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Podcast K44

Cronaca

  • Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno sottoposto a sequestro preventivo 33mila litri di benzina di contrabbando, dichiarata come solvente nei documenti di trasporto, e l'autoarticolato utilizzato. Denunciato per contrabbando di prodotti petroliferi il conducente ungherese del mezzo, fermato al valico di Tarvisio.

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  • L’indiana Adani Ports punta ai porti britannici di Abp

    L’indiana Adani Ports punta ai porti britannici di Abp

    Il gruppo indiano Adani sta valutando l'acquisizione della quota di controllo di Associated British Ports, oggi in mano ai fondi pensione canadesi Cppib e Omers, che hanno incaricato Morgan Stanley per una cessione stimata oltre 10 miliardi di sterline. Nessuna offerta formale è stata ancora presentata.

Autotrasporto

  • Sosta sicura di Enilive in Austria col primo parcheggio Gold

    Sosta sicura di Enilive in Austria col primo parcheggio Gold

    Enilive Austria ha aperto a St. Marienkirchen bei Schärding, lungo l'autostrada A8 Innkreis, il primo parcheggio per veicoli industriali del Paese certificato Gold secondo lo standard Sstpa. La struttura da 74 posti rientra in un progetto dell'Unione Europea per l'ammodernamento di cinque aree di sosta tra Austria, Italia e Germania.

    Il petrolio raggiunge i 116 dollari e rischio forniture Gnl

    Il 19 marzo 2026 il petrolio Brent supera i 116 dollari al barile, con picchi intraday vicini ai 119 dollari, mentre il West Texas Intermediate si attesta nell'area tra 97 e 100 dollari. I rialzi nella seduta oscillano tra il 3 e il 6 per cento, e dall'avvio del conflitto con l'Iran, il 28 febbraio, il Brent ha guadagnato oltre il 50 per cento rispetto ai livelli pre-bellici, quando viaggiava intorno agli 80 dollari.

    L'innesco diretto del balzo odierno è duplice. Da un lato, attacchi israeliani colpiscono la raffineria di Asaluyeh, sulla costa iraniana, e le strutture connesse al giacimento di gas South Pars, cuore della produzione di Gnl iraniano. Dall'altro, missili iraniani raggiungono il complesso industriale di Ras Laffan, in Qatar, provocando incendi e interruzioni delle attività, senza tuttavia causare vittime secondo le prime comunicazioni ufficiali di QatarEnergy. Ras Laffan è il principale polo d'esportazione di gas naturale liquefatto del mondo e da solo copre circa un quinto del commercio globale di Gnl. Il Governo del Qatar definisce l'episodio "una grave escalation" che minaccia la sicurezza energetica regionale e mondiale.

    A questi eventi si somma la dichiarazione iraniana secondo cui gli impianti petroliferi e del gas di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar saranno considerati obiettivi legittimi in caso di ulteriori attacchi all'infrastruttura energetica iraniana. Il mercato prezza il rischio di una perdita compresa tra 7 e 10 milioni di barili al giorno di produzione, pari al 7-10 percento della domanda mondiale, in uno scenario in cui lo Stretto di Hormuz — da cui transita circa il 20 percento delle esportazioni mondiali di petrolio e Gnl — potesse essere anche solo parzialmente ostacolato.

    L'effetto sull'Europa passa soprattutto attraverso il gas naturale. Il benchmark europeo Ttf registra un balzo fino al 35 per cento nella sola giornata del 19 marzo, portandosi a livelli più che doppi rispetto al periodo precedente al conflitto. I contratti forward Gnl per il 2026 sui mercati asiatici, che prima dell'escalation si collocavano nell'area tra 12 e 13 dollari per milione di Btu, scontano ora un rischio di offerta aggiuntivo che le analisi di Bernstein e Kpler considerano strutturalmente superiore alle previsioni elaborate a inizio anno, quando si stimava un prezzo medio 2026 intorno ai 9-10 dollari per milione di Btu.

    In Italia, la trasmissione dei rincari internazionali ai prezzi alla pompa è già in atto e misurabile. Secondo i dati ufficiali del ministero delle Imprese, il prezzo medio nazionale del gasolio self registrato il 17 marzo era pari a 2,09 euro al litro, con un aumento di 2 centesimi rispetto al giorno precedente. Sulla rete autostradale lo stesso prodotto raggiungeva già 2,15 euro al litro. Per la giornata del 19 marzo, i dati Mimit confermano un livello medio del gasolio self superiore ai 2,10 euro al litro, con variazioni tra regioni; un valore esemplificativo è quello dell'Abruzzo, dove la media self si attesta a 2,103 euro al litro. Il biocarburante Hvo ha raggiunto, secondo una nostra rilevazione presso un grande acquirente, il prezzo di 1,687 + Iva euro al litro, nell’ extra-rete.

    Il meccanismo di trasmissione dalle quotazioni internazionali alla rete distributiva italiana è stato analizzato in studi di Figisc-Anisa, che mostrano come a incrementi marcati delle quotazioni Platts dei prodotti raffinati corrispondano rialzi ai listini nazionali nell'ordine di 8-20 centesimi al litro nel giro di pochi giorni. Nel caso attuale, il rialzo del Brent di circa 35-36 dollari al barile dall'inizio del conflitto rende plausibile, secondo le stesse elaborazioni, un trasferimento complessivo di 15-20 centesimi al litro rispetto ai livelli pre-guerra, con la possibilità che ulteriori incrementi si materializzino nei giorni successivi.

    Per gli operatori dell'autotrasporto e della logistica, il gasolio rappresenta tipicamente tra il 25 e il 35 per cento dei costi variabili totali di un'impresa di trasporto su strada: un aumento di 15-20 centesimi al litro, su consumi medi di un mezzo pesante tra 30 e 35 litri per 100 chilometri, si traduce in un aggravio di 4,5-7 euro ogni 100 chilometri percorsi. Su una flotta attiva e percorrenze annue medie di 120-150mila chilometri per veicolo, l'impatto si misura in migliaia di euro per unità, rendendo urgente per le imprese riaprire i confronti con la committenza sulle clausole di adeguamento del costo carburante, laddove presenti nei contratti di trasporto.

    Sul fronte degli scenari, diversi analisti citati dalla stampa finanziaria internazionale indicano come possibile, in caso di escalation ulteriore o di blocco anche parziale di Hormuz, un Brent nell'area tra 120 e 150 dollari al barile. Si tratta di ipotesi, non di previsioni consolidate: la volatilità attuale rende qualsiasi proiezione soggetta a revisioni rapide, e i mercati restano sensibili sia a sviluppi diplomatici sia a eventuali decisioni dell'Opec+ riguardo all'offerta.

    P.R.

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