SeaLead Shipping, compagnia marittima con sede a Singapore, ha presentato domanda di liquidazione volontaria a fine luglio 2026 e il 4 agosto è stato nominato liquidatore Cosimo Borrelli, a capo della practice di ristrutturazioni Asia-Pacifico di Kroll operativa localmente come Admiralty Asia Partners. La notizia, riferita da Lloyd's List, arriva a un anno esatto dalle prime sanzioni dell'Office of Foreign Assets Control (Ofac) sui legami della compagnia con l'Iran e le principali linee container della compagnia - che collegavano Asia, Medio Oriente, Mediterraneo e Baltico - hanno cessato di operare. Solo pochi giorni prima della liquidazione, gli amministratori avevano dichiarato la società solvibile, con un patrimonio netto di 37,4 milioni di dollari (circa 32,4 milioni di euro) e la capacità di ripagare tutti i debiti entro un anno dall'avvio della procedura.
Il collasso di SeaLead non è però frutto di un singolo provvedimento, ma di tre ondate sanzionatorie distinte del Tesoro americano contro la rete di Shamkhani, magnate iraniano del petrolio noto anche come Hector e Hugo Hayek. La prima risale al 30 luglio 2025, quando l'Ofac designò oltre 115 tra individui, entità e navi legati all'impero armatoriale-petrolifero di Shamkhani, in quella che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito la maggiore azione anti-Iran dal 2018. SeaLead non compare come tale nel provvedimento, ma perse sedici delle navi che aveva noleggiato, disdicendo tutti i relativi charter e cedendo circa un terzo della sua capacità operativa. Una seconda ondata, battezzata Economic Fury, arrivò il 15 aprile 2026 e in quell’occasione l'Ofac colpì altre due dozzine tra individui, società e navi della rete, tra cui Oriel Group, House of Shipping Investment e la società di comodo Meritron Dmcc, quest'ultima impegnata nell'acquisto di due nuove costruzioni navali in Corea del Sud. Nello stesso tempo aprì, con l'Homeland Security Investigations, un filone separato su un traffico di petrolio iraniano scambiato con oro venezuelano a beneficio di Hezbollah. Il colpo finale è giunto il 14 luglio 2026, quando l'Ofac ha indicato direttamente Sea Lead Shipping e le controllate di Dubai, delle Isole Marshall e dell'India, insieme ad altri 50 tra individui, entità e navi, portando così a oltre 200 il totale delle designazioni sulla rete Shamkhani dall'estate del 2025. Nel provvedimento, il Tesoro definisce SeaLead una delle "principali società di shipping container" del network, con un ruolo nel trasporto di merci lecite e illecite da e per l'Iran, incluse quelle dirette agli Houthi in Yemen.
Sulla dimensione della flotta residua le fonti divergono. Secondo Splash247, all'epoca della liquidazione operava soltanto quattro navi, con il ranking mondiale crollato all'ottantesima posizione da un picco di tredicesimo posto raggiunto nel 2025, quando la flotta contava 53 navi a noleggio per oltre 208mila teu, mentre il Maritime Executive riporta invece una flotta residua di otto navi per circa 10mila teu al momento del fermo, con un ranking sceso al 24° posto, e segnala che due di queste unità sono state fatte passare sotto bandiera iraniana nei giorni immediatamente precedenti la liquidazione, in un tentativo di sottrarle alla procedura. Il declino era comunque già misurabile mesi prima: secondo Linerlytica la capacità operata da SeaLead era scesa a 14 navi per 62.521 teu già ad aprile 2026, complice anche la chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz che aveva bloccato diverse unità sulla rotta Estremo Oriente-Golfo Persico. Nello stesso periodo la compagnia aveva chiuso alcuni uffici esteri, ridotto il personale e sostituito ai vertici Cho Kit Wei, promossa da Chief Operating Officer a Chief Executive Officer.
Inoltre, il 6 marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva già depositato due richieste di confisca civile presso il tribunale federale di Washington, per un totale di 15,3 milioni di dollari (circa 13,3 milioni di euro) legati alla rete Shamkhani. Di questi, quasi 13 milioni di dollari (circa 11,2 milioni di euro) riguardano Wellbred Capital e la controllata Wellbred Trading Dmcc, mentre 2,4 milioni di dollari (circa 2,1 milioni di euro) sono specificamente riconducibili a Sea Lead Shipping e alla sua affiliata indiana. Secondo gli atti depositati dal Dipartimento di Giustizia, Shamkhani avrebbe mantenuto organigrammi interni che collocavano esplicitamente SeaLead all'interno della struttura della sua rete, un elemento che complica la linea difensiva della compagnia, sempre descritta come mero cliente-noleggiatore e non come componente organica del network. Sulle difficoltà operative ha pesato anche il contesto regionale: oltre alla chiusura dello Stretto di Hormuz, SeaLead si era già ritirata ad aprile 2026 dal servizio Australia-Cina, su richiesta dei partner del consorzio CA2, preoccupati dall'esposizione regolatoria della compagnia.
La vicenda ha una ricaduta anche sui porti italiani. SeaLead aveva debuttato in Italia nel giugno 2025 con il servizio Türkiye-Italy Express, che toccava Genova, La Spezia e Salerno e in slot agreement con Tarros. Nello stesso periodo la compagnia aveva lanciato anche il servizio 5CX, che collegava l'Estremo Oriente al Mediterraneo via Suez con scali ad Alessandria d'Egitto e Aliağa, e la rotta Spagna-Turchia-Marocco. Una rete ancora giovane, spazzata via prima di potersi consolidare.
Ma chi è Mohammad Hossein Shamkhani? È nato a Teheran subito dopo la rivoluzione islamica del 1979 ed è figlio di Ali Shamkhani, ex comandante della Marina dei Pasdaran e consigliere di punta della Guida suprema Khamenei, ucciso il 28 febbraio 2026 in un attacco israelo-statunitense contro la leadership iraniana che ha colpito, nella stessa giornata, anche Khamenei. Formatosi alla Lebanese American University di Beirut, Hossein ha costruito il proprio giro d'affari lontano dai riflettori: il padre stesso, in gioventù, lo aveva pubblicamente consigliato di restare fuori dal Governo. In seguito ottenne la cittadinanza dominicana tramite un programma di passaporto per investimento sotto il falso nome di Hugo Hayek, cittadinanza poi revocata da Dominica dopo le sanzioni statunitensi.
La rete che porta il suo nome ruota attorno a una struttura piramidale di società di comodo pensata per rendere irrintracciabile la proprietà effettiva delle navi. Marvise Smc Dmcc, con base negli Emirati Arabi Uniti, fornisce servizi di gestione a decine di unità che risultano formalmente di proprietà di altre società, con Hossein che ne supervisiona personalmente le operazioni da un ufficio di Teheran. Fino all'inizio del 2025 gran parte della flotta cisterniera faceva capo ad Armada Global Shipping, altra società di copertura emiratina. Completano il nucleo storico del network le società Crios Shipping, coinvolta secondo il Tesoro anche in uno scambio di missili e componenti per droni verso la Russia in cambio di petrolio, e Draco Buren Shipping, con sede a Singapore come la stessa SeaLead e capace di gestire fino a 21 navi al suo apice tra portacontainer e petroliere. Sul versante finanziario opera Ocean Leonid Investments, hedge fund con sedi a Dubai, Svizzera e Singapore che secondo il Tesoro ha reinvestito parte dei profitti petroliferi in futures e titoli. Proprio i rapporti tra questo fondo e JPMorgan Chase erano finiti sotto la lente del Tesoro già a fine 2024, mesi prima delle prime sanzioni dirette a Shamkhani: l'istituto bancario aveva fornito leva finanziaria a Ocean Leonid e gli inquirenti americani avevano voluto verificare se le procedure di adeguata verifica della clientela fossero state rispettate in fase di apertura del rapporto.
M.L.








































































