Mentre il prezzo medio del gasolio in Italia – secondo le rilevazioni quotidiane del ministero delle Imprese – ha raggiunto il 16 marzo 2026 i 2,072 euro al litro al self stradale (che diventa 2,134 sull’autostrada) - migliaia di camion italiani, austriaci e croati attraversano ogni giorno il confine verso la Slovenia per rifornirsi di gasolio, approfittando di un differenziale di prezzo che ha raggiunto i 50 centesimi al litro rispetto all'Italia, con punte documentate di oltre 60 centesimi tra distributori distanti pochi chilometri sui due lati del confine. Il fenomeno, non nuovo ma esploso in dimensioni inedite, sta mettendo sotto pressione le imprese di autotrasporto italiane che non operano lungo le direttrici confinarie e non possono sfruttare lo stesso vantaggio competitivo. I flussi riguardano sia i corridoi autostradali, sia la viabilità ordinaria, con camion che pianificano il percorso in modo da arrivare in Slovenia "a serbatoio basso" per massimizzare la quantità di gasolio acquistato a prezzo inferiore. Al fenomeno partecipano anche mezzi austriaci e croati, che trovano in Slovenia prezzi mediamente più bassi rispetto ai loro Paesi di origine.
Il punto di svolta è il 10 marzo 2026, quando il Governo sloveno è intervenuto con un taglio delle accise che fissa il prezzo massimo del diesel a 1,528 euro al litro, mentre quello italiano aveva già sfondato la soglia dei due euro al litro. Il risultato è stato immediato: tra il 6 e il 12 marzo sono prima apparse e poi allungate le code ai distributori oltre confine, con immagini che mostrano lunghe file di mezzi pesanti in attesa del pieno nelle zone di Gorizia, Nova Gorica e lungo gli assi che collegano Trieste, Gorizia e Udine con la rete stradale slovena.
Il vantaggio economico per un'impresa di autotrasporto è sostanziale. Su un serbatoio da 600-800 litri, il risparmio per singolo rifornimento oscilla tra 240 e 400 euro ai differenziali attuali, ma possono essere ancor maggiori nel caso di doppi serbatoi montato sul camion. E per colmare questa differenza non basta neppure sistema italiano di compensazione delle accise per l'autotrasporto, che comunque viene erogato con cadenza trimestrale.
Alla base di questa differenza c’è anche un modello radicalmente diverso di come i due Paesi formano il prezzo alla pompa. In Italia il prezzo finale del gasolio incorpora accise e Iva superiori alla media UE, e la sua formazione è legata alle dinamiche di mercato, con margini distribuiti lungo la filiera logistica e distributiva e scarse forme di controllo diretto da parte dello Stato. In Slovenia, al contrario, il Governo applica un sistema di regolazione con aggiornamento ogni due settimane, fissando un margine massimo per i distributori e intervenendo sulle accise per contenere gli aumenti. Questa combinazione di accise più basse e tetto periodico ai prezzi genera un differenziale strutturale a favore della Slovenia e rende i suoi impianti particolarmente competitivi per il traffico internazionale di merci e persone.
Per l'Italia, il pieno all'estero implica una perdita di gettito fiscale — meno Iva e meno accise versate su litri che verrebbero altrimenti acquistati sul territorio nazionale — e una contrazione di volumi per i gestori di impianti nelle aree di confine, già penalizzati dalla concorrenza transfrontaliera. Diversi gestori italiani segnalano un calo dei volumi ai distributori prossimi al confine. Per la Slovenia, prezzi competitivi significano invece aumento delle vendite e maggiori entrate fiscali legate all'elevato traffico internazionale che attraversa il Paese lungo i corridoi tra Italia, Austria, Croazia e Balcani: mantenere prezzi più bassi viene descritto come una scelta anche economica, oltre che sociale. C’è così il paradosso che lo Stato sloveno può guadagnare anche riducendo le accise.
Attenzione però ai controlli. Le Autorità slovene ricordano la rigida disciplina sull'esportazione di carburante: oltre al pieno nel serbatoio del veicolo, è consentito trasportare solo dieci litri aggiuntivi in contenitori rimovibili omologati, e chi eccede rischia multe fino a 5mila euro. Le fonti slovene segnalano anche casi di chi tenta di riempire cisterne o macchine agricole, con episodi in alcune località di scorte di gasolio terminate per l'afflusso eccezionale di mezzi. Sul versante italiano, alcuni precedenti mostrano che la Finanza può contestare ai veicoli industriali che montano serbatoi con capienza superiore a quella dell’omologazione l’evasione delle accise.
Le associazioni dell'autotrasporto italiano — Unatras, Fai-Conftrasporto, Confartigianato Trasporti — collegano il fenomeno al caro gasolio e alla perdita di competitività delle imprese che si riforniscono in Italia, e chiedono interventi urgenti: crediti d'imposta sul carburante, aggiornamento dei costi di riferimento per i noli, misure anti-speculazione lungo la filiera. Nel medio periodo, l'allineamento europeo della fiscalità energetica e gli obiettivi di transizione ecologica potrebbero ridisegnare la struttura dei prezzi e ridurre gli spazi per il cosiddetto "turismo del pieno", ma al momento gli incentivi di breve periodo restano fortemente sbilanciati a favore della Slovenia. E lo saranno a tempo indeterminato, perché oggi nesso può prevedere un ritorno alla normalità nell’area del Golfo Persico.
Antonio Illariuzzi



































































