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Le banche sfuggono al fallimento Artoni


Le banche esposte con Artoni Trasporti sono riusce a recuperare una buona parte del loro credito prima della dichiarazione dello stato d'insolvenza. Ciò era emerso circa un anno fa, come scrive il Commissario Giudiziale, Sergio Beretta, nella relazione del settembre 2017: "Si rileva che nel corso dell'esercizio 2017 il debito bancario si è ridotto per circa 30 milioni di euro per effetto dell'incasso di crediti di Artoni Trasporti, a discapito – ovviamente – di tutti i creditori della Società di rango superiore e/o del medesimo rango; sarà cura del Commissario Straordinario, ovvero del Curatore, valutare l'eventuale pregiudizio che tale rientro possa aver arrecato al ceto creditorio".
Ora ciò viene confermato dalle domande d'insinuazione al passivo, che alla voce banche mostrano – secondo un articolo del quotidiano Reggionline del 21 maggio 2018 – una esposizione complessiva di 18 milioni di euro, a fronte di un debito totale stimato in 152 milioni di euro. Solo sette banche compaiono nel lungo elenco dei creditori di Artoni Trasporti, che comprende dipendenti, fornitori di beni e servizi (tra cui imprese di autotrasporto), professionisti e l'Agenzia delle Entrate, che vanta un credito di 26 milioni di euro. Inoltre, quindici dei 18,8 milioni chiesti dalle banche sono crediti di natura privilegiata, quindi hanno la precedenza.
Il giornale reggino elenca anche le banche creditrici, con le relative somme. Quella più esposta, con circa dieci milioni, è Cariparma, nel cui consiglio di amministrazione ha partecipato anche Anna Maria Artoni. Gli altri principali creditori bancari sono Bper (3,2 milioni), Unicredit (2,6 milioni) e Banca Intesa (quasi due milioni). Gli altri istituti bancari esposti sono Banco Bpm, Emilbanca e Montepaschi Siena.

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