Il Middle Corridor potrebbe diventare una grande opportunità economica anche per l’Europa se solo ne apprezzasse i vantaggi e la convenienza invece di considerarlo solo una via di transito alternativa per la Cina. La visione che l’Europa ha del Corridoio di Mezzo è alquanto riduttiva, come emerge da un’analisi della consulente di logistica Irina Birman riportata dal portale specializzato RailFreight.com. I Paesi europei, insieme alle loro istituzioni e alle aziende comunitarie mostrano un impegno limitato su larga scala nel contesto del Middle Corridor, a parte alcune eccezioni, come Msc e Maersk che ne hanno compreso le potenzialità. L’Europa invece rischia di perdere questa opportunità se non coltiva questa relazione con maggiore impegno e consapevolezza.
Il Middle Corridor, o Trans-Caspian International Transport Route, è una rotta commerciale multimodale di quattromila chilometri che collega la Cina all’Europa attraverso l’Asia Centrale, il Mar Caspio, l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia. Questa direttrice può rappresentare un’alternativa più veloce alle rotte settentrionali e si estende su ferrovie e vie marittime, con l’obiettivo di stimolare il commercio, la connettività e lo sviluppo delle infrastrutture, anche perché attraversa un’area geografica dove risiedono quasi cento milioni di abitanti.
Appare riduttivo considerare il Middle Corridor solo come un collegamento punto-punto tra Europa e Cina, in quanto può mettere in rete l’economia e i mercati di Kazakistan, Uzbekistan, Azerbaigian e Georgia che rappresentano partner commerciali con un enorme potenziale ancora inesplorato per l’Unione Europea. Questi Paesi hanno ormai compreso le opportunità che possono nascere dall’essere inseriti in questa direttrice e si stanno attivamente impegnando nel dar vita a terminal e centri logistici, dove la cooperazione internazionale svolge un ruolo fondamentale. Per esempio, l’Uzbekistan, che non ha sbocchi sul mare, trae vantaggi dalla sinergia con la Georgia che può mettere in rete i propri porti sul Mar Nero. E ancora più significativo è il fatto che alcuni Paesi dell’Asia centrale stanno investendo in Europa, come le ferrovie del Kazakistan che insieme a partner cinesi stanno realizzando un terminal intermodale vicino alla capitale ungherese Budapest.
Questo attivismo non può far passare in secondo piano l’esigenza di potenziare e ammodernare quelle infrastrutture che ancora mancano o sono insufficienti e che rappresentano un ostacolo in alcune aree. Molti tratti del Middle Corridor sono in fase di aggiornamento o sono già stati adeguati, ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento. Inoltre, questa direttrice presenta ancora diversi colli di bottiglia dal punto di vista burocratico e doganale che vanno superati con un migliore coordinamento transfrontaliero. Ma secondo l’analisi riportata da RailFreight.com si è comunque sulla buona strada: i tempi di transito si sono ridotti e sono aumentati i collegamenti che sfruttano le rotte del Mar Caspio, mentre sono cresciuti gli investimenti economici da parte della Cina.
Al contrario, l’Europa sembra avere un atteggiamento passivo, continua a rimanere solo spettatrice, rischiando di perdere l’opportunità di porsi come attore protagonista nel mercato dell’Asia centrale, anziché consideralo solo un luogo di transito. Ma forse tutto questo non può stupire più di tanto in quanto l’Unione Europea non è un unico soggetto politico-economico e lo si è visto nella fatica a formulare un piano condiviso come quello conosciuto con il nome di NextGenerationEU.
Piermario Curti Sacchi






































































