Non c’è pace per il porto siciliano di Tremestieri, che è lo scalo dedicato ai veicoli industriali che s’imbarcano per attraversare lo Stretto di Messina, senza intasare le strade urbane che portano al porto classico. Il suo adeguamento (anche a causa del costante insabbiamento dei fondali) è una lunga vicenda che comprende carenza di fondi e abbandoni da parte delle imprese edili e che ancora oggi, come denuncia la Uil di Messina, è in forte ritardo. Il 6 settembre 2026 il segretario generale del sindacato, Ivan Tripodi, ha denunciato che conclusione dell'opera non sarebbe più una priorità istituzionale, puntando il dito contro il commissario straordinario del porto di Tremestieri, a Messina, Francesco Di Sarcina, e il sindaco della città Federico Basile.
Il progetto completo prevede la realizzazione di una piattaforma che dovrebbe comprendere un collegamento diretto allo svincolo autostradale, un piazzale da 30mila metri quadrati per l'attesa e l'imbarco di veicoli industriali e autovetture e il potenziamento dello scalo con cinque accosti per navi traghetto oppure quattro per navi ro-ro. Il progetto prevede anche il ripascimento costiero e interventi sui torrenti a monte. Il Comune di Messina è la stazione appaltante, Di Sarcina opera come commissario straordinario e l'Autorità di Sistema Portuale dello Stretto è la beneficiaria formale dell'intervento.
Tripodi chiede che riprendano le riunioni del tavolo permanente istituito il 19 gennaio 2026 a Palazzo Zanca, che da allora, nonostante le richieste ripetute del sindacato, non è più stato convocato. La contestazione della Uil si estende al sindaco Basile, che nel bilancio dei primi cento giorni del suo nuovo mandato elettorale non avrebbe dedicato alcun riferimento al porto di Tremestieri, pur rivestendo il Comune il ruolo di stazione appaltante. Per il sindacato si tratta di un'assenza grave, considerato che l'opera ha già assorbito oltre cento milioni di euro di risorse pubbliche.
L'ultimo aggiornamento sullo stato dei lavori risale al 27 giugno, quando Di Sarcina dichiarò che il cantiere si stava avvicinando al 50% di produzione e precisò che i tempi esecutivi non sarebbero rientrati nelle previsioni originarie. A quella data risultavano in completamento i ripascimenti a nord e le celle della banchina di riva, mentre sulla diga foranea l'impresa aveva infisso poco più di cento camicie di pali della fila esterna, pari a circa la metà della lunghezza del molo. Restavano tuttavia aperte le verifiche sullo scavo interno, sulla natura dei terreni e sulla tenuta della scarpata sabbiosa destinata a sostenere il molo presso la testata. Quest’ultimo è un accertamento tecnico dal quale dipende la scelta se procedere senza modifiche oppure con una variante, con inevitabili conseguenze su tempi e costi.
Sempre a giugno, Di Sarcina sostenne a giugno la necessità di trovare sette milioni di euro tramite un Decreto interministeriale, oltre a 6,6 milioni causati dal rincaro dei materiali, per i quali era stata avviata un'interlocuzione con la Regione Siciliana. Il bilancio più aggiornato mostra un costo complessivo superiore ai 115 milioni di euro, a fronte di una stima originaria di 74 milioni, fatta al momento della progettazione, con un tempo di realizzazione previsto di circa un anno e mezzo.








































































