Una nuova indagine su presunta frode nei crediti d’imposta dell’autotrasporto è stata avviata dalla Procura di Gela nei confronti di un’impresa che li avrebbe impiegati per azzerare la propria esposizione fiscale utilizzando crediti che in realtà non esistevano. Il 17 agosto 2026 la Procura della città nissena ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a tre persone: il legale rappresentante della società, un uomo di 43 anni originario di Gela, e due presunti amministratori di fatto, un 49enne di Raffadali e un 47enne di Agrigento. Le verifiche sono state svolte dai militari della Guardia di Finanza, con il coordinamento del procuratore capo Salvatore Vella e del sostituto procuratore Lucia Caroselli, e hanno riguardato un arco temporale compreso fra il 2020 e il 2023.
Le compensazioni contestate si distribuiscono su più annualità. Nel 2020 la società avrebbe portato in compensazione crediti per 152.834 euro, nel 2022 per 350.475 euro e per ulteriori 76.575 euro, nel 2023 per 299.729 euro. A questo capitolo se ne affianca un secondo, quello dell'omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto: 295.677 euro relativi al 2021 e 666.681 euro relativi al 2022.
L'indebita compensazione tramite modello F24 rientra fra le contestazioni fiscali più ricorrenti nel settore dell'autotrasporto italiano, dove i crediti agevolativi, dal bonus energia agli incentivi per ricerca e sviluppo, forniscono la materia prima per abbattere i debiti verso l'Erario senza esborso effettivo.








































































