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Podcast K44

Cronaca

  • Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Benzina spacciata per solvente sequestrata a Padova

    Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova hanno sottoposto a sequestro preventivo 33mila litri di benzina di contrabbando, dichiarata come solvente nei documenti di trasporto, e l'autoarticolato utilizzato. Denunciato per contrabbando di prodotti petroliferi il conducente ungherese del mezzo, fermato al valico di Tarvisio.

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  • Nhava Sheva snodo instabile per il Golfo

    Nhava Sheva snodo instabile per il Golfo

    Il porto indiano di Nhava Sheva è diventato il principale hub di trasbordo verso il Golfo dopo la crisi del Mar Rosso, ma nel 2026 lo scontro tra Israele e Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno reso instabile l'assetto costruito dai vettori regionali.

    Servono nuove strategie contro i furti nella logistica

    • Il furto di merci nell’autotrasporto ha assunto i tratti di un'attività criminale strutturata, con un aumento del 27% degli episodi nel 2024 in Nord America e perdite annue stimate fino a 35 miliardi di dollari, secondo una ricerca di Geotab. Il costo medio per singolo evento ha superato i 202mila dollari, mentre i premi assicurativi crescono e le franchigie si alzano.
    • Il modello criminale si è evoluto: alle rapine fisiche si affiancano sempre più le frodi documentali, tramite finti intermediari, identità clonate, ritiri non autorizzati. Il 23% degli operatori indica già le truffe, e non i furti con effrazione, come principale minaccia. L'autista non può essere l'ultimo baluardo contro organizzazioni che operano come agenzie di spedizione legittime.
    • La risposta tecnologica esiste ed è economicamente conveniente, ma l'adozione rimane disomogenea. Il 41% delle flotte usa il tracciamento Gps, solo il 23% adotta soluzioni video con intelligenza artificiale. Geotab indica cinque livelli integrati di difesa, dalla biometria all'hub dati unificato, con un ritorno sull'investimento misurabile fin dal primo sinistro evitato.

     

    Il furto di merci nell’autotrasporto non è più un rischio residuale da gestire con un lucchetto robusto e un autista attento. È diventato un’attività criminale organizzata, con volumi, strutture operative e strategie proprie, capace di erodere i margini delle aziende di trasporto e logistica con una velocità che le coperture assicurative faticano a compensare. Secondo i dati raccolti da Geotab nel corso del 2024, in Nord America si è registrato un aumento del 27% degli episodi di furto rispetto all'anno precedente, con perdite annue stimate fino a 35 miliardi di dollari e un valore medio per singolo evento salito a 202.364 dollari (circa 187mila euro).

    Questi numeri ridefiniscono la posta in gioco per gli operatori del settore. Il costo diretto di un furto - tra sostituzione della merce, franchigie, mancato corrispettivo di trasporto oscilla tra i 205mila e i 215mila dollari per episodio. A ciò si somma il fermo del veicolo per indagini, che brucia tra i 448 e i 760 dollari al giorno, e l'impatto sulla reputazione commerciale: il 18% dei responsabili aziendali segnala la perdita di fiducia dei clienti come danno secondario prevalente.

    La minaccia si è spostata dal piano fisico a quello amministrativo. Il ladro moderno, come ha sintetizzato il rapporto di Geotab, "è più propenso a usare una file che un piede di porco". Le organizzazioni criminali s’infiltrano nella catena logistica fingendosi intermediari legittimi: attraverso pratiche di doppio intermediario non autorizzato o ritiri fittizi, sottraggono carichi senza mai forzare un portellone. Il 23% degli operatori indica già le frodi e le truffe, e non i furti con effrazione tradizionale, come principale elemento di rischio, a fronte di un 52% che teme ancora i furti di veicoli incustoditi. Un divario che si assottiglierà rapidamente nei prossimi anni.

    Questa metamorfosi del crimine ha conseguenze dirette sulla forza lavoro. Affidarsi alla vigilanza dell'autista come principale difesa non è solo inefficace sul piano operativo: è una pressione psicologica insostenibile. Il 47% degli operatori nordamericani segnala che la paura e lo stress legati ai furti sono fattori rilevanti di abbandono del lavoro e logoramento professionale tra i conducenti. In Europa e nell'area Mena la percentuale raggiunge l'88%. Sostituire un conducente in burnout costa in media 12.800 dollari (circa 11.800 euro), mentre formare un conducente sulle procedure di sicurezza ne richiede al massimo 100.

    Il divario tecnologico che attraversa il settore è il nodo centrale del problema. Secondo il rapporto, oggi il 41% delle flotte utilizza sistemi di tracciamento Gps, ma solo il 23% ha adottato soluzioni di ripresa video. Il 23% degli operatori si affida ancora a strategie puramente fisiche - come il lucchetto e l'attenzione del conducente - in uno scenario in cui il crimine opera con strumenti digitali sofisticati. Il 37% di chi non ha ancora investito in tecnologia cita i costi iniziali come ostacolo principale, mentre altri segnalano la complessità d'integrazione con i sistemi esistenti e i timori legati alla privacy dei conducenti.

    Eppure i numeri della prevenzione raccontano una storia diversa. Un sistema base di tracciamento costa tra i 100 e i 300 dollari per veicolo; un sistema avanzato con hardware dedicato arriva tra i 300 e gli 850 dollari, più un abbonamento mensile tra i 20 e i 50 dollari. Il confronto con il costo medio di un singolo furto, oltre 200mila dollari, rende la logica economica difficile da ignorare. Le compagnie assicurative hanno già iniziato a tradurla in pratica: i premi crescono, le franchigie - spesso tra i 5mila e i 10mila dollari - si alzano, e alcune compagnie richiedono la prova di sistemi telematici attivi come condizione per il rinnovo della polizza.

    Geotab ha elaborato una risposta strutturata a questa situazione, sintetizzata in quello che viene definito "Blueprint 2026": un modello di difesa articolato su cinque livelli integrati. Il primo prevede le barriere fisiche tradizionali come soglia minima di accesso. Il secondo introduce il tracciamento degli assetti in tempo reale con sistemi Gps e delimitazione geografica delle aree consentite. Il terzo livello aggiunge il controllo video con telecamere dotate d’intelligenza artificiale e registrazione basata su eventi. Il quarto introduce la verifica biometrica dell'identità del conducente, strumento diretto contro le frodi documentali. Il quinto, e più strategicamente rilevante, è l'hub dati unificato: un'integrazione tramite interfacce applicative che centralizza la visibilità su tutta la catena operativa.

    Quest'ultimo elemento risponde a una delle esigenze più sentite dagli operatori: il 31% degli intervistati ritiene che la condivisione di dati in tempo reale con le forze dell'ordine sia il fattore più importante per il recupero della merce sottratta. La catena logistica è per sua natura distribuita e frammentata e l'integrazione dei dati è la condizione necessaria per trasformare la reazione a un furto, oggi spesso lenta e disorganizzata, in un intervento coordinato ed efficace.

    I dati telematici rivelano anche un fenomeno che merita attenzione: i conducenti stanno modificando le proprie abitudini operative per ridurre l'esposizione al rischio in modo autonomo, spesso con effetti negativi sull'efficienza. In Europa, i viaggi notturni nel fine settimana rappresentano il 40% dei tragitti totali, con valori del 30% in Brasile e Asia: una tendenza che suggerisce la volontà di percorrere le tratte senza soste in aree percepite come pericolose. In Brasile si registra inoltre un aumento del 42% del tempo di motore acceso a veicolo fermo, del 26,5% in Asia: un segnale che i conducenti dormono con il motore in moto per poter ripartire rapidamente in caso di agguato. Queste anomalie comportamentali, che ovviamente sono inefficienti sul piano dei consumi e dell'usura, sono il prodotto diretto di un sistema di sicurezza che scarica sull'individuo una responsabilità che appartiene all'organizzazione.

    La risposta non è soltanto tecnologica. È organizzativa e culturale. La logistica si trova di fronte a una scelta che ha implicazioni sia economiche sia etiche: continuare ad affidare la sorveglianza alle persone, esponendole a un rischio che non possono gestire da soli, oppure spostare questa responsabilità sui sistemi automatizzati, liberando i conducenti da un peso che non appartiene al loro ruolo e proteggendo al tempo stesso i bilanci aziendali da eventi il cui costo, come mostrano i dati, è ormai sistematicamente superiore a quello della prevenzione.

    P.R.

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