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  • Studio Assarmatori sul transhipment fuori dall’UE

    Studio Assarmatori sul transhipment fuori dall’UE

    Lo studio di Giovanni Satta, presentato il 4 novembre 2026 al Parlamento Europeo, individua cambiamenti potenzialmente riconducibili all'Ets in 41 degli 86 servizi marittimi esaminati. Assarmatori chiede di rafforzare lo sconto per il transhipment europeo. In gioco fino a 892 milioni di euro di ricavi annui.

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  • Concessa la metà del credito imposta per l’autotrasporto

    Concessa la metà del credito imposta per l’autotrasporto

    Il ministero dei Trasporti ha finora concesso 242,2 milioni di euro dei 480 milioni stanziati per il credito d'imposta sul gasolio, utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre 2026. La Fiap propone emendamenti al Decreto autotrasporto perché l'adeguamento del carburante arrivi fino ai subvettori.

    Con la guerra in Iran riappare il miraggio del Salman Canal

    • Il Salman Canal è un progetto allo stadio di proposta che prevede un canale artificiale di circa 950 chilometri per collegare il Golfo Arabico al Mar Rosso o al Golfo di Aden, aggirando lo Stretto di Hormuz. L’idea, legata a Vision 2030, torna centrale con le tensioni marittime nel Golfo.
    • Secondo analisi rilanciate tra 2024 e 2026, l’infrastruttura costerebbe tra 80 e 100 miliardi di dollari per il solo canale, fino a 250 miliardi includendo opere collegate. L’obiettivo è creare un corridoio energetico e logistico alternativo per greggio, gas e traffici di container.
    • Restano però grandi problemi: impatti ambientali su Mar Rosso e Golfo di Aden, necessità di accordi con lo Yemen, emissioni incorporate nei cantieri e precedenti controversi legati a Neom. Non risultano avvii ufficiali dei lavori né gare pubblicate.

     

    Il Salman Canal, noto anche come King Salman Canal, è un mega-progetto infrastrutturale allo stadio di proposta che prevede la realizzazione di un canale artificiale lungo circa 950–960 chilometri per collegare il Golfo Arabico al Mar Rosso o, in alcune varianti, al Golfo di Aden. L’iniziativa è attribuita alla visione dei vertici sauditi e s’inserirebbe nel quadro di Vision 2030, il piano con cui il Paese punta a diversificare l’economia oltre il petrolio. Se ne riparla in questi giorni in cui il conflitto tra Usa-Isaraele e Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz.

    L’idea originaria prevedeva un canale di circa 950 chilometri attraverso il territorio saudita, con l’obiettivo esplicito di evitare lo Stretto di Hormuz. Le caratteristiche tecniche prevedono una larghezza operativa di circa 150 metri e una profondità intorno ai 25 metri, dimensioni compatibili con il transito di petroliere e grandi portacontainer. Il costo stimato per la sola infrastruttura del canale oscilla tra 80 e 100 miliardi di dollari, mentre valutazioni più ampie che includono porti, zone economiche, reti ferroviarie e stradali parlano di investimenti complessivi fino a 250 miliardi di dollari, pari a circa a circa 230 miliardi di euro.

    Il tracciato ipotizzato partirebbe dalla costa orientale saudita, in prossimità dei poli industriali e portuali di Dammam e Jubail, per attraversare il deserto del Rub’ al-Khali e raggiungere il Mar Rosso in territorio saudita, oppure, in una variante più ambiziosa, il Golfo di Aden passando anche per lo Yemen. Quest’ultima opzione implicherebbe accordi bilaterali o multilaterali e la creazione di un’Autorità congiunta per la gestione, la sicurezza e la ripartizione dei ricavi. Sarebbe quindi un corridoio alternativo per l’esportazione di greggio e gas dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo verso il Mar Rosso, il Canale di Suez e i mercati europei e globali.

    Per gli operatori del trasporto marittimo e della logistica, l’ipotesi di un secondo asse est-ovest interno alla Penisola Arabica comporterebbe un riequilibrio dei flussi. I cluster portuali del Golfo potrebbero contare su un nuovo sbocco, mentre lungo il tracciato si svilupperebbero porti interni, terminal intermodali e collegamenti ferroviari merci verso Riyadh e altri poli industriali. In questa prospettiva, il canale non sarebbe solo un’opera idraulica ma un corridoio logistico integrato, con zone economiche speciali e insediamenti produttivi.

    L’iniziativa viene spesso collegata alla galassia dei colossali progetti sauditi, a partire da Neom, che rappresenta il fulcro della strategia di diversificazione e comprende The Line, città lineare di 170 chilometri affacciata sul Mar Rosso (che però è già stata molto ridimensionata). Le motivazioni economiche includono la creazione di nuove catene del valore in logistica, cantieristica, trasformazione industriale, agricoltura irrigua e turismo. Alcune analisi indicano la possibilità di utilizzare acqua desalinizzata per sostenere poli agro-alimentari nel deserto, rafforzando la sicurezza alimentare del Paese. L’Arabia Saudita produce già oggi una quota rilevante della propria acqua tramite desalinizzazione, con implicazioni ambientali legate allo scarico di salamoia e all’elevato consumo energetico.

    Le criticità ambientali rappresentano uno dei nodi principali del progetto Salman Canal. Studi critici su Neom evidenziano rischi per ecosistemi marini e costieri del Mar Rosso, già sottoposti a pressioni dovute a terminal petroliferi e urbanizzazione. La scala di un canale di 950 chilometri implicherebbe volumi di scavo e movimentazione terra comparabili o superiori a quelli di The Line. Per quest’ultima sono state stimate emissioni incorporate fino a 1,8 miliardi di tonnellate di CO2 per i materiali; un’infrastruttura lineare di scala maggiore solleverebbe interrogativi analoghi sugli impatti climatici.

    Ci sono poi timori circa possibili espropri e conflitti con comunità locali lungo il tracciato. Inoltre, l’eventuale attraversamento dello Yemen, Paese segnato da instabilità e conflitto, introdurrebbe rischi aggiuntivi per la sicurezza delle infrastrutture e per la continuità operativa del corridoio. Nonostante la rinnovata attenzione sul progetto, non risultano ad oggi annunci ufficiali di gara, contratti di locazione per aree operative o cronoprogrammi governativi vincolanti relativi al Salman Canal.

    Antonio Illariuzzi

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