Prosegue il conflitto, con armi e minacce, tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz che è diventato ormai il principale obiettivo di una guerra che prima del suo inizio era liberamente navigabile. Ora invece pare che, qualsiasi sarà l’esito della guerra, le navi dovranno pagare per il transito. Che una sorta di pedaggio lo facciano già pagare gli iraniani è noto, ma ora anche gli statunitensi ci stanno pensando. Il 13 luglio il presidente Trump ha infatti dichiarato a Fox News prima di avere riattivato il blocco dello stretto per le navi legate all’Iran, poi che gli Stati Uniti ne sarebbero diventati i “guardiani” e infine che avrebbero chiesto un “rimborso” alle navi pari al venti percento del valore del loro carico, cifra ben maggiore dei due milioni di dollari forfettari preteso dall’Iran. Infatti il venti percento significa, per una grande petroliera, un prezzo di circa 32 milioni di dollari.
Intanto proseguono le attività belliche su entrambi i fronti. Gli Stati Uniti proseguono gli attacchi in territorio iraniano, tra cui uno nel porto di Bandar Abbas, e gli iraniani rispondono con missili su basti statunitensi nei Paesi arabi e su navi in transito “non autorizzate”. La sera del 13 luglio, il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato che due petroliere, la Mombasa e la Al Bahiyah, sono state colpite da missili da crociera iraniani, causando la morte di un membro dell’equipaggio e il ferimento di altri otto. Intanto il prezzo del petrolio è tornato a salire e ha superato gli 80 dollari al barile.








































































