L'autotrasporto italiano si trova davanti a una transizione strutturale che combina pressioni normative, crisi demografica e concentrazione del mercato. È il quadro che emerge dalla quinta edizione dei "100 numeri per capire l'autotrasporto - Tutti sotto pressione davanti ai cambiamenti", edito da Federtrasporti e realizzato dalla redazione di Uomini e Trasporti. Il rapporto annuale, giunto alla quinrta edizione, è stato presentato il 15 maggio 2026 al Transpotec.
Secondo i dati elaborati a partire dalle banche dati di Infocamere-Unioncamere, le imprese di trasporto merci su strada attive in Italia sono oggi 76.083. In dieci anni il comparto ne ha perse oltre 20mila, di cui più di 4.500 solo negli ultimi due anni. La forma societaria che ha resistito meglio è quella delle società di capitali, cresciuta del 46% dal 2015 al 2025 e oggi pari al 37,4% del totale. Al contrario, le ditte individuali, la figura tradizionale del padroncino, hanno subito una contrazione del 40%, con oltre 20mila chiusure. Chi è rimasto nel segmento delle piccole imprese, poco più di 33mila operatori, lavora con margini compresi tra il 2% e il 3%, insufficienti per investire in veicoli, tecnologie o organizzazione.
La concentrazione del mercato è il fenomeno che spicca. Un'élite di 1.068 aziende produce 17,4 miliardi di euro di fatturato, pari a un terzo del totale del settore, e possiede il 32,5% dei veicoli in circolazione. Le restanti imprese si dividono 42,6 miliardi di euro, con un fatturato medio di 433mila euro contro i 16,3 milioni dei grandi operatori. Complessivamente, il fatturato dell'autotrasporto si attesta a 60 miliardi di euro, che rappresentano più della metà del giro d'affari della contract logistics italiana, quantificato dall'Osservatorio del Politecnico di Milano in 112 miliardi di euro (dati 2025).
In questo contesto, le inchieste condotte dalla Procura di Milano hanno segnato una cesura netta nella percezione del rischio da parte dei committenti. Secondo i dati riportati nel rapporto, 37 indagini hanno portato grandi aziende a versare oltre un miliardo di euro all'Erario e 116 milioni di euro a Inail e Inps, con la regolarizzazione di 54.229 lavoratori. L'effetto sulle relazioni contrattuali è stato immediato: i capitolati d'appalto richiedono oggi con crescente frequenza l'adozione di sistemi informativi integrati (richiesti nel 77% dei contratti), coperture assicurative adeguate (44%) e solidità finanziaria certificata da fideiussioni (41%). Agli operatori è chiesto anche d’investire in mezzi evoluti e a basso impatto ambientale. Il risultato è una selezione che favorisce sistematicamente i grandi operatori, in grado di sostenere questi oneri, a scapito delle imprese di dimensioni minori.
Le instabilità geopolitiche contribuiscono allo stesso esito. L'incertezza sulle rotte, i costi energetici variabili e la pressione sulle filiere globali spingono i committenti a cercare logistici in grado di offrire garanzie di continuità e presidio internazionale, caratteristiche che appartengono quasi esclusivamente ai grandi gruppi.
La fotografia della fascia alta del mercato emerge dall'incrocio tra i dati di Unioncamere-Infocamere e i bilanci disponibili su ufficiocamerale.it (riferiti al 2024). Solo 94 le aziende hanno superato la soglia dei 50 milioni di euro di fatturato. In cima alla graduatoria si conferma Brt, con 1,9 miliardi di euro di ricavi, unica realtà del comparto a superare la soglia del miliardo. L'operatore, oggi nell'orbita di Geopost (gruppo La Poste), mantiene un distacco marcato rispetto al resto del settore. Seguono Arcese Trasporti con 587 milioni di euro, attiva nella logistica integrata con forte vocazione internazionale, e Stef Italia con 585 milioni, specializzata nella gestione della catena del freddo. Appena fuori dal podio si collocano il Gruppo Executive (578 milioni, logistica e trasporto conto terzi) e Zenit (463 milioni, distribuzione di carburanti). La classifica prosegue con Dachser & Fercam Italia (oltre 400 milioni), Italtrans (375 milioni, trasporto e distribuzione), Arco Spedizioni (355 milioni, specializzata in merci pericolose, vini e olio), Sdm (348 milioni, logistica e facility management) e Sgl (333 milioni, trasporti Adr e carburanti).
Per quanto riguarda la movimentazione delle merci, i dati Istat relativi al 2024 indicano che in Italia sono state trasportate su strada 1,11 miliardi di tonnellate di merci, la maggior parte sul territorio nazionale. Il dato colloca l'Italia al quinto posto in Europa per volumi, alle spalle di Polonia, Germania, Spagna e Francia.
Parallelamente alla concentrazione economica, il settore deve affrontare un'emergenza demografica di proporzioni rilevanti. Nei prossimi cinque anni andranno in pensione 86.224 conducenti italiani, corrispondenti al 28% dell'attuale forza lavoro. Per compensare i pensionamenti sarebbe necessario immettere nel mercato oltre 17mila nuovi autisti ogni anno, ma negli ultimi due anni i giovani al volante di un veicolo industriale sono aumentati di poco più di 2mila unità. Il divario tra fabbisogno e disponibilità di conducenti qualificati si configura come uno dei principali fattori di rischio strutturale per il comparto nei prossimi anni.





































































