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Podcast K44

Cronaca

  • A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    A Parma 162 infrazioni nell’autotrasporto primi sette mesi 2026

    Nei primi sette mesi del 2026, la Polizia Locale di Parma ha controllato 65 veicoli industriali lungo le principali arterie, contestando 162 infrazioni tra cronotachigrafo, velocità e riposi. Tra i casi più gravi, la manomissione dei sigilli di un sistema Kitas.

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  • La navigazione a Hormuz resta ai minimi termini

    La navigazione a Hormuz resta ai minimi termini

    Il transito delle navi nello stretto di Hormuz mostra ancora numeri bassi. L’Iran ha esteso il numero delle navi bandite a 56 le navi bandite e ha colpito due petroliere saudite, uccidendo due marittimi filippini. Washington rivendica volumi il passaggio record di greggio, ma il tracciamento indipendente mostra maggiore cautela.

    La speculazione sul gasolio colpisce l’autotrasporto

    Dopo soli cinque giorni, la guerra nel Medio Oriente sta già colpendo l’autotrasporto italiano con un aumento del prezzo del gasolio che è evidentemente speculativo, viso che il carburante attualmente distribuito è stato acquistato ben prima dell’aumento del prezzo del petrolio causato dal conflitto. Secondo le rilevazioni del ministero delle Imprese diffuse il 5 marzo 2026, il gasolio ha già ampiamente superato il prezzo di 1,8 euro al litro e sulla rete autostradale ha raggiunto 1,948 euro al litro.

    Il rincaro si riflette immediatamente sui costi delle imprese di autotrasporto, per le quali il peso del carburante rappresenta una delle principali voci di costo del settore. Il gasolio incide mediamente tra il 25 e il 35 percento dei costi operativi di una flotta, in funzione della dimensione aziendale e della tipologia di veicolo. E se quelli con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate beneficiano del rimborso delle accise, quelli più leggeri subiscono l’aumento del prezzo del carburante senza meccanismi di compensazione.

    Anche per i veicoli industriali che accedono al rimborso delle accise rimane però il problema dell’anticipazione finanziaria. Fita Cna ricorda che il rimborso viene richiesto con cadenza trimestrale e viene incassato mesi dopo. In una fase di rapido aumento dei prezzi, questo meccanismo costringe le imprese a sostenere anticipi rilevanti di liquidità. Se il prezzo del gasolio cresce di 20 centesimi al litro, un’azienda che percorre 100mila chilometri annui può trovarsi ad anticipare circa 6.000 euro in più allo Stato per ogni camion prima di recuperare il credito.

    Secondo le stime di Cna Fita, in appena quattro giorni l’aumento dei prezzi del gasolio ha generato un aggravio superiore a 2.400 euro l’anno per un veicolo industriale che percorre 100mila chilometri annui. L’associazione sottolinea che, se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero proseguire, il prezzo potrebbe crescere ulteriormente fino a circa 0,445 euro al litro, pari a un aumento del 25 per cento, con una spesa aggiuntiva stimata fino a 13mila euro l’anno per ogni automezzo.

    “Stiamo affrontando una tempesta perfetta”, afferma il presidente nazionale di Cna Fita Michele Santoni. Secondo l’associazione, mentre le imprese stanno sostenendo investimenti per adeguarsi alle nuove normative tecnologiche e ambientali, il rialzo dei costi operativi rischia di comprimere ulteriormente i margini delle aziende e di mettere sotto pressione la tenuta di molte realtà dell’autotrasporto.

    Alla luce di questa dinamica l’associazione chiede al Governo un credito d’imposta straordinario a sostegno delle imprese di autotrasporto, esteso a gasolio, AdBlue e gas per autotrazione, con risorse provenienti dall’extragettito Iva generato dall’aumento dei carburanti. La Fita sollecita inoltre una redistribuzione immediata di queste entrate per contenere i prezzi alla pompa e sottolinea come non sia accettabile registrare aumenti su carburanti acquistati e raffinati mesi prima.

    Allarme analogo arriva da Assotir, che parla di “impennata dei costi del gasolio” con aumenti fino a 30 centesimi al litro in tre giorni e la prospettiva di un ulteriore rincaro di circa 10 centesimi dal 5 marzo. L’associazione stima che l’impatto complessivo possa tradursi in un aggravio fino a 10mila euro l’anno per veicolo, una dinamica che rischia di mettere in difficoltà soprattutto le imprese di dimensioni più ridotte.

    Sul fronte delle organizzazioni nazionali interviene anche Fai Conftrasporto. Il presidente Paolo Uggè collega l’aumento dei prezzi alle tensioni geopolitiche ma mette in guardia da possibili distorsioni del mercato: “Le tensioni in Medio Oriente sono un fatto grave e nessuno intende sottovalutare i rischi e le possibili ripercussioni sui mercati energetici. Ma questo non può e non deve diventare il pretesto per aumenti ingiustificati dei prezzi dei carburanti”.

    Secondo il presidente di Fai Conftrasporto, il differenziale di prezzo del petrolio sarebbe raddoppiato rispetto a poche settimane prima e alcune dinamiche sui listini potrebbero aprire la strada a fenomeni speculativi. L’associazione invita quindi le proprie strutture territoriali e le imprese a segnalare eventuali anomalie nei prezzi dei carburanti, che verrebbero trasmesse alle autorità competenti per le verifiche del caso.

    Le tensioni geopolitiche stanno già producendo effetti più ampi sul sistema logistico. Il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo avverte che il comparto sta pagando per primo le conseguenze del conflitto: “La guerra in Iran e l’escalation in Medio Oriente hanno innescato una deriva che va fermata prima di superare il punto di non ritorno. Il sistema logistico si avvia verso una nuova emergenza”.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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