Martedì 14 luglio 2026, poco dopo le 7.00 del mattino, un'automobile con a bordo una famiglia danese ha perso il controllo sulla corsia sud dell'autostrada del Brennero, nel tratto tra Vipiteno e Bressanone, in territorio di Fortezza, finendo nella corsia d'emergenza e centrando la cabina di un autoarticolato fermo in una piazzola di sosta. Nell'impatto è morta sul colpo la passeggera, una donna di 39 anni; il marito 53enne, alla guida, e le due figlie della coppia, di 11 e 13 anni, hanno riportato ferite non gravi, mentre una quarta ragazza tredicenne presente a bordo è stata trasportata in codice rosso e ricoverata in rianimazione al San Maurizio di Bolzano.
È il secondo grave incidente con dinamica analoga registrato sulla stessa autostrada nel giro di pochi giorni e la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo che punta a verificare, tra l'altro, se la sosta del veicolo industriale in piazzola fosse legittima. Il precedente risale a metà giugno 2026, quando sempre lungo l'A22 un'autovettura si schiantò contro un autoarticolato fermo in una piazzola laterale alla corsia, causando una vittima; anche in quel caso venne aperta un'inchiesta sulla regolarità della sosta dell'autoarticolato, con una dinamica che ricalca da vicino quella di martedì.
Il tema delle piazzole utilizzate come luogo di sosta prolungata dai conducenti di veicoli industriali è oggetto di polemiche da tempo nell'area interessata dall'autostrada del Brennero. Associazioni di automobilisti e cronache locali denunciano da anni l'uso delle piazzole come "dormitori" da parte di autisti che cercano di rispettare i tempi di guida e di riposo senza raggiungere un'area di servizio, spesso per mancanza di posti disponibili.
Riguardo all’ultimo incidente, Polizia Stradale e la Questura di Bolzano stanno verificando sia la dinamica dell'incidente, sia la regolarità della sosta dell'autoarticolato coinvolto. Gli inquirenti hanno acquisito il cronotachigrafo del veicolo per ricostruire da quanto tempo fosse fermo in piazzola, quali fossero le ultime ore di guida e di riposo del conducente e se siano state rispettate le soglie previste dal Regolamento europeo 561/2006 sui tempi di guida e di riposo. Gli inquirenti analizzano le immagini delle telecamere di sorveglianza lungo il tratto, per ricostruire l'ingresso del camion in piazzola, la durata della sosta, l'eventuale attivazione delle luci di emergenza o di posizione e la traiettoria dell'automobile nei secondi precedenti l'impatto.
La questione della sosta nelle piazzole è meno definita di quella della corsia d’emergenza. In questo secondo caso, l’articolo 3 del Codice della Strada stabilisce che è riservata alle soste per necessità, al transito dei mezzi di soccorso e solo in via eccezionale al movimento dei pedoni, mentre l'articolo 176 vieta fermata e sosta sulla carreggiata e sulle rampe, ammettendole solamente in caso di malore degli occupanti o avaria del veicolo e imponendo di raggiungere nel più breve tempo possibile la corsia d'emergenza o la prima piazzola disponibile.
La piazzola è invece una parte della strada esterna alla carreggiata, quindi in teoria non ricade nel divieto generale di sosta sulla carreggiata stessa, ma in ambito autostradale la prassi applicativa e la normativa di dettaglio la collegano comunque a esigenze di sicurezza e non a soste illimitate di comodo. Il Codice della Strada non contiene una norma testuale che imponga la prova di emergenza, ma ci sono anche le norme generali sull’autostrada che vietano le soste prolungate oltre il tempo necessario e comunque oltre 24 ore in ogni area di servizio o parcheggio. Alcuni consulenti giuridici individuano nelle tre ore il tempo massimo tollerato, sempre in un contesto di emergenza.
Resta quindi la domanda: se l’autista supera il tempo massimo di guida e non trova posto in una stazione di servizio, la sua sosta per il tempo del riposo è da ritenersi una emergenza? Un autotrasportatore potrebbe rispondere sì, perché continuare la guida senza riposo non solo è soggetto a una sanzione, ma compromette anche la sicurezza stradale. D’altra parte – come dimostrano questi incidenti – anche la sosta di un autoarticolato in una piazzola può causare o aggravare un incidente, con gravi ricadute sul camionista.
Ovviamente bisogna distinguere di che riposo si tratta. Quello di 45 minuti tra due tempi di guida di quattro ore e mezzo potrebbe ancora rientrare nel tempo massimo ammesso per emergenza di tre ore, al netto di discussioni con operatori di Polizia molto zelanti. Più difficile è giustificare il riposo lungo dopo le 9-10 ore o addirittura quello settimanale, anche perché la normativa europea impone che sia svolto in aree attrezzate per il comfort dell’autista, per esempio con servizi. In tutti i casi, in situazioni normali, la sanzione dipende molto dagli operatori di Polizia. Ma nel caso d’incidente grave entra nella questione la magistratura e quindi la questione si complica ed entra in gioco anche l’analisi del cronotachigrafo: se risultasse che l'autoarticolato è stato fermo da diverse ore per ragioni non riconducibili a un “vera” emergenza, l'uso della piazzola potrebbe assumere rilievo causale nella dinamica del sinistro, con possibili conseguenze sul piano della responsabilità del conducente.
In tutti i casi, è fondamentale notare la contraddizione normativa: da un lato s’impone ai camionisti di fermarsi regolarmente per il riposo breve o lungo, senza però fornire loro un numero sufficiente di spazio lungo le autostrade, dall’altro si vieta di sostare nella piazzole, anche nel caso in cui abbiamo superato i tempi di guida legali. E non è solo questione di multe, perché in un caso come questo, d’incidente mortale, l’autista rischia gravi sanzioni amministrative e penali.
Pietro Rossoni









































































