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Fita critica verso nuovo Codice della Strada

La riforma del Codice della Strada che il Governo sta attuando non piace alla Fita Cna: "Manca una visione d'insieme che possa fare da bussola a modifiche equilibrate, in grado di coniugare innovazione e sicurezza, riforma organica del mercato e situazioni consolidate, oltre a liberalizzazioni e legalità", spiega l'associazione in una nota diffusa all'inizio di giugno 2019. Il primo punto critico riguarda la norma che riduce la massa complessiva dei trasporti eccezionali con carichi divisibili da 108 a 86 tonnellate. Questa, secondo la Fita, è "una modifica che si basa forse su una lettura distorta della realtà. I veicoli industriali con una capacità di carico a 108 tonnellate, infatti, sono ritenuti a torto gli unici responsabili dell'usura dei ponti. Tuttavia, i dati dimostrano che sono diversi i fattori alla base dei loro crolli, a partire da una scarsa manutenzione".
L'associazione afferma che in questo caso il legislatore dovrebbe concentrarsi per prima cosa sulla realizzazione del Catasto delle strade, che è previsto fin dal 1982. questo strumento "consentirebbe la verifica puntuale dello stato delle infrastrutture viarie, in modo da garantire la circolazione in sicurezza. La digitalizzazione e la messa in rete del catasto stradale permetterebbero, infatti, l'individuazione immediata di percorsi alternativi, con l'indicazione della loro effettiva tolleranza di peso e di tutte le altre informazioni utili alla circolazione dei mezzi, pesanti e leggeri". Invece, con la riduzione della massa complessiva "per i trasporti eccezionali si configura un serio rischio di paralisi", anche perché manca una norma transitoria "che consenta di ammortizzare il costo dei mezzi, che prevedono specifiche caratteristiche costruttive a seconda della capacità di carico".
Alla Fita non piace neppure l'aumento dei pesi e delle dimensioni delle macchine agricole e dei loro rimorchi, che in alcuni casi arrivano a una massa complessiva di 44 tonnellate, ossia lo stesso dei complessi veicolari dell'autotrasporto. "In questo caso, si accentua un problema di sicurezza. Per i trattori agricoli, infatti, andrebbe rispettato l'articolo 111 del vigente Codice della Strada (e successive norme di attuazione) che stabiliva fin dal primo luglio 2016 la revisione delle macchine agricole più obsolete al fine di accertarne lo stato di efficienza e di sicurezza. Una condizione da troppo tempo disattesa". Inoltre, questa norma potrebbe incentivare l'abusivismo nell'autotrasporto, perché i rimorchi agricoli potrebbero essere usati per trasportare merci in conto terzi.
Una situazione di cui si avrebbero già riscontri e che sono state segnalate al ministero dell'Interno e alla Prefetture, ma senza alcun effetto: "Una scelta che si manifesta ulteriormente con l'introduzione della possibilità, per chiunque, anche se non riconducibile all'attività agricola o all'esercizio del commercio, di immatricolare liberamente trattori e rimorchi agricoli non superiori alle sei tonnellate", precisa la Fita, aggiungendo che " una liberalizzazione di tale portata, senza l'obbligo di aprire una partita Iva, il possesso di patenti superiori e altre precondizioni, potrebbe involontariamente trasformarsi in un favore a chi vuole operare abusivamente nel totale anonimato".
L'associazione muove rilievi anche alla possibilità di svolgere la revisione dei veicoli industriali nelle officine private, accordata dalla Legge di Bilancio 2019. Infatti, la Legge prevede questa possibilità solo ai veicoli motorizzati, escludendo i rimorchi e i semirimorchi: "La proposta di modifica al relativo articolo 80, comma 8 del Codice della Strada, invece di integrare quanto già previsto da tale comma (ovvero i veicoli a motore) con l'aggiunta semplicemente di 'e loro rimorchi' fa, incomprensibilmente, macchina indietro e rielimina la concessione delle revisioni alle officine private per i mezzi pesanti con peso complessivo superiore a 3,5 tonnellate".

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