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  • Multa di 6.000 euro per una bisarca polacca a Monfalcone

    Multa di 6.000 euro per una bisarca polacca a Monfalcone

    A Monfalcone la Polizia Locale ha multato con oltre seimila euro l’autista di una bisarca immatricolata in Polonia dopo un'analisi retrospettiva dei dati tachigrafici su 56 giorni, in cui ha rilevato diverse violazioni dei tempi di guida e riposo.

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  • Byd verso diciotto navi navi car carrier proprie

    Byd verso diciotto navi navi car carrier proprie

    Il produttore automobilistico cinese Byd avrebbe ordinato altre dieci Navi car carrier da 9.200 ceu a China Merchants Shipbuilding Industry. La flotta propria salirebbe così a diciotto unità dedicate al trasporto di veicoli.

    Franchini di Ruote Libere contesta l’accordo sull’autotrasporto

    ”Per settimane abbiamo scelto di rimanere in silenzio, osservando l'ennesimo spettacolo messo in scena sulla pelle delle imprese di autotrasporto italiane. Oggi però, dopo l'annuncio della manifestazione indetta da Trasportounito per il prossimo 22 giugno davanti al ministero dei Trasporti, è impossibile non evidenziare una contraddizione che dovrebbe far riflettere tutta la categoria”: con queste parole, la presidente dell’associazione Ruote Libere interviene sull’accordo raggiunto a giugno 2026 tra il Governo e diverse sigle dell’autotrasporto e che ha comportato la sospensione del fermo. E proprio su tale intesa, la presidente ricorda come, solo pochi giorni fa, le principali associazioni dell'autotrasporto fossero uscite da Palazzo Chigi complimentandosi con il Governo, con il ministro dei Trasporti e con il Presidente del Consiglio per l'accordo raggiunto sul caro carburante, con dichiarazioni che parlavano di risultati importanti e di risposte concrete alle difficoltà del settore: “Viene quindi spontaneo chiedersi: se l'accordo era così soddisfacente, perché una parte significativa dell'autotrasporto torna già in piazza?”.

    Per Franchini il problema non riguarda soltanto il contenuto dell'intesa raggiunta dal Governo con le associazioni firmatarie, ma anche il ruolo che oggi svolge la rappresentanza: “La sensazione è che tutti fossero interessati soprattutto a evitare il fermo. Il Governo perché non voleva affrontare una protesta nazionale in un momento particolarmente delicato. Le associazioni perché sapevano bene che un fermo avrebbe rappresentato una prova di forza dall'esito incerto, evidenziando una realtà che molti fingono di non vedere: la distanza crescente tra gli organismi di rappresentanza e le imprese che dovrebbero rappresentare. Alla fine si è costruita una narrazione rassicurante, si sono diffusi comunicati trionfalistici e si è cercato di far credere che il problema fosse stato risolto. Ma la realtà è molto diversa”, spiega la presidente di Ruote Libere.

    L'associazione evidenzia come, a distanza di pochi giorni dall'accordo di Palazzo Chigi, nessuno dei problemi strutturali dell'autotrasporto è stato affrontato: il gasolio continua a costare quasi due euro al litro, i costi operativi restano insostenibili e le imprese continuano a lavorare con margini sempre più ridotti. Inoltre, la carenza di conducenti è ormai cronica, le infrastrutture restano inadeguate, mentre i tempi di pagamento, la concorrenza al ribasso e l'illegalità continuano a mettere in ginocchio migliaia di aziende: “Di fronte a questo scenario parlare di successo appare quantomeno difficile”, sottolinea Franchini.

    Per la presidente di Ruote Libere l'errore più grave è continuare a confondere i provvedimenti emergenziali con una vera politica per il settore: “L'autotrasporto italiano non ha bisogno di elemosine, di bonus temporanei o di operazioni di immagine. Ha bisogno di regole che garantiscano il recupero reale dei costi sostenuti dalle imprese, di una politica industriale seria e di una rappresentanza capace di difendere gli interessi della categoria senza preoccuparsi di compiacere il potere politico di turno. Quando Governo e associazioni escono tutti soddisfatti dallo stesso tavolo, chi dovrebbe preoccuparsi è proprio l'autotrasportatore. Perché molto spesso significa che il problema è stato rinviato, non risolto”, conclude Franchini.

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