teatro degli attacchi si è spostato verso nord, nelle acque territoriali irachene in prossimità dei porti di Basra e Umm Qasr. Secondo quanto riportato da video diffusi da Autorità portuali irachene, due petroliere cariche di prodotti petroliferi imbarcati in Iraq sono state attaccate da imbarcazioni rapide armate con esplosivo, che si sono avvicinate agli scafi provocando incendi documentati dalle riprese dell'Autorità portuale. Le unità coinvolte sarebbero la Safesea Vishnu (bandiera Isole Marshall) e la Zefyros (bandiera di Malta). Le Autorità irachene hanno comunicato un morto e 38 membri di equipaggio tratti in salvo, con operazioni di ricerca e soccorso ancora in corso al momento della diffusione della notizia. L'Iran ha rivendicato l'attacco ad almeno una delle petroliere, definendola una nave "di proprietà statunitense" e collegando esplicitamente l'azione alle operazioni militari di Stati Uniti e Israele nel Golfo, secondo quanto riferito da Investing.com. La versione iraniana non coincide però in tutti i dettagli con le informazioni diffuse dai porti iracheni e dalle società di intelligence marittima.

    Il quadro che emerge da questi episodi è quello di una progressiva estensione geografica della minaccia. Gli attacchi non si limitano più alle navi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, la strettoia attraverso cui transita circa il 20% del commercio petrolifero mondiale: colpiscono anche unità ferme all'ancora, petroliere nelle acque territoriali di un Paese terzo come l'Iraq, e navi di nazionalità molto diverse tra loro, giapponese, thailandese, greco-marshallese, maltese. Ukmto ha emesso avvisi raccomandando alle navi in transito di mantenere la massima vigilanza, aggiornare i piani di sicurezza e valutare deviazioni di rotta.

    Le conseguenze per le compagnie del container si stanno aggravando. A.P. Møller-Maersk ha comunicato al Wall Street Journal di avere dieci portacontainer bloccate nel Golfo Persico e di stimare in almeno una settimana i tempi necessari per riprendere le operazioni normali dopo un eventuale cessate il fuoco che riaprisse lo Stretto. L'analista senior Haider Anjum di Jyske Bank ha sottolineato in una nota che la questione non riguarda soltanto le navi ferme: "La grande sfida sta nei ritardi che si accumulano sull'intera rete globale di contenitori di Maersk." Si tratta di un effetto a cascata che si propaga lungo tutte le rotte collegate agli scali che sarebbero normalmente serviti dal Golfo, dall'Asia meridionale al Mediterraneo orientale.

    Un ulteriore elemento di complessità riguarda i transiti di navi con i transponder disattivati. Tra il 5 e il 10 marzo due petroliere dirette in India con un carico combinato di tre milioni di barili di greggio iracheno e saudita avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz con i sistemi di identificazione automatica spenti. Un funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che l'Iran non avrebbe autorizzato il passaggio di queste navi, aprendo interrogativi sulla reale capacità di controllo dello Stretto e sulle pratiche adottate dagli operatori per ridurre l'esposizione alla minaccia, con conseguenze significative per la tracciabilità dei carichi e la gestione del rischio assicurativo.

    Sul piano dei mercati energetici, gli attacchi dell'11 e 12 marzo hanno contribuito a riportare il prezzo del Brent sopra i 100 dollari al barile. L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha proposto un rilascio record di riserve strategiche, con un contributo di 172 milioni di barili provenienti dalla Strategic Petroleum Reserve statunitense, per attenuare l'impatto delle interruzioni dei flussi dal Golfo. Un portavoce del Governo iraniano, citato da Bbc, ha dichiarato che "il mondo deve prepararsi al petrolio a 200 dollari", collegando esplicitamente il livello dei prezzi alla stabilità regionale.

    M.L.

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