Una nuova tempesta potrebbe scatnerasi in Europa se l’indiscrezione pubblicata il 18 settembre 2026 da Bloomberg fosse verificata. Secondo l’articolo dell’agenzia, a ottobre le raffinerie europee potrebbero non ricevere neppure una spedizione di greggio saudita. L’articolo riferisce che la compagnia petrolifera Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due clienti del continente che il mese prossimo non avranno alcuna allocazione, citando persone informate della decisione che hanno chiesto l'anonimato. Secondo queste fonti, la sospensione dei rifornimenti riguarda tutti gli acquirenti europei con contratti term, gli accordi che assicurano ogni mese un flusso di forniture costante. Aramco non ha risposto alla richiesta di commento dell'agenzia e la sospensione non ha finora conferme ufficiali.
All'origine della decisione c'è il fermo dell'oleodotto East-West Pipeline nota anche come Petroline, che attraversa l’Arabia Saudita da est a ovest. La condotta, lunga 1.200 km, trasferisce il greggio dai giacimenti della Provincia Orientale al terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, permettendo così alle esportazioni saudite di evitare lo Stretto di Hormuz. La settimana scorsa Riad ha dovuto chiuderla dopo un attacco con droni partiti dall'Iraq, che hanno gravemente danneggiato tre stazioni di pompaggio. Nelle ultime settimane, nella condotta transitavano 4-5 milioni di barili al giorno, pari al 4-5% dell'offerta mondiale. Sui tempi di ripristino c'è solo un calendario ufficioso. Una fonte vicina alla questione ha indicato a Bloomberg una ripartenza parziale entro pochi giorni e il ritorno alla piena capacità entro sei settimane, mentre fonti della Reuters stimano cinque-sei settimane per il ripristino completo e ammettono una ripresa parziale durante le riparazioni. Né Aramco né il ministero saudita dell'Energia hanno comunicato date.
Il greggio destinato all'Europa segue una filiera logistica che dipende proprio dal flusso di greggio che raggiunge Yanbu: le petroliere destinate alle raffinerie del continente lo caricano di norma a Sidi Kerir, porto egiziano sul Mediterraneo collegato al Mar Rosso da un oleodotto. I volumi interessati sono elevati: a giugno i Paesi europei dell'Ocse hanno importato dall'Arabia Saudita 577mila barili al giorno, secondo il rapporto mensile sul mercato petrolifero dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie). Il mercato fisico aveva già registrato le prime ricadute dei danni dell’oleodotto saudita prima della notizia sulla possibile interruzione del rifornimento di ottobre. Argus, citata da Euronews, ha contato cancellazioni o rinvii di carichi per almeno tre raffinerie europee, con alcuni slittamenti fino a novembre. Il fermo della condotta ha inoltre innescato acquisti affannosi da parte di alcuni clienti di Aramco: la polacca Orlen ha lanciato più di dieci gare da venerdì 11 settembre per procurarsi forniture alternative e ha comprato sedici carichi aggiuntivi da Norvegia, Regno Unito, Algeria, Kazakistan, Azerbaigian e Americhe per coprire l'attività delle raffinerie fino a ottobre. Il gruppo assicura comunque che le consegne alla Polonia e agli altri impianti proseguono e coprono l'intero fabbisogno.
Una possibile riduzione delle attività delle raffinerie europee aumenterà il ritmo dell’incremento del prezzo del gasolio, che in Italia ha raggiunto il 18 settembre – secondo le rilevazioni del ministero delle Imprese - un prezzo medio nazionale self di 2,294 euro al litro, contro i 2,266 della rilevazione precedente, mentre sulla rete autostradale il gasolio self ha raggiunto 2,375 euro al litro, dai 2,346 del giorno prima. Questo rincaro dipende anche dal fisco, perché proprio dal 18 settembre si è ridotto lo sconto sulle accise del gasolio da autotrazione e il minor taglio ha aggiunto circa 4 centesimi al litro di imposta, 4,8 centesimi con l'Iva. Per un'impresa di autotrasporto l'aumento del giorno vale 28 euro ogni mille litri acquistati e 2.800 euro ogni 100mila litri. La componente fiscale resta in movimento anche per le prossime settimane. Fino al 25 settembre l'accisa sul gasolio da autotrazione è fissata a 572,90 euro per mille litri e dal 26 settembre al 5 ottobre l'aliquota prevista è di 622,90 euro per mille litri, cioè 5 centesimi al litro in più al netto dell'Iva.
P.R.






































































