Per anni, il cosiddetto cartello dei camion è rimasto, per molte aziende di autotrasporto, una vicenda distante: una maxi-sanzione europea, qualche titolo sui giornali e poco più. Oggi la situazione è cambiata. Le prime decisioni dei tribunali italiani stanno trasformando un caso antitrust in una questione con impatti diretti sui bilanci delle imprese.
Tra il 1997 e il 2016, i principali produttori europei di veicoli industriali (Scania, MAN, Volvo, Renault, Daimler, Iveco e DAF) hanno coordinato strategie commerciali e politiche di prezzo, con particolare riferimento alla gestione dei costi legati alle normative sulle emissioni.
La Commissione Europea ha accertato questo comportamento, imponendo sanzioni miliardarie. Nel caso di Scania, la multa da 880 milioni di euro è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha respinto i ricorsi. Questo passaggio è fondamentale: l’infrazione è stata definitivamente riconosciuta e la base giuridica per richiedere il risarcimento dei danni è solida.
Marco Fabio Delzio, CEO & Founder di Martingale Risk
Prezzi più elevati, margini sotto pressione
Per le imprese di autotrasporto, il punto è chiaro: se il prezzo dei camion è stato artificialmente aumentato da un’intesa anticoncorrenziale, il sovrapprezzo è stato sostenuto dalle aziende acquirenti. In un settore già caratterizzato da margini ridotti — tra carburante, pedaggi, costo del lavoro e pressione sulle tariffe — anche un incremento percentuale contenuto può incidere in modo significativo sulla redditività aziendale.
Le prime pronunce indicano un danno medio pari a circa l’8% del prezzo di acquisto. In termini concreti, questo può tradursi in decine di migliaia di euro per flotte di dimensioni contenute e in importi molto più elevati per aziende strutturate.
La sentenza del Tribunale di Milano
Il vero punto di svolta, per il contesto italiano, è arrivato con la decisione del Tribunale di Milano del gennaio 2026. In quel caso, alcune imprese di autotrasporto hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento, quantificato mediamente nell’8% del prezzo di acquisto, oltre rivalutazione e interessi. In termini pratici, si parla di circa 13.000 euro per camion, nel primo giudizio italiano su questo tema.
Il valore di questa sentenza risiede nel fatto che il giudice italiano ha riconosciuto e quantificato un danno economico concreto per le imprese. È il passaggio che molti operatori attendevano: dalla violazione accertata al risarcimento effettivo.
Chi può agire e su quali basi
Il numero dei soggetti potenzialmente danneggiati è ampio. Possono valutare un’azione tutte le imprese che hanno acquistato o preso in leasing camion tra gennaio 1997 e gennaio 2016 dai marchi coinvolti. Non rilevano né la dimensione dell’azienda né il numero di mezzi, ma esclusivamente l’acquisto nel periodo interessato.
Dal punto di vista giuridico, il quadro è favorevole: la decisione della Commissione Europea costituisce un accertamento definitivo dell’infrazione. Nei procedimenti civili per il risarcimento, questo elemento non deve essere nuovamente dimostrato. La questione centrale diventa quindi la quantificazione del danno, non la prova dell’illecito.
Per molte imprese di autotrasporto si apre così una possibilità concreta di recuperare somme pagate in eccesso per l’acquisto della propria flotta.
Il tema dei costi: come agire senza esposizione finanziaria
Uno dei principali ostacoli, per molte aziende, è rappresentato dal timore dei costi legali e peritali. In questo contesto si inserisce Martingale Risk, realtà specializzata nella gestione di azioni collettive e contenziosi legali.
Il modello adottato è semplice e particolarmente adatto al settore: nessun costo iniziale, nessuna spesa per attività legali, tecniche o amministrative. L’azienda aderente riconosce una percentuale solo sulle somme effettivamente recuperate.
Martingale Risk opera secondo il principio “No win, no fee”, eliminando il rischio economico per le imprese clienti e venendo remunerata esclusivamente in caso di esito positivo.
Questo approccio consente anche alle PMI del settore autotrasporto di valutare l’azione senza impegnare liquidità o appesantire la struttura finanziaria.
Un’opportunità da gestire con metodo
Il primo passo è operativo: ricostruire gli acquisti effettuati, verificare la documentazione disponibile e richiedere una stima del potenziale risarcimento a operatori specializzati come Martingale Risk. Il secondo è strategico: decidere se trasformare un potenziale credito in un recupero effettivo.
In un settore impegnato nella transizione energetica, nel rinnovo delle flotte e nella digitalizzazione, recuperare risorse finanziarie dal passato può rappresentare una leva concreta per sostenere gli investimenti futuri.
Il cartello dei camion ha rappresentato una distorsione del mercato. Oggi, per molte imprese italiane di autotrasporto, può trasformarsi in una opportunità di riequilibrio economico. La differenza sarà determinata dalla capacità di considerare questa vicenda non come un fatto chiuso, ma come una opportunità finanziaria ancora attuale.
Per maggiori informazioni e per sottoporre il tuo caso a Martingale Risk:
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