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    Regno Unito minaccia di anticipare la Brexit

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Il camion domina il trasporto di container dai porti

Il rapporto “Corridoi ed efficienza logistica dei territori” presentato ad aprile 2020 da Contship Italia e Srm conferma che il porto di Genova è lo scalo gateway più utilizzato dalle imprese del Nord Italia (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) per l’esportazione delle merci, seguito da La Spezia. Rispetto all’edizione precedente dello studio (2018), il trasporto intermodale ferroviario appare in flessione rispetto all’alternativa tutto-strada e comunque si attesta su livelli ancora modesti (almeno prima dell’emergenza causata dalla pandemia di Covid-19, perché la ricerca si riferisce alla seconda metà del 2019). I dati emergono da interviste condotte con 400 aziende che rappresentano il 50,2% dell’export italiano complessivo e sono basate nelle tre regioni del Nord Italia citate.

La ricerca mostra che solo il 30% degli esportatori non conosce il porto di destinazione delle proprie merci, che le condizioni di vendita Ex-works sono di gran lunga preferite dagli esportatori (67%) mentre rappresentano la minoranza per gli importatori (44%) e che il 69% degli esportatori e 49% degli importatori esternalizzano le proprie attività di logistica merci. Sulla sostenibilità della logistica, le aspettative dei clienti sono in aumento, anche se appena il 4% delle aziende persegue oggi progetti di logistica sostenibile.

Sugli scali marittimi, la ricerca mostra che per l’80% delle imprese intervistate Genova rappresenta uno dei porti maggiormente usati per spedire carichi in export, seguito da La Spezia (25%) e Venezia (19%). La somma delle tre percentuali supera 100 perché ogni impresa spesso utilizza più di un porto per la sua catena logistica.

Un aspetto interessante riguarda il modo di trasporto. In Lombardia (con 150 imprese intervistate) le merci in esportazione viaggiano verso i porti per l’88% su strada e per il restante 12% utilizzando l’intermodalità strada-rotaia. Il 93% degli esportatori utilizza il porto di Genova per spedire via mare i container, il 41% La Spezia e il 2% Livorno. In import la quota dell’autotrasporto (89%) prevale sempre sull’intermodale (11%) e lo scalo del capoluogo ligure è un transito quasi obbligato (lo usano il 97% delle aziende lombarde), seguito La Spezia (41%) e da Venezia (3%).

Nel Veneto (con 150 imprese intervistate), in export gli scali marittimi di Genova (69%) e di Venezia (49%) sono i due gateway più utilizzati, seguiti da Trieste (15%) e da La Spezia (6%). Il 70% dei container viaggia dallo stabilimento produttivo alle banchine su camion. Per i flussi di merce in ingresso, il 70% viaggiano dalle banchine verso l’entroterra su strada e il porto di Marghera (Venezia) risulta il più usato dagli importatori (55%), seguito da Genova (48%), Trieste (28%) e La Spezia (8%).

In Emilia Romagna (con cento operatori intervistati) la quota di trasporto intermodale per i flussi in export è pari al 31%, Genova è il porto di transito più menzionato dalle imprese come gateway (76%), seguito da La Spezia (30%) e Livorno (29%). In importazione i tre scali più utilizzati per l’inoltro di merci a destinazione sono gli stessi con il capoluogo ligure in testa (79%), seguito da Spezia (30%) e dal porto toscano (7%). In questo caso l’83% dei trasporti viaggia su strada.

Rispetto all’edizione 2018 dello stesso rapporto appare stabile la tendenza generale all’utilizzo del trasporto stradale da e per i porti, migliora invece il dato dell’intermodale in Veneto (da 6 a 25%) mentre rimane inalterato per quel che riguarda Emilia Romagna (15%) e Lombardia (10%). L’utilizzo del trasporto intermodale strada-rotaia varia da un corridoio logistico all’altro, ma l’indagine rivela che un uso più marcato del trasporto container tuttostrada si ha nei porti di Genova (quota salita dal 68 al 91%) e a Venezia (100%). Il porto di Spezia, inoltre, ha il doppio della quota di trasporto intermodale (18%) rispetto a Genova, il 62% delle imprese veneto intervistate usano il treno per trasportare container mentre per le aziende emiliane questa quota raggiunge il 44%.

Nicola Capuzzo

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