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La Bulgaria contro riforma dell’autotrasporto


La parte relativa all'autotrasporto del Pacchetto Mobilità approvata dal Parlamento Europeo mostra alcuni importanti cambiamenti che potranno ridurre il vantaggio competitivo degli autotrasportatori dell'Est rispetto a quelli occidentali. Che questo non sia solo un timore lo mostra una ricerca della società di consulenza King realizzata per l'associazione dei trasportatori bulgari SMS e presentata all'inizio di ottobre dal ministro dei Trasporti della Bulgaria, Rosen Zelazkov. L'impatto negativo delle nuove misure preoccupa seriamente il Governo perché nel 2018 le mila imprese di autotrasporto hanno prodotto nel 2018 un fatturato di 2,8 miliardi di euro, pari al sei percento del Pil e una parte consistente di questa somma è prodotta dal trasporto internazionale. Lo scenario mostrato dalla ricerca è pesante: se il Pacchetto Mobilità entrerà in vigore così come è stato approvato dall'Europarlamento, 6500 imprese potranno chiudere nei prossimi due anni, con la perdita di 14mila posti di lavoro in due anni e riducendo il Pil prodotto dall'autotrasporto a 1,3 miliardi di euro.
Il provvedimento ritenuto più penalizzante è quello che impone ai veicoli industriali di rientrare nel Paese di origine almeno una volta ogni quattro settimane, per contenere il cabotaggio terrestre e ridurre lo sfruttamento degli autisti. Ciò aumenterà la percorrenza a vuoto dei camion, in una percentuale che potrebbe raggiungere il 50%, e aumenterà i costi delle imprese. Gli estensori del rapporto sottolineano anche che ciò aumenterà le emissioni di CO2 dei veicoli industriali di un valore stimato i 88 milioni di tonnellate l'anno. Questa misura farà chiudere molte imprese piccole e medie, mentre spingerà quelle più grandi a trasferirsi in Europa occidentale, invertendo una tendenza in atto da vent'anni. Secondo il rapporto, oggi circa 26mila veicoli industriali con targa bulgara viaggiano sulle strade europee, con un'età media di tre anni.
Un altro provvedimento che danneggerà le imprese bulgare (ma lo stesso si può dire degli altri Paesi orientali) è il divieto generalizzato (ora esiste solo in alcuni Paesi) di svolgere il riposo settimanale regolare nella cabina del camion. Ciò aumenterà i costi delle imprese per le aree di sosta ed eventualmente per alloggiare gli autisti in strutture adeguate. Il terzo elemento negativo (sempre per le imprese orientali) è l'obbligo di adeguare la retribuzione del conducente a quella minima imposta nel Paese dove opera. In questo caso i costi per le aziende aumenteranno non solo per l'incremento della paga, ma anche per le procedure amministrative che i vari Paesi impongono, come per esempio le dichiarazioni di distacco.
Presentando questo rapporto, il ministro dei Trasporti bulgaro Rosen Zelazkov ha dichiarato che il Governo non è contrario al Pacchetto Mobilità nella sua interezza, ma si opporrà alle misure ritenute più restrittive per il suo Paese, cercando alleati nella battaglia per modificare le norme sul ritorno dei veicoli alla base, sul cabotaggio e sul divieto di riposo in cabina.

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