Il 4 maggio 2026 potrebbe essere un passaggio decisivo nella crisi dello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno avviato ufficialmente l'operazione "Project Freedom", annunciata dal presidente Donald Trump su Truth Social nella serata precedente con l'obiettivo dichiarato di "ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali". Il dispositivo militare schierato dal Comando Centrale Usa (Centcom) è imponente: 15mila militari, oltre 100 velivoli terrestri e navali, cacciatorpediniere lanciamissili e piattaforme senza pilota multidominio. Il contrammiraglio Brad Cooper ha confermato che unità con missili guidati sono entrate nel Golfo Arabico dopo aver transitato lo Stretto. Al momento del lancio dell'operazione, circa duemila navi risultano bloccate nel Golfo, con a bordo circa 20mila marittimi e carichi in attesa di destinazione, in molti casi con scorte di viveri e rifornimenti in esaurimento.
LOrganizzazione Marittima Internazionale stima che dall'inizio del conflitto circa venti navi cargo sono state colpite o danneggiate. Il 4 maggio ha aggiunto nuovi episodi a questo bilancio: un'organizzazione per la sicurezza marittima ha segnalato che una petroliera è stata colpita da proiettili di origine non identificata nello Stretto subito dopo l'annuncio dell'operazione americana, mentre una nave portarinfuse battente bandiera panamense della compagnia sudcoreana Hmm, con 24 persone a bordo, ha subito un'esplosione nella sala macchine mentre era ancorata nelle acque degli Emirati Arabi Uniti, senza causare vittime. Gli stessi Emirati Arabi Uniti hanno confermato un attacco con due droni iraniani contro una petroliera affiliata alla compagnia di Stato Adnoc, definito da Abu Dhabi "un atto di pirateria da parte dei Pasdaran".
Centcom ha dichiarato che elicotteri Apache e Seahawk della Marina Usa hanno affondato sei motovedette dell'Irgc (Guardia rivoluzionaria islamica) che tentavano di interferire con le operazioni, e di aver intercettato ogni minaccia lanciata dall'Iran, compresi missili da crociera e droni. L'Iran ha smentito la distruzione delle proprie imbarcazioni e ha rivendicato il controllo totale sullo Stretto, pubblicando una nuova mappa della "zona marittima sotto controllo iraniano" che si estende dall'isola di Qeshm fino a Umm Al Quwain. Teheran ha inoltre dichiarato che, nelle ore successive all'avvio dell'operazione, nessuna nave cargo o petroliera ha effettivamente attraversato Hormuz, in contraddizione con le comunicazioni del Centcom, che ha invece annunciato il transito in sicurezza di due navi mercantili battenti bandiera americana.
Sul versante diplomatico, la situazione resta fluida. Il ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che sono in corso colloqui bilaterali con l'Oman per definire un protocollo di transito sicuro. Teheran ha inviato a Washington una proposta di pace in quattordici punti incentrata sullo Stretto, respinta dall'amministrazione Trump perché include il riconoscimento del diritto all'arricchimento dell'uranio. Trump ha dichiarato ai giornalisti che i colloqui indiretti con l'Iran stanno procedendo e che gli iraniani si stanno mostrando "più disponibili del passato". Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato su Fox News che gli Stati Uniti controllano completamente lo Stretto. L'Iran ha dal canto suo qualificato qualsiasi interferenza americana come una violazione del cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile.









































































