Se c’è un Paese che ha tratto vantaggi dal conflitto tra Russia e Ucraina, questo è sicuramente la Georgia. Collocata nel Caucaso meridionale e affacciata sulla riva orientale del Mar Nero, ha messo da parte antichi conflitti locali come quello che riguarda l’Ossezia per inserirsi rapidamente nelle nuove rotte alternative tra la Cina e l’Unione Europea. Ma non solo, perché Tblisi ha subito sfruttato politicamente la nuova situazione internazionale. L’invasione russa dell’Ucraina è del febbraio 2022 e la Georgia appena un mese dopo ha presentato la domanda per l’adesione all’Unione Europea, lasciando aperta anche la porta per un coinvolgimento all’interno della Nato.
Il cambio di passo politico si è tradotto anche in un repentino risveglio nei trasporti. Già a fine 2022 il volume delle merci trasportate per ferrovia è aumentato di oltre il 22%, mentre il fatturato è cresciuto di circa il 45%, trainato in gran parte dai nuovi flussi in transito. Ciò ha dimostrato in modo chiaro la rapidità di come le rotte commerciali possono adattarsi ai mutamenti geopolitici. Anche se il trasporto su strada resta nettamente predominante rispetto alle altre modalità insieme a quello marittimo, le ferrovie stanno acquisendo un ruolo sempre più significativo: circa il trenta perento del volume totale delle merci viaggia sulle rotaie. E questa quota, più che per le relazioni interne è legata ai flussi internazionali.
Dal punto di vista infrastrutturale anche qui le autorità della Georgia non hanno perso tempo. Nel 2024 si sono conclusi i lavori di adeguamento e potenziamento secondo gli standard internazionali della linea Baku-Tbilisi-Kars, conosciuta anche attraverso la sigla Btk, la più importante direttrice ferroviaria del Paese, che si riallaccia da una parte con l’Azerbaigian e dall’altra con la Turchia. Questo itinerario rappresenta non più del 15% della capacità totale del trasporto ferroviario georgiano, ma i volumi effettivi delle merci in transito raggiungono il 30%. Solo considerando la tratta in Georgia, prima dei lavori di adeguamento la capacità era limitata a un milione di tonnellate l’anno, aumentata di cinque volte appena l’anno successivo dopo il suo potenziamento.
La Baku-Tbilisi-Kars è compresa nel Middle Corridor (noto anche come Trans-Caspian International Transport Route), anche se non rappresenta l’unica opzione nei collegamenti tra l’Asia e l’Europa in questa regione geografica. A partire dal primo anno del conflitto Russia-Ucraina i traffici sono letteralmente esplosi con un aumento, secondo fonti locali, del 116%. Nel corso del 2025 si è assistito a un triplicamento del trasporto di container, dovuto soprattutto al transito di treni completi.
La Georgia riesce così a sfruttare al meglio le sue potenzialità anche grazie ai porti sul Mar Nero, in particolare Poti e Batumi sui quali sono state spese importanti risorse. Nel corso del 2026 le ferrovie georgiane hanno avviato un piano di ulteriori investimenti per oltre 300 milioni di euro destinati soprattutto all’acquisto di materiale rotabile moderno, dove resta ancora molto da fare. Ma le sfide non si fermano qui.
I nuovi progetti riguardano anche Anaklia, una località finora nota soprattutto per la sua vocazione turistica e balneare dopo aver avuto in passato un ruolo secondario come base minore della flotta militare sovietica. Nel corso del 2026 prendono il via i lavori di costruzione di un raccordo ferroviario merci elettrificato lungo circa 17 chilometri che collegherà direttamente la linea ferroviaria principale con il porto valorizzando la sua funzione commerciale. Nonostante i negoziati di adesione all’Unione Europea non abbiano fatto sostanziali passi avanti, la Georgia è sempre più integrata nell’ambito comunitario in molte organizzazioni intergovernative tra le quali la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) un motore importante per favorire l’economia di mercato, attrarre investimenti e favorire le infrastrutture.
Piermario Curti Sacchi






































































