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    Il mistero della proprietà del cargo Blue Sky M


    Gli sforzi coordinati della Guardia Costiera, della Capitaneria di Porto, della Marina e dell'Aeronautica Militare hanno evitato una catastrofe nell'Adriatico, a poche ore dalla complessa evacuazione del traghetto Norman Atlantic. E il dramma del Blue Sky M è iniziato proprio a poche miglia dall'incendio del traghetto, ossia al largo dell'isola greca di Corfù. Il vecchio mercantile (è stato varato nel 1976) con bandiera moldava aveva ufficialmente come destinazione il porto croato di Rijeka. Ma a bordo non trasportava merce, bensì uomini, e tanti. Quasi mille, secondo una prima stima.
    Con questo carico, l'equipaggio non poteva arrivare normalmente in un porto. Il piano era probabilmente un altro, ossia abbandonare la nave al suo destino. Ed è quello che i pirati hanno fatto nel Canale di Otranto, inserendo il pilota automatico con destinazione le coste pugliesi ad una velocità di sei nodi. Per fortuna, un passeggero aveva un telefonino con campo e ha lanciato l'allarme, raccolto dalle Autorità greche. Così, è iniziata l'operazione di soccorso, che ha coinvolto italiani e greci.
    Quando la Blue Sky M è arrivata a circa tre miglia dalle coste di Leuca, sei uomini della Capitaneria di Porto e della Guardia Costiera si sono calati sul ponte tramite elicotteri della Marina Militare e dell'Aeronautica Militare, sbloccando i sistemi automatici e prendendo il governo della nave. Hanno evitato così un naufragio che avrebbe causato centinaia di morti. Secondo il portavoce della Guardia Costiera, Filippo Marini, le operazioni di salvataggio sono state molto difficili, a causa delle cattive condizioni meteo. Alle tre di mattina, il cargo è approdato finalmente nel porto di Gallipoli, dove stanno avvenendo le procedure d'identità dei migranti, tra cui ci sarebbero numerose donne e bambini.
    Le indagini, oltre a ricostruire gli eventi delle ultime ore, cercheranno di capire come il cargo moldavo sia giunto nelle mani dei trafficanti di uomini. Secondo le rilevazioni di marinetraffic.com, uno dei siti web che segue la rotta delle navi in modo automatico, l'ultimo approdo conosciuto del Blue Sky M è stato il porto turco di Korfez, dove la nave risulta il 14 dicembre, proveniente da Istanbul (da cui era partita il 10 dicembre). Ancor prima, secondo vasselfinder.com, era stata nel porto bulgaro di Varna (dal 16 novembre all'8 dicembre), proveniente da un altro porto turco, quello di Fatih (8 novembre).
    La storia della Blue Sky M (codice IMO 7510690) è piuttosto complessa, come riferisce il sito shipspotting.com. Varata nel 1976 nei cantieri Seefalke di Amburgo con il nome di Seefalke, lo ha mantenuto fino al 1985, quando è stata ribattezzata Jorund, per assumere poi il nome di Bushra Pride nel 2009. Nell'agosto del 2011 ha assunto l'attuale denominazione di Blue Sky M. Sempre secondo questo sito, il proprietario della nave sarebbe la società Info Market di Costanza, in Romania, che sarebbe stata fondata nel 2004 (secondo listafirme.ro).
    Ma il quotidiano rumeno Adevarul riporta le dichiarazioni di Adrian Mihalcioiu, sindacalista del Sindicatului Liber, secondo cui il titolare della società rumena avrebbe venduto la Blue Sky M due settimane fa a un cittadino siriano, di cui però non si sa il nome, che poi ha sostituito completamente l'equipaggio. Se fosse vero, ciò potrebbe essere avvenuto quando la nave era a Istanbul o a Korfez.
    Queste informazioni ricostruiscono il quadro probabile degli eventi. Fino all'inizio di dicembre, la Blue Sky M avrebbe svolto un consueto servizio merci tra Romania e Turchia (come appare dal tracciamento di shipspotting.com dal 13 agosto al 5 dicembre), poi la nave è stata venduta a un misterioso siriano, che ha deciso di utilizzarla (probabilmente a "perdere") per un unico e grande trasporto clandestino di profughi verso l'Europa.
    Questo potrebbe essere un ulteriore sviluppo della strategia che mira ad acquistare carrette di dimensioni relativamente grandi da ospitare fino a un migliaio di persone e abbandonarle lungo la traversata inserendo il pilota automatico e sperando che le Autorità attuino il salvataggio. Questa volta, ciò è avvenuto, più per fortuna che per calcolo, viste anche le pessime condizioni meteo. La prossima, potrebbe portare a una tragedia (sempre che non ne sia già avvenuta qualcuna a nostra insaputa).

     

    Michele Latorre

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto Guardia Costiera

     


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