Gli Houthi hanno rilanciato la minaccia contro la navigazione nel Mar Rosso, annunciando l’8 giugno 2026 un “divieto completo e totale” al transito delle navi israeliane. L’azione, secondo quanto dichiarato dal movimento yemenita, si estenderebbe a tutte le unità considerate collegate a Israele, che tornerebbero a essere classificate come obiettivi militari. L’annuncio è arrivato insieme alla rivendicazione di nuovi lanci missilistici contro Israele e rappresenta un ulteriore allargamento della crisi mediorientale. Per il trasporto marittimo, il punto più delicato riguarda Bab al-Mandeb, lo stretto tra Yemen, Gibuti ed Eritrea che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso e, attraverso il Canale di Suez, al Mediterraneo.
Al momento, tuttavia, non risulta una chiusura fisica o generalizzata dello stretto: Bab al-Mandeb resta quindi aperto al traffico internazionale, anche se il livello di rischio è destinato ad aumentare. Gli Houthi non dispongono necessariamente della capacità d’impedire ogni attraversamento dello stretto, largo circa 29 chilometri nel punto più stretto, ma possono rendere la navigazione pericolosa attraverso missili balistici e da crociera, droni aerei e navali, imbarcazioni esplosive, abbordaggi e sequestri.
L’esperienza degli ultimi anni ha inoltre mostrato che la definizione di nave “collegata a Israele” può essere interpretata in modo molto ampio. Il rischio non riguarda soltanto le unità battenti bandiera israeliana o dirette verso porti israeliani, ma può estendersi a compagnie, gruppi armatoriali o flotte che mantengono rapporti commerciali con Israele. In precedenti campagne, alcune navi colpite presentavano legami indiretti o difficili da accertare con gli obiettivi dichiarati dagli Houthi. Le Autorità marittime statunitensi continuano a considerare particolarmente esposte anche le navi con associazioni israeliane, statunitensi o britanniche e le unità appartenenti a gruppi che effettuano scali nei porti israeliani. Tra novembre 2023 e ottobre 2025 sono stati registrati oltre cento attacchi Houthi contro navi commerciali, con conseguenze su operatori e marittimi di più di sessanta Paesi.
La nuova minaccia potrebbe quindi produrre effetti anche senza una chiusura materiale di Bab al-Mandeb. Gli armatori devono rivalutare la sicurezza delle rotte, la struttura societaria delle flotte, gli scali precedenti e successivi delle navi e l’esposizione delle singole unità, in una fase in cui qualche compagnia aveva ripreso la navigazione verso il Canale di Suez. Aumentano inoltre le probabilità di un rincaro delle coperture assicurative contro i rischi di guerra e di ulteriori restrizioni imposte da assicuratori e società di sicurezza.
Per i traffici di container tra Asia ed Europa, il ritorno dell’instabilità allontana quindi la prospettiva di una piena normalizzazione del corridoio Mar Rosso-Suez e una nuova ondata di deviazioni attorno al Capo di Buona Speranza allungherebbe le rotazioni, aumenterebbe il consumo di carburante e assorbirebbe capacità navale, con possibili ripercussioni su noli, affidabilità degli orari e disponibilità di container.
Il rischio è elevato anche per il trasporto energetico. Bab al-Mandeb costituisce infatti una delle principali vie di collegamento tra l’Oceano Indiano e il Mediterraneo ed è diventato ancora più importante dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita utilizza il proprio oleodotto Est-Ovest per trasferire greggio verso i terminal del Mar Rosso, ma le esportazioni marittime devono comunque attraversare Bab al-Mandeb per raggiungere i mercati asiatici.
Antonio Illariuzzi









































































